Vanno di moda gli insulti, le minacce, gli auguri di morte al ritmo di samba, le speranze di infuocati decessi di città intere. 

Se ne parla in ogni dove e, badate bene, non solo nello sport ma anche in politica, costume, società, scienza, astrologia, televisioni, cocozzielle e triccheballache. Senza dimenticare caccavella e putipù.
Ma io qualche sospetto ce l’ho e te li espongo.
Prendiamo come esempio un coretto da stadio molto noto che, visti i recenti episodi, rischia di passare quasi come infantile: “un solo grido un solo allarme xxx in fiamme”. E al posto delle ics mettici quel che ti pare, o meglio, una città a scelta. Va bene anche BoscoQuattroCase.
Ora io dico: ma davvero pensi che, cantato, urlato e gridazzato questo stornello, la città xxx prenderà effettivamente fuoco? Mettiamoci nei panni di due tifosi di fazioni opposte che allo stadio interpretano uno il gridante e l’altro il presunto futuro morto bruciato. Bene: questi due signori che reazioni avranno? Te lo dico: il gridante, come si conviene, grida e urla il ritornello, dopo di che passa ad altro miserabile urlo e ricomincia, fatto salvo l’accadimento di un goal della propria squadra, cosa che lo porta a scordare la piromania e a fargli baciare tutti quelli che lo circondano.
L’altro, il gridato, se la piglierà non poco e si tufferà nella baraonda del ripescare un ritornello peggiore da gridare a sua volta. Nota bene che entrambi, finita la partita, pigliano e tornano a casa propria, al proprio lavoro (ammesso l’abbiano) e alle proprie occupazioni. Al massimo si precipita sui social a postare ulteriori frasi del tipo “ladri”, “squadraccia” e amenità simili. Ma finisce lì.
Educativo? No, ma nemmeno così apocalittico. Si chiama rabbia che fortunatamente dura due tempi da 45 minuti.
Ripercussioni? No. In realtà finisce proprio lì. Non ho notizie di spedizioni di ultras che estemporaneamente partono da Napoli per andare a Bergamo a casa del gridante a ridurgli la faccia come una mappina. E nemmeno del contrario. A volte capitano disordini prima o dopo le partite ma di questo parliamo dopo.

Cambiamo: un tale si avvicina e mi dice “tu sei un figlio di p…”. Ah be’ potrebbe anche essere, ma la mia mamma buonanima ha sempre fatto una vita piuttosto ritirata e dubito che abbia mai pensato di arrotondare marciapiedandosi. Ma se per caso sono allo stadio e dall’altra curva mi gridano “oh juventino figlio di p…aaaaa” beh, mi viene da pensare che stiano sparando a caso: nemmeno mi conoscono. Quindi guardo la partita e alla fine torno alle mie occupazioni. Al massimo rispondo lo stesso.

Per provare ad estremizzare posso sottoporti la scritta apparsa ultimamente “Scirea brucia all’inferno”.
Be’, come frase è un po’ forte, ma dubito che il diavolo possa ridursi a dare retta a un graffitaro da due soldi e alzare il gas. E inoltre si deve tenere conto del fatto che occorre essere profondamente cattolici per credere all’inferno, al paradiso e cose simili.
E soprattutto, non penso che la frase possa ormai cambiare nulla di quanto avvenuto.
La signora Scirea ha tutta la mia comprensione, ma io ricordo bene chi era Gaetano Scirea, cos’è stato, com’era rispettato da tutti, e dico TUTTI i suoi colleghi. Non credo che una frase su di un muro cambi ciò che è stato. Fa rabbia? Sì, forse si. Ma non cambia nulla e sinceramente la rabbia immediata andrebbe variata in pietà per il povero scemo che ha scritto la frase. Scirea non cambia per una frase sul muro. Così come non cambia la fama dei campionissimi del grande Torino, così come non cambia la pietà per i calpestati dell’Heysel. 

Parliamoci chiaro: le frasi si dicono ma se c’è la buona volontà, come direbbe mio nonno indicandosi gli orecchi, “di qua entrano e di qua escono”. E io sono convinto che sia proprio così. Sono convinto che il ragazzo che va in curva possa mettersi a cantare “O Vesuvio lavali col fuoco” ma sia solo aria che esce dalla bocca e quindi non porti a nulla. Anche perché quando dalla fazione opposta mi gridano “servo degli Agnelli tu … i piselli” avrei da risentirmi e preoccuparmi perché sono pratiche che non mi attirano. Posso giurarlo, se volete.

“E quindi?” dirai tu. Mi fai il buonista a basso prezzo? Minimizzi tanto per fare l’originale?
No. Il problema di tutto questo è che poi, dopo queste scemenze legate al calcio o alla politica ecc, c’è qualcuno che ha convenienza affinché il tutto prosegua e crei discussioni. In primis i giornali, la tv, le radio. Sai le migliaia di righe in più grazie allo sconsiderato che ha partorito la stupidaggine di Scirea sabato scorso? A valanghe. E ci metto dentro anche allenatori presidenti e compagnia briscola. Che bello puntare il dito verso la sciatteria mentale così che non si badi alle negatività che nel frattempo si addensano sulla squadra.

Certo: in tutte queste forme di tifo becero non c’è nulla di edificante. Ma occorre ricordare che fare il tifoso vuol anche dire buttare al vento un poco di rabbia repressa e scordare per un attimo il peggio che ogni giorno ci propinano.
Le frasi offensive negli stadi le ho sempre sentite. A cominciare dalla moglie dell’arbitro per finire alla mamma degli avversari. Ho sempre visto la gente uscire dallo stadio ed andare a casa. Tranne quando gli animi sono stati accesi (non solo ma soprattutto) da eterne discussioni tirate avanti soprattutto sui mezzi di comunicazione. E se guardo a questo campionato devo notare che, nonostante i molti che attendono un cenno dal Vesuvio e gli altrettanti che sperano che Torino bruci, in realtà gli incidenti sono ancora fatto sconosciuto, per fortuna. E spero di non essere smentito.

Qualcuno potrà dire “eh bravo, intanto a Roma ci è scappato il morto, e a Milano e a Napoli…”. Nel caso vi ricordo che fanno fuori quasi due o tre donne al giorno e nessuna di loro gridava allo stadio. In compenso ci sono i media che gridano più di quanto dovrebbero e risolvono nulla.
Sabato è apparsa la scritta su Scirea? Ok. Pensa se nessuno avesse fatto clamore su questo e il fattaccio fosse passato come semplice stupidaggine. Niente sarebbe. In effetti la partita si è svolta; incidenti non ce ne sono stati, ma tutti (anche quelli che non ne avrebbero mai saputo nulla) ne sono stati informati e hanno potuto dire la loro.

Quindi? Dobbiamo far finta di nulla? Sì, secondo me si. A forza di ignorare tutto e tutti forse anche il più becero graffitaro penserà che i dieci euro di bomboletta non valgono la pena di essere spesi tanto non lo considera più nessuno.

Il tifoso insulta e dimentica e la consorte dell’arbitro resta fedifraga. Qualcuno sottolinea perché ci guadagna. Faremmo meglio a ragionarci sopra.