Il fascino della Champions League è anche e soprattutto legato all'impossibilità di pronunciare pronostici senza il rischio di incorrere in topiche clamorose. Una riprova, qualora ve ne fosse bisogno, si è avuta martedì sera, quando due vere e proprie corazzate quali il Real Madrid, vincitore delle ultime tre edizioni della massima competizione europea e il Paris Saint Germain, altra squadra fortemente indiziata per la vittoria finale, sono state eliminate a sorpresa da Ajax e Manchester United, lasciando via libera alle altre pretendenti per il conseguimento dell’ambito titolo di campioni d’Europa per Club.

Ecco che a quattro giorni di distanza dalla gara di ritorno degli ottavi di finale di Champions League, in casa bianconera si studiano tutte le possibili strategie per superare questo delicatissimo ottavo di finale, diventato maledettamente complicato a causa della vera e propria debacle dei piemontesi nella gara di andata disputata al Wanda Metropolitano lo scorso 20 febbraio.

Molti autorevoli commentatori parlano di una Juventus con in campo tutti i suoi big player, per recuperare i due gol subiti all’andata. Un 4-2-3-1 iper offensivo con Cristiano Ronaldo, Mandzukic, Dybala, Douglas Costa, Cancelo, Pjanic e magari pure Bernardeschi. Ma conoscendo il sano pragmatismo di Massimiliano Allegri, non ci stupiremmo di vedere invece una Juventus schierata con un robusto 3-5-2, almeno come base di partenza.

Il tecnico livornese sa benissimo che, nel caso la Juventus dovesse subire un goal, la frittata sarebbe infatti cucinata e servita al novanta per cento, dal momento che in quel caso i bianconeri, per passare il turno, dovrebbero segnare ben quattro reti.
L’Atletico Madrid tra Liga e Champions ha sinora disputato 33 partite subendo 23 goal, quattro dei quali in una sciagurata trasferta a Dortmund la sera del 24 ottobre scorso. Viaggia quindi ad una media di 0,70 goal subiti a partita, che diventano 0,59 andando ad isolare la goleada subita contro il Borussia. Ciò significa che statisticamente la Juventus avrebbe bisogno (nel migliore dei casi) di disputare 2,8 partite e quindi 252 minuti per segnare ai madrilisti quattro reti, e diventa piuttosto irrealistico pensare che lo possa fare in 90 minuti.

Pertanto, il primo obiettivo di martedì sera per la truppa bianconera dovrà essere quello di non subire gol. Che non significa fare una partita difensiva, ma sicuramente quello di non esporsi al rischio di pericolose imbucate. La Juventus vista contro il Napoli nella gara di domenica scora al San Paolo, ha palesato notevoli fragilità, rischiando più volte di subire reti anche giocando undici contro dieci, con la squadra partenopea in campo senza il suo attaccante più pericoloso, Arcadiusz Milik. Ecco che uno schieramento di partenza con tre difensori centrali renderebbe queste pericolose crepe difensive meno evidenti.
Ai due titolarissimi Bonucci e Chiellini, a cui martedì la Juventus chiederà la partita perfetta, Allegri potrebbe quindi affiancare un terzo difensore scelto tra Caceres, Rugani De Sciglio o il recuperato Andrea Barzagli, e chiudere le due fasce laterali con Cancelo e Bernardeschi, due atleti capaci di coprire tutto l’out garantendo copertura in fase di non possesso, così come fiammate e strappi importanti in caso di azione offensiva. Considerato quando visto nella gara di andata, il trio di centrocampo bianconero necessiterà di muscoli e di centimetri per arginare lo strapotere fisico dimostrato dagli uomini di Simeone. Ecco che il francese Matuidi e il granitico Emre Can, paiono essere i due giocatori con le caratteristiche più adatte per affiancare il metronomo bianconero Miralem Pjanic nel settore nevralgico del campo. In questo caso, CR7 e Marione Mandutic si dividerebbero il fronte offensivo, con Paulo Dybala e Douglas Costa pronti a subentrare a gara in corso, per affiancare il portoghese e il croato nel tentativo di scardinare il muro difensivo con cui con ogni probabilità l’Atletico si presenterò allo Juventus Stadium la sera del 12 marzo.

Una gara molto accorta quindi, senza la necessità di gettarsi pericolosamente allo sbaraglio sin dal primo minuto, ma fatta di novanta o perché no, centoventi minuti di sostanza e intelligenza tattica, nel solco della miglior tradizione del calcio italiano che, da questo punto di vista, non è seconda a nessuno.