PREMESSA

Cari Colleghi blogger,
questo è il mio ultimo pezzo su questa piattaforma. Ho deciso di abbandonare definitivamente questo blog. La decisione è maturata nella notte. Ci sono poche parole da aggiungere e onestamente non ho nemmeno la voglia di approfondire più di tanto il discorso. In questi giorni sono stato oggetto di un attacco pesante, difficile da digerire. Questo attacco non è stato rivolto dai lettori, gli unici ad aver il diritto a esprimere la propria opinione anche se negativa, ma da altri colleghi blogger. Questo non va bene. O meglio dipende sempre dai modi. Mi riferisco, visto che loro non hanno il coraggio di fare nomi, dimostrando tutto il loro spessore umano e professionale, a Carlo Iacono e Nostalgico Rossonero.

Cominciamo con il secondo. Recentemente Nostalgico Rossonero è passato alla cronaca per aver pesantemente contestato sia la Redazione per un voto basso ricevuto e cioè ben 8.25, sia un carissimo nonchè bravvissimo collega. Quest’ultimo, sempre secondo l'autorevole giudizio di Nostalgico Rossonero, avrebbe stufato perché racconterebbe solo di fatti personali nei suoi pezzi.  E’ da sottolineare che in passato Nostalgico è stato il noto 1942pipporossonero. Ricordo che, anche quella volta, era sparito dalle scene perché aveva contestato la Redazione per un voto troppo basso. Nonostante, ricordiamolo per onestà, egli fosse il blogger più premiato dell'allegra compagnia. Vorrei altresì sottoporre all’attenzione di tutti voi, compresa la Redazione, che Nostalgico Rossonero ha vinto il premio come il miglior debuttante. Non sarebbe proprio così, anzi non è affatto corretto, in quanto il sig. Nostalgico Rossonero è un habitué di questo Blog. Di conseguenza non è proprio un novello debuttante. Di novello ha solo l'elevata gradazione alcolica. 

Questo è quello che Nostalgico Rossonero scrive di me, ovviamente senza fare il mio nome: Se mi è concesso esprimere un mio personale giudizio su questa figura davvero "emblematica" aggiungo che si tratta di un egocentrico narcisista probabilmente con parecchi problemi esistenziali. Firmato nostalgico rossonero”.

Io sarei, secondo Nostalgico Rossonero, un egocentrico narcisista. E fine a questo punto niente di grave. Mi viene in mente il detto: “il bue dice cornuto all’asino”. Poi si va sul personale e onestamente questo è inaccettabile.

Caro Nostalgico Rossonero. Il povero scrivente lavora otto ore al giorno. Non è in pensione come te. E forse - visto che la tua generazione si è mangiato proprio tutto quelle che c’era da mangiare - non avrò mai l’onore di andarci in pensione; e come scrivi tu, molto probabilmente, solo per questo destinato a un travaglio esistenziale. Di mestiere faccio l’impiegato in una società di servizi di Milano. Durante la pandemia, in cassa integrazione con milioni di italiani, ho ricominciato a studiare facendomi letteralmente il mazzo. E ti comunico con orgoglio che sono riuscito ad ottenere i 24 CFU necessari per l’abilitazione all’insegnamento. Sto studiando tutt’ora per il Concorso nella Scuola. Sempre facendomi il mazzo perché non è facile studiare e lavorare contemporaneamente. Poi come aggravante, la mia compagna non sa cucinare. E non ha nemmeno la patente, per cui sono l’addetto alla cucina e alla spesa. Molti pezzi sono stati terminati durante la preparazione della cena. Uno su tutti quello su Chiesa alla Roma.

Tutto questo non lo dico per egocentrismo. E' un dato di fatto. Oggettivamente ho pochissimo tempo da dedicare alla scrittura. Per me la scrittura è semplicemente una valvola di sfogo. Un bisogno quasi naturale cosi' come quello di andare al cesso. Ma nello stesso tempo anche un grande impegno. Perché se faccio qualcosa, voglio dare sempre il meglio di me stesso.

E io secondo te sarei il personaggio con problemi esistenziali? Che poi mi andrebbe anche bene come definizione ma non in senso dispregiativo (come hai fatto tu). Non mi sta bene il modo meschino con il quale tu e il tuo nuovo amichetto di merenda avete fatto riferimento allo scrivente.

Adesso veniamo all’altro signorotto dei salotti buoni di Napoli e provincia. Scrive di me in questo modo poco gratificante: “Ah, lasciatemi chiudere con un pensiero legato a questa community. Guardate lì. Dove? Lì. C’è un presuntuoso. Facci il nome! No, non ve lo faccio, ve ne dovete accorgere da soli. È facile come cercare la paglia in un pagliaio”.

Io sarei un presuntuoso? E per quale motivo?  Spiegami. Eppure io ti ho sempre lodato in questo blog, prendendoti ad esempio. Ma il tuo giudizio su di me non mi tange più di tanto, mi può andare bene fino a quando aggiungi in un commento: Come saprai la mia partecipazione alla vita della Community è colpevolmente limitata, ma è bastata per farmi individuare chi stonava con lo spirito della competizione. Ti abbraccio e ti saluto”.

Io stono con lo spirito della competizione? E per quale ragione? Sentiamo uomo d'affari. Io che non partecipo alla gare per il mensile scrivendo al massimo tre pezzi? Stono perchè mi permetto di scherzare con la Redazione? Non sei tu che devi sindacare su queste cose. Chi ti credi di essere? Gianni Brera?

