Dopo due settimane di assenza dal mio blog per problemi tecnici di natura tecnologica (si era rotto il computer), torno oggi con un articolo diverso dai miei ormai abituali progetti di calciomercato, nei quali espongo il mercato a mio avviso più adeguato per la squadra, di volta in volta, presa in esame.
Nel pezzo che segue leggerete una riflessione su un fatto che negli ultimi mesi ha fatto parecchio discutere negli ambienti del tifo calcistico italiano, una riflessione scritta dal punto vista totalmente razionale che contraddistingue sempre il mio pensiero, fortemente critico e obiettivo a fronte di una larga maggioranza di tifosi che bensì la pensano in maniera del tutto differente, preferendo costruirsi nella propria testa delle credibili menzogne invece che accettare la realtà.

Mi riferisco all'intervista rilasciata da Zvone Boban alla Gazzetta dello Sport agli inizi dello scorso mese di marzo, la quale è stata poi causa del suo tanto criticato licenziamento, il quale sfocerà addirittura in un processo in tribunale intentato dallo stesso ex calciatore contro l'attuale proprietà. Nell'incriminata intervista Boban criticava apertamente il proprio AD Ivan Gazidis e più in generale il fondo Elliot, a suo avviso persone inette nel gestire un club dell'importanza del Milan.

A seguito di queste dichiarazioni qualunque persona razionale e che conosca minimamente i rudimenti della gestione aziendale non può che riscontrare la totale inadeguatezza di Zvone Boban nel ruolo che ha ricoperto per nove mesi. Essere un dirigente, calcistico o meno che sia, non vuol dire assolutamente tenere la testa bassa, come molti vorrebbero far credere volesse imporre Gazidis al protagonista di questo articolo, ma piuttosto significa saperla alzare sul serio se le cose non ti stanno bene, rassegnando le dimissioni! Un'azione del genere sarebbe stata sinonimo di aver carattere. Un dirigente è un dipendente come un altro e pertanto può essere cacciato qualora dimostri di non essere in grado di svolgere il proprio lavoro, è la normalità ed è inutile che vi scandalizziate semplicemente perché la persona in gioco è stato un importante calciatore per i nostri colori. Normalmente quando devi far spazio a qualcuno che prenderà il tuo posto perché il tuo datore di lavoro ha legittimamente optato per tale scelta, sei destinato a percepire una buonuscita di tre anni (questo nelle multinazionali private), ma se sei tu ad alzare un putiferio, come nel caso dell'inadeguato Boban, il tuo destino cambia e vieni licenziato in tronco per giusta causa come infatti è accaduto. Lasci le chiavi dell'auto aziendale, scrivania e te ne devi andare ed è giusto così! 

Non fate troppo i romantici gente, e scrivo con questi toni informali perché so che mi sto rivolgendo ad un pubblico di tifosi fortemente avversi a ciò che stanno leggendo, pronti a scagliarmisi contro nei commenti come delle Poiane sulla loro preda; ma prima che continiuate vorrei solamente invitarvi ad osservare un piccolo accorgimento, siate razionali almeno in questo caso e non dei nostalgici incapaci di distaccare il proprio pensiero dalle emozioni! Tornando al discorso, Boban si era semplicemente stufato, ma da incompetente allo sbaraglio pensava di indurre Elliott ad un licenziamento che definirei "morbido", con la buonuscita. Ma perché una proprietà non dovrebbe essere libera di scegliere i propri manager pure se a te, Boban, non vanno bene, a maggior ragione anche se prenderanno il tuo posto? Tu chi sei? Nemmeno hai l'accortezza di capire che nelle gerarchie societarie non stai assolutamente sullo stesso piano di Gazidis? Perlomeno in questo ultimo caso gli avrebbero "saldato" l'intero contratto... A Boban però non stava bene, doveva fare il ragazzino infantile davanti ai giornalisti e ha pensato bene di utilizzare la propria fama per aizzare il popolo rossonero contro la società di cui ancora era dipendente; un comportamento che definire imbarazzante è un complimento. Se avesse detto quello che ha detto subito dopo le dimissioni, tanto di cappello, questo sarebbe stato un comportamento da vero uomo di carattere, peccato che lui l'abbia fatto come un vero buffone, da colui che pensa di poter fare ciò che vuole senza pagarne le conseguenze, addirittura pretendendo licenziamento e buonuscita. Siamo alla follia pura.

Personalmente lo dissi un secondo dopo l'intervista: "verrà licenziato e non gli daranno un euro", e via alle valanghe di pollici rossi da parte dei soliti che si rifiutano di guardare la realtà in faccia. Era troppo evidente chi fosse dalla parte della ragione in una dinamica aziendale che col calcio è c'entrata nulla sin dall'inizio: il ruolo di manager contempla il minimo sindacale della comprensione di una serie di regole molto precise ed inderogabili, se non sei in grado di osservarle ti metti a fare l'allenatore dei pulcini o il falso esperto di calcio nei compiacenti salotti televisivi. Boban è stato scriteriato, inopportuno ed egoista, non ha capito che stava tagliandosi da solo il ramo in cui era seduto. E ora cosa fa? Pretende i soldi! Ma come ragiona?

Pensate solo a uno come Gattuso, che io stesso criticai apertamente e critico tutt'oggi per il suo modo repellente di intendere il calcio: esso pur sbagliando i congiuntivi, mangia in testa ad un clown come Boban! Gattuso è l'esempio di una persona che sa comportarsi. Era chiarissimo che non si trovasse più bene da noi e che lo avrebbero cacciato, poteva aspettare giusto qualche settimana e farsi liquidare con una buonuscita, del tutto legittima in quel caso, ma ha preferito andarsene a testa alta e continuare a fare l'allenatore alla prima chiamata. Inoltre, aspetto ancor più importante, non ha sputato veleno neppure dopo essersene andato, potendolo benissimo fare visto che non aveva nessun contratto a frenarlo. Semplicemente uno è un vero uomo di caratterel'altro si atteggia a tale senza esserlo, sapendo che ha gioco facile nel convincere un mucchio di persone che smettono di ragionare appena apre bocca. 

Per capire quanto sia ridicola questa vicenda basterebbe pensare al fatto che Boban pretendeva di avere in mano ogni scelta tecnica e sportiva al Milan pur non avendo un minimo di esperienza dirigenziale e senza neppure possedere uno straccio di abilitazione. Ha visto che le cose erano leggermente (ma leggermente...) differenti da ciò che pensava e invece che dimettersi e nel caso dire le proprie ragioni dopo, come avrebbe fatto qualunque manager normale, lui cosa ha fatto? Si è scagliato contro la stessa proprietà di cui era ancora dipendente e oggi pretende addirittura una buonuscita. Vergognoso per chiunque abbia un minimo di conoscenza dell'argomento.

La linea guida in qualsiasi azienda del mondo, e le squadre di calcio sono aziende in piena regola, è sempre la stessa: io proprietario o amministratore delegato ti sto sostituendo perché ho una serie di motivi per farlo? Ti darò una buonuscita e tu liberi il posto, ti piaccia o no, semplice la cosa. Sei scontento e non accetti le linee aziendali? Libero di mollare tutto e dimetterti, ancor più semplice. Non esistono vie di mezzo, tantomeno a mezzo stampa. Ogni dirigente nel preciso momento in cui firma un contratto con una società, sottoscrive automaticamente una clausola che gli impedisce di dichiarare alla stampa, ai media o a qualsiasi mezzo di informazioneun proprio pensiero diverso dalla strategia aziendale. È normale che accada, non si possono avere cani sciolti che raccontano ognuno cosa si dovrebbe fare secondo la propria idea; quando firmi un contratto sai bene a quali condizioni lo stai accettando e anche per Boban è stato così. Se rispondi ad un AD, che a sua volta risponde alla proprietà, sai benissimo che non puoi fare come meglio credi. Questo è l'ABC. Credetemi, in un'azienda privata le azioni di Boban verrebbero prese come esempio di un comportamento da ripetere mai e poi mai.

Tuttavia gente mi duole constatare una cosa: un tema tanto scomodo non si pone nelle aziende "normali", questo perché in esse arrivi a ricoprire certi incarichi dopo anni di lavoro in cui hai dimostrato il tuo valore. È tutto soggettivo poi il vero valore, ma l'iter per arrivarci no, quello è sudore. Nell'ambito calcistico non cambia nulla se parliamo di squadre di successo, ma differisce se trattiamo di club che affidano insensatamente compiti cruciali a delle bandiere. Il management è fatto di gente esperta che ha dimostrato il proprio valore. Qui parliamo del fondo Elliot, un hedge fund tra i più grossi al mondo, e del suo AD da una parte, e di uno che tirava calci ad un pallone dall'altra. Non scherzate gente, riflettete. Anche nell'ambito calcistico ci sono manager che nessuno conosce i quali potrebbero ricoprire il ruolo di Boban con capacità infinitamente superiori. Prendete come esempio un qualunque manager che si occupa del marketing e della divisione commerciale di un top-club, gente che prende un decimo di ciò che percepiva Boban o una delle tante bandiere incapaci, gente che lavora e porta risultati e non si mette pubblicamente contro chi li paga. Sono scontenti? Se ne vanno, questo è il mondo del lavoro. 
Il lavoro, anche nel calcio, piaccia o meno te lo dà una proprietà e non i tifosi, chi lo capisce può fare strada anche come dirigente, e ce ne sono di bravissimi come ad esempio Igli Tare.

È un vero peccato che nel calcio spesso i posti di potere vengano occupati da ex calciatori raccomandati invece che da gente davvero competente, che fatica per arrivare a certi livelli e finisce per essere oscurata da persone che senza alcun merito ottengono posti di potere.

Fatemi sapere nei commenti la vostra opinione dopo aver letto questo, molto schietto e razionale, articolo.