Il Financial Fair Play (FFP) è uno degli argomenti calcistici più controversi e intrigati degli ultimi anni, ma moltissime persone ancora non sanno o non riescono a comprendere cosa sia e come funzioni, un po' perché è davvero difficile capire i suoi metodi di applicazione, un po' perché ci si mette anche la stessa UEFA ad intrigare la faccenda. Proverò a spiegare in modo semplice ma dettagliato cosa è e perché viene applicata tale legge.

Capendo è abbastanza semplice il tutto: il FFP è una norma inizialmente creata dall'UEFA all'obiettivo di limitare le spese dei club i cui proprietari sono miliardari dalle risorse sconfinate (Man City, Chelsea, Man Utd e PSG, principalmente) i quali solo volendo potrebbero permettersi di costruire una squadra con tutti i migliori al mondo, tuttavia è molto imperfetta e facilmente aggirabile. In Europa vi sono club dal bilancio nettamente in negativo che possono comunque fare mercati multimilionari (ad es. club inglesi) ed altri che invece devono necessariamente mantenersi sotto una certa soglia (ad es. club italiani), qual è il problema?
Il FFP si basa proprio sui bilanci delle società, cioè la differenza tra entrate e uscite, in merito non si tratta solo di acquisti e cessioni di giocatori, ma anche di affari economici di ambito differente. I bilanci che vengono mostrati sono proprio i rapporti tra la cessione e l'acquisto dei singoli calciatori, senza contare delle altre entrate tipo vendita del merchandising e soprattutto diritti televisivi e sponsorizzazioni.

Proprio qui bisogna soffermarsi. Prendiamo l'esempio del campionato inglese: la Premeir League è il torneo calcistico nazionale più seguito al mondo (e posso confermare, di gran lunga il più bello) e di conseguenza tra le proprie squadre, le quali sono seguite ogni settimana da circa 1 miliardo di persone, vengono spartiti diritti televisivi esorbitanti (la scorsa stagione il West Bromwich, ultima della BPL, ha guadagnato di diritti TV come il Napoli, seconda della Serie A), le stesse ottengono poi le migliori sponsorizzazioni dato che il marchio in questione pubblicizzandosi tramite le squadre di Premier ha molta più visibilità che sottoscrivendo contratti con squadre di altre nazioni. I top-club inglesi hanno entrate quasi miliardarie ogni anno e pertanto possono permettersi di comprare chi vogliono sul mercato che ad ugual modo il bilancio totale rimane comunque in positivo.

La Serie A è invece un campionato che, a parte per quanto riguarda la Juventus, in pochi considerano al di fuori dei confini italiani e ciò si traduce in contratti televisivi relativamente bassi e richiamo minimo per gli sponsor, basti pensare che club di prima fascia come Juventus (Jeep) e Inter (Pirelli) sono grossomodo "autosponsorizzate". Basti vedere Suning, la proprietà cinese dell'Inter, il solo patrimonio del boss Zhang Jindong ammonta a circa 6 mld di USD (United States Dollar), ciò significa che l'Inter se volesse potrebbe permettersi spese e acquisti fuori dal comune (Lionel Messi non sarebbe utopia), ma non può farlo perché altrimenti sforerebbe i limiti di bilancio e verrebbe sanzionata come è infatti accaduto due anni fa. 

E' tutta una questione di bilanci: ci sono club che hanno entrate talmente alte da diritti televisivi e sponsorizzazioni che soltanto ciò basta per ammortizzare certe spese folli che vengono effettuate, altre società invece non possono contare su entrate esterne tanto elevate e pertanto devono fare molta più attenzione alle proprie uscite poiché se queste non venissero risanate le squadre in questione andrebbero incontro a sanzioni e multe alquanto salate.