Prima di iniziare nello specifico il tema, mi sembra opportuno formulare una doverosa premessa, ovvero che nel calcio moderno non hanno mai calcato la scena allenatori che possano essere considerati maestri di Calcio, fatta eccezione per due straordinari tecnici, autentici innovatori: Rinus Michels e Ernst Happel. Il primo, olandese, è universalmente riconosciuto come l’inventore del calcio totale e il più grande allenatore di sempre: ruoli non definiti ma intercambiabili; gioco d’attacco costante; tattica avveniristica per mettere gli avversari in fuorigioco. C’è però da dire che le idee di Michels trovarono terreno fertile in un calcio olandese con una fioritura incredibile di talenti: Cruijff fra tutti ma anche Krol, Neskens, Rep, etc. A parere dello scrivente, il più grande in assoluto è stato però l’austriaco Enrst Happel. A livello di carriera, è stato l’unico allenatore ad aver raggiunto la finale di coppa dei campioni con tre squadre diverse (e non stiamo parlando di squadre dell’elite europea ma di Amburgo, Bruges e Feyenoord e il primo ad averla conquistata con due squadre diverse). Happel superò il sistema di gioco "uomo contro uomo" e introdusse sedute di allenamento massacranti, curando in modo maniacale la parte atletica. Per Happel, il rettangolo di gioco non doveva essere considerato nella sua interezza ma da suddividere in base alle fasi di gioco. La squadra deve "restringersi" in fase difensiva, con centrocampisti ed attaccanti in pressing sugli avversari e con i difensori molto alti, pronti a ripartire e/o a far scattare il fuorigioco. Riconquistata la palla, la squadra deve "aprirsi" in fase offensiva per allargare gli spazi con giocate in verticale verso gli esterni. "Restringere ed allargare il campo" sembra quasi banale, ma Happel fu il primo a pensarci e a dare dignità di modulo tecnico a questa metodologia di gioco. Il "sistema delle gabbie"; il "difendere alto"; "allargare gli spazi" sono terminologie e dinamiche inventate da Happel e ancora oggi seguite nel calcio moderno.

A parte i due citati, gli altri principali allenatori (da Ferguson a Lippi; da Rocco a Trapattoni; da Mourinho a Guardiola; da Helenio Herrera ad Ancelotti; etc.) sono stati o sono tuttora ottimi tecnici ma o fautori di un’idea di calcio "conservatrice" o se "progressist", solo e sempre sulla scia di Michels e/o di Happel. Ciò premesso, ritengo comunque la figura dell'allenatore - per quanto bravo - una componente, che incide nei successi (come negli insuccessi) di una squadra in misura mai superiore al 20% e sono altresì convinto che non esiste il prototipo dell'allenatore tipo, ovvero una regola predeterminata per stabilire quali debbano esserne le caratteristiche principali, ma un adattarsi continuo alle varie situazioni. Non esiste insomma l'allenatore perfetto per ogni occasione.

Prendiamo Antonio Conte, universalmente riconosciuto allenatore della nuova generazione, in grado di far imprimere alle formazioni dal medesimo allenate un deciso salto di qualità, sotto tutti i punti di vista A conforto di tale impostazione, sono portati gli esempi delle tre stagioni scudettate alla Juventus, della buona prestazione dell'Italia agli Europei del 2016 e della prima stagione al Chelsea con relativa conquista della Premier. Indubbiamente sono esempi concreti di un allenatore di successo in più esperienze ma si possono portare, quali argomenti da contrapporre a tale tesi le seguenti considerazioni:

1) Conte risolse il contratto con la Juventus alla quarta stagione, ritenendo che - con la rosa a disposizione - non poteva certo sedersi in un ristorante da 100 euro con 10 euro. Ebbene, Massimiliano Allegri - con quella stessa rosa e con un'idea di calcio diversa - vinse campionato, Coppa Italia e arrivò in finale di Champions;

2) Conte, dopo la prima trionfale stagione, fu esonerato dal Chelsea nel secondo anno, con contestazioni che, tra l'altro, hanno anche riguardato il rapporto con taluni calciatori.

In tempi relativamente recenti, Arrigo Sacchi fu considerato un Maestro, in quanto allenò il Milan all'insegna del calcio totale e allora tutti ad incensare Sacchi come il nuovo profeta del pallone. Nulla da eccepire sul fatto che le idee di Sacchi erano, per certi versi, innovative ma, forse, molti omettono di considerare quale fossa la rosa a disposizione di Sacchi, una squadra di stelle, che continuò a giocare a memoria e a vincere anche quando a Sacchi subentrò Fabio Capello, che aveva idee radicalmente differenti dal predecessore. Ancora, quando Sacchi approdò in Nazionale, riuscì a raggiungere la finale di USA 1994 non certo per il bel gioco ma solo grazie ad uno straordinario Roberto Baggio (per referenze chiedere alla Nigeria).

Un altro allenatore, considerato di assoluto livello nei tempi attuali, è senza dubbio Maurizio Sarri con il suo Sarrismo. Se andiamo ad analizzare, scopriremmo però che il miglior Napoli di Sarri fu… creato da Rafa Benitez (con acquisti mirati quali Albiol, Koulibaly, Mertens, Callejon, Higuain) e Sarri si inserì sull'idea di calcio del tecnico spagnolo. Nell'estate del 2015, quando sostituisce Benitez, Sarri imposta la squadra con lo schema "empolese": 4-3-1-2. Benitez, invece, utilizzava uno schieramento diverso: 4-2-3 -1. Dopo alcune prove non proprio esaltanti, Sarri decide di avvicinarsi di più alla gestione precedente. Il trequartista venne eliminato, gli esterni larghi riconsiderati e Higuain, come unico punto di riferimento dell’attacco. L’intuizione di Sarri fu quella di comprendere in fretta che non era possibile trasferire il suo modulo classico empolese in una squadra di velocisti "piccoletti" e virò ad un sistema che si adattava perfettamente alle caratteristiche dei giocatori a disposizione e così nacque il Sarrismo che forse a ben osservare affondava le sue radici nel… Benitezismo. Identicamente, trasferitosi prima al Chelsea e ora alla Juventus, Sarri ha adattato le sue idee tattiche alle caratteristiche dei giocatori a disposizione. Occorre riconoscere che, così operando, Sarri dimostra la sua versatilità, mantenendo però inalterati alcuni concetti: fraseggio palla a terra; difesa altissima; intensità ed aggressività. Al bel gioco occorrerà però abbinare i risultati e, allo stato, le squadre di Sarri possono vantare nel proprio palmares solo una Coppa Uefa (Chelsea).

I casi di Carlo Ancelotti e di Massimiliano Allegri sono ancora più particolari e a loro modo simili, fermo restando che il palmares nazionale di Allegri non è minimamente paragonabile a quello nazionale ed internazionale di Ancelotti. Entrambi i tecnici non possono certo essere considerati portatori di una particolare idea di calcio ma la loro riconosciuta forza sta certamente, da una parte, nella gestione del rapporto con i calciatori, nel dialogo continuo, nel considerare tutti, senza eccezione ma nel privilegiare, ovviamente, i canali di comunicazione con i leader riconosciuti delle varie squadre allenate e, dall’altra, di lasciare i calciatori liberi di esprimere la propria fantasia, ferma rimanendo una certa disciplina tattica di equilibrio tra i reparti.

Altri allenatori (più o meno emergenti o navigati quali, ad esempio, Gasperini, Fonseca, Inzaghi, Montella, Pioli. Ranieri, Spalletti) sono da considerarsi, ciascuno con le proprie caratteristiche, tecnici sicuramente validi ma tutti scontano il mancato approdo ad una squadra di livello assoluto o le negative esperienze con tali club, magari solo perché capitati "nel posto giusto ma al momento sbagliato" (Ranieri con la Juventus, Montella con il Milan, nonchè Gasperini e Pioli con l'Inter), per cui la valutazione nei confronti di costoro non può che essere parziale o condizionata.

Al termine di questa disamina, ritengo pertanto che le caratteristiche principali di un qualsiasi allenatore debbano essere almeno quelle di:

1) Adattare le proprie idee di gioco alle caratteristiche dei giocatori a disposizione (e mai il contrario), soprattutto quando all’interno esistono calciatori di livello assoluto
 
2) Saper leggere le varie fasi della partita, operando correttamente tempi e profili da sostituire

3) Avere un rapporto relazionale costante con la rosa a disposizione, al fine sia di tenere sempre sulla corda i calciatori sia di cogliere per tempo le criticità ma, nel contempo, non farsi mai condizionare nello scegliere i giocatori da schierare sul campo

4) Stimolare i calciatori al miglioramento continuo, adottando metodiche di allenamento, che oltre a privilegiare ovviamente la parte atletica, siano sempre incentrate sulla novità, sotto l’aspetto tecnico

5) Ricordare costantemente a tutti che gli schemi sono sì importanti ma quello che conta sono soprattutto gli interpreti, che scendono in campo e che devono tradurre tutto nel risultato finale

A tale ultimo proposito, mi piace ricordare quanto dichiarato dal grandissimo centravanti argentino Gabriel Omar Batistuta in una intervista: "Ho avuto grandi allenatori: Ranieri, Trapattoni, Malesani e Capello, sono stato bene con tutti ma io ho una mia idea di calcio anche perché l’allenatore conta fino a un certo punto. Quando in area di rigore c'era un rimbalzo, su quella palla dovevo scattare io. Loro stavano seduti in panchina".