Ma tu nella mia decisione di lasciare c’entri poco o niente, infatti qui la responsabilità è soltanto della Redazione. Il pezzo, secondo me, è di un livello molto basso. Mediocre. Eppure è stato premiato con un voto molto alto. Immeritato, secondo il mio punto di vista. Perché? Il vincitore del mensile mi dovrebbe rappresentare e in un certo senso dovrebbe rappresentare tutti i blogger. Dovrebbe essere un esempio per tutti gli altri. Onestamente il sig. Carlo non mi rappresenta e per questa ragione ho deciso di abbandonare questa community. Mi dispiace ma la redazione, o parte di essa, evidentemente la pensa come Carlo e Pippo nonché il nostalgico. Quindi la mia presenza in questo blog non ha più ragione d'essere.

Detto questo ora voglio solo sottolineare una cosa. E adesso siete autorizzati a darmi dell'egocentrico o del presuntuoso. Arsenico17 ha portato uno stile di scrittura nuovo in questo Blog. Una ventata d'aria fresca in una stanza piena di anidride carbonica. E molti ne hanno beneficiato. Nella sua scrittura ci sono degli errori. Ma questo non significa nulla. Perché i suoi pezzi sono la metafora della vita. Perché nella vita si cade. 

Detto questo ora lascio spazio ad Arsenico17

Martedì 8 Ottobre 2019 La dirigenza del Milan ha esonerato Marco Giampaolo. Lucio Dalla: “Solo un cretino come me, ma veramente un cretino (breve pausa) come me, poteva scrivere una canzone e chiamarla Canzone”.

GIAMPKENSTEIN è un termine coniato dal sottoscritto per descrive una corrente filosofica; quella di uomini e donne che mai, e dico mai, hanno raggiunto un traguardo importante nella vita, nonostante siano dotati di competenza e professionalità fuori dal comune. GIAMPKENSTEIN è una corrente di pensiero in opposizione all’illuminismo, al positivismo, all’intellettualismo e alla filosofia di vita. La corrente di pensiero del GIAMPKENSTEIN cerca di dare un senso alla rappresentazione del vincente e quella del perdente, estremi di un continuum all’interno del quale si collocano le concezioni personali sul successo. Un GIAMPKENSTEIN prende il nome dalla stessa corrente di pensiero: il GIAMPKENSTEIN. Un GIAMPKENSTEIN è considerato come una creatura dai tratti morfologici bestiali e con un disturbo di personalità (i perdenti meritano di perdere); per questa ragione, purtroppo, egli risulta essere non conforme agli standard fisici, intellettuali e sociali della massa. La creatura incarna alla perfezione il diverso che, in quanto tale, causa un disagio profondo alla società civile e per questo motivo, signori e signore di LinkedIn, deve essere prima umiliato e poi cacciato negli inferi assieme ai peggiori demoni. Postate ora o toglietevi dalle palle: “Quanti di voi si sentono un po’ un GIAMPKENSTEIN nella vita di tutti i giorni?”. Rompo gli induci, facendo outing: “Nella vita sociale e professionale, durante la giornata, spesso mi sento un GIAMPKENSTEIN”. Anche tu - proprio come me - ti senti un GIAMPKENSTEIN? Beh, allora non ti preoccupare perché sei in buona compagnia (non sentirti solo), a braccetto con milioni d’italiani. Sia chiaro, caro GIAMPKENSTEIN, in te non c’è proprio nulla che non va. Viviamo in una società dove i ragazzi - fin dalla culla - sono educati a essere perfettamente conformi tra di loro, ahimè, un po’ come lo sono gli operai tristi in una catena di montaggio in una fabbrica: Stesso taglio di capelli e manicure, grembiule azzurro per i maschietti e rosa per le femminucce.

“When we grew up and went to school, there were certain teachers who would hurt the children in any way they could” è il verso di una bellissima canzone dei Pink Floyd dal titolo The happiest days of our lives, che tradotto in italiano: “Quando siamo cresciuti e siamo andati a scuola c’erano certi insegnanti che avrebbero ferito i bambini in qualsiasi modo possibile”. The happiest days of our lives è un testo di denuncia contro un modello scolastico fallimentare che invece d’incentivare i valori morali, sociali e intellettuali degli individui, ahimè, li deprime fisicamente e psicologicamente in una gabbia sociale: “Versando tutta la loro derisione in tutto ciò che facevamo e rendendo pubblica ogni debolezza per quanto attentamente nascosta dai bambini. Ma in città era risaputo che quando andavano a casa, le loro grasse e psicopatiche mogli li avrebbero bastonati riducendoli in fin di vita”.

Possiamo affermare che il sistema calcio - così come il modello scolastico descritto dai Pink Floyd tra la fine degli anni '70 e gli inizi degli anni '80 - negli ultimi anni ha inculcato principalmente valori decadenti? Tutto ciò, ad esempio, ha portato all'estinzione del ruolo del trequartista - calciatore dotato di tecnica e fantasia (il numero dieci per eccellenza) - a favore di atleti sempre più forti fisicamente che tecnicamente. La carriera dei calciatori si è allungata e di conseguenza anche il conto in banca. Compreso il conto di Procuratori sempre più indaffarati tra una pratica di plusvalenza fittizia e l'altra. Anche tra gli allenatori di calcio sono in costante aumento quelli che curano - spesso in modo maniacale fino a spaccare il capello: Conte docet - il proprio aspetto fisico perché ritenuto fondamentale per poter fare carriera nel mondo pallonaro del pallone. Il famoso proverbio, l’apparenza inganna, è solo un lontano ricordo di una saggezza popolare ormai démodé; E' un dato di fatto, forse incontestabile, oggi gli allenatori di calcio si qualificano principalmente in base all’apparenza a discapito di talento, esperienza e competenza. In tal senso - in questi lunghi giorni uggiosi d’Autunno - è in atto un attacco mediatico, senza precedenti, contro il povero Marco Giampaolo, al quale si imputa ingiustamente, dopo una lