Vivere la vita è un’esperienza, realmente, complessa!

Di recente, ahimè, ho avuto una discussione accesa, con una cugina di primo grado, a causa di una storia domestica - alquanto sgradevole - con un retrogusto amaro. Padre perdona lei, perché non sa quello che fa! L’abietta consanguinea, purtroppo, si ostinava a giustificare l’episodio, soltanto, da un punto di vista soggettivo: Il suo. Cara cugina così non va bene! Te ne rendi conto? Al contrario, per abitudine, il sottoscritto insisteva per valutare l’accaduto, soprattutto, da un punto di vista oggettivo. Mi sembra superfluo sottolineare che la sfera oggettiva e quella soggettiva, nella vita di tutti i giorni, si mescolano per dare origine a un cocktail, con un potenziale, di natura esplosiva. BAM! Quando ciò accade, ahimè, anche i legami più stretti tendono a sgretolarsi come se essi fossero biscotti di pasta frolla. GNAM! GNAM! Per questa ragione - conscio della fragilità tra i rapporti interpersonali - mi affido, da sempre, a parametri oggettivi per non cadere in possibili trappole relazionali. Quest’ultime, purtroppo, sempre dietro l’angolo. Competenze di Matematica, Fisica o Chimica possono essere un valido supporto per il raggiungimento di un obiettivo prefissato.

Se avete voglia e tempo - a voi l’arguzia e a me il diletto - vi confido un piccolo segreto: "Tra il filosofo greco Platone e il matematico siciliano Archimede, in caso di necessità, lo scrivente sceglierebbe sempre l’italiano di Siracusa”.
Detto ciò a seguire - perché il mio tempo è denaro - vorrei soffermarmi sul profilo di un ex calciatore bollato, da tifosi e giornalisti, con parametri soggettivi a discapito di quelli oggettivi.

Antonio Cassano nasce a Bari, il capoluogo della Puglia, il 12 Luglio 1982.  Per gli appassionati della Numerologia, la data di nascita di Antonio è tutto un programma: il ragazzo di Bari Vecchia, infatti, viene alla luce il giorno dopo la finale del campionato del Mondo, in Spagna, tra l’Italia e la Germania Ovest. Quell’epica partita si concluse con il trionfo degli azzurri che si imposero - con il risultato di tre reti a uno - sulla Germania Ovest di Jupp Derwall. Nel tabellino dei marcatori - per gli azzurri di Enzo Bearzot - c’entrarono al 57’ Paolo Rossi, al 69’ Marco Tardelli e, infine, al 81’ Altobelli detto Spillo.

Per i tedeschi all’83 minuto di gioco - schiantati nell’umore ma, per tradizione, mai nell’orgoglio - la rete della, magra, consolazione fu siglata dal terzino sinistro e centrocampista, teutonico, Paul Breitner.

Campioni del Mondo. Al triplice fischio fu il giubilo di Nando Martellini, ex giornalista e cronista radiofonico e televisivo italiano.  Campioni del Mondo. Sotto gli occhi, al color di luna, del Presidente della Repubblica Italiana: il compianto, Sandro Pertini.

Antonio Cassano iniziò a tirare due calci a un pallone tra i vicoli popolari, bianchi e stretti, di Bari Vecchia. Una vita difficile, quella vissuta dal ragazzo con il caschetto biondo - tra la fine degli anni ottanta e gli inizi di quelli novanta - nelle strade del capoluogo pugliese. In quegli anni - ahimè è tutto vero - quei luoghi non erano sicuri così come lo sono oggi. Il calcio era il, principale, passatempo per milioni di adolescenti compreso il sottoscritto; negli anni novanta, infatti, non esistevano la Playstation 5, lo Smartphone, l’iPhone 11, l’iPod touch, il Tablet e chi più ne ha, più ne metta.

Qui al Sud, si campa d’aria. A me basta questo e nient’altro!”. Mi avrebbe confidato - pochi anni più tardi  - un saggio ed ex compagno di classe.

Il calcio al Sud, in Puglia, si praticava con la dura legge della strada. Udite! Udite! Dall’allegra compagnia, il più scarso portava il suo pallone; il poveretto era l’ultimo a essere abile e arruolato dalla giovane comitiva. Sul far della sera, però, egli era il primo a rincasare. Matteo a casa! Sbraitava, stufa, sua mamma dal balcone. Si, Ma’, mo’ vengo! Quando Mattè? E’ tardi, a tavola! Ma’ aspè. Vengo! Quando? Solo dopo aver recuperato il mio pallone! Quella testa di cuoio si nascondeva, dispettoso, tra l’aldilà e l’aldiquà.  

Il gioco del calcio era tutto grasso che colava per quel ragazzino dal viso - promessa delinquente (?) - segnato, a vita, da un acne volgare.

Io stongo carcerato e mamma more….voglio murì pur’io primma ‘e stasera.  Oj carceriere mio, oj carceriere. Famme ‘na carità: Famme vasà a mamma! Io nun so’ delinquente, ma ll’onore nun m’hanna tuccà…….”

In quei vicoli popolari della Bari più verace - per l'abilità nel gioco del calcio - il giovane Antonio era venerato come un Dio. Ciononostante, il fatto significa tutto e niente. Perché in quelle strade - allo stesso modo anzi di più - si celebravano, soprattutto, i criminali. L’anti-Stato (subdolo e feroce) si sostituiva allo Stato (debole e accondiscendente), minandolo delle sue fondamenta. In quei vicoli - dove lo Stato guarda e passa - eravamo solo amici di merenda; tutto o niente. Giusto? Tu del Nord, povero ingenuo, chiamala se vuoi omertà, al contrario noi la chiamavamo, soltanto, istinto di sopravvivenza. Nelle strade popolari di Bari e provincia, il confine era sottile tra la legalità e l’illegalità. Voi, nel grande nord Italia, c’avevate le tangenti e la corruzione dilagante nei palazzi del potere. Al contrario, in Puglia, c’avevamo solo la Sacra Corona Unita. Mio padre, santo uomo, me lo ricordava spesso: “Arsenico, figlio mio prediletto! Alla tua età, ai miei tempi, le problematiche della strada si risolvevano con una, semplice e cruda, scazzottata tra ragazzi. Poi tutti a casa, felici e contenti. Magari con un livido sul braccio o, alla peggio, con un occhio pesto. Adesso, ahimè, tutto è cambiato. Questi ti prendono a revolverate, solo, per pochi spiccioli!”.

Per fortuna, negli novanta, mio padre lavorava in Banca. Potevo lamentarmi? No e che cavolo! Facevo o no parte di una nuova borghesia? Quella dei figli degli agricoltori che - negli anni ottanta - si sarebbero, volontariamente, volturati in asettici impiegati statali per conquistare un nuovo e ambito status sociale. Come tanti - tra i miei coetanei - per la strada sfoggiavo “fiero” il nuovo Swatch e l’ultimo zaino, alla moda, dell’Invicta. Wow! Vivevo sereno, senza patemi d’animo, in un nuovo quartiere residenziale che spuntava dal suolo, come una pianta infestante, nella periferia perbene della città.       

Nato in un quartiere popolare di Bari Vecchia, al contrario il giovane Antonio non se la passava affatto bene. Il ragazzo, infatti, trascorse un infanzia densa di difficoltà; Soprattutto a causa di un rapporto “difficile” con il padre, il sig. Gennaro Cassano. Quest’ultimo era sposato e con figli a carico. Nel 1981 aveva avuto una relazione, extraconiugale, con la signora Giovanna dalla quale nacque, appunto, Antonio.

“Fino a 17 anni ho vissuto la fame nel vero senso della parola. Mia madre non lavorava, era casalinga, e guadagnavamo 3-4mila lire al giorno. Con quelle dovevamo mangiare! (Cit. Antonio Cassano)”.

​​​​​​POI LA SVOLTA

Con la maglia del Bari - a soli diciassette anni: Prodigio! - Antonio Cassano esordisce in Serie A diventando uno tra i calciatori, professionisti, più famosi al mondo. Nato tra i vicoli, popolari, di Bari Vecchia - dove la sete era tanta e il fiasco era corto - Antonio riesce nell’impresa impossibile d’indossare, nella sua onorata carriera, una delle maglie più prestigiose di tutto il calcio mondiale: la mitica camiceta blanca del Real Madrid. Da 3-4mila lire al giorno, da un piccolo porto, Antonio Cassano diviene il compagno di squadra di calciatori del calibro di Zinèdine Zidane e di Ronaldo Luis Nazàrio de Lima. Campioni veri! 

Caro Lettore

Indipendentemente dalla prospettiva con la quale si guarda, ricorda sempre che:

"La vita è la più grande ubriacatura. E mentre stai bevendo, intorno a te, tutto gira e incontri un sacco di gente. Ma quando passerà non ti ricorderai più di niente. Ma non avere paura, qualcun altro si ricorderà di te……….".

Hiyhaaaa!

 


Arsenico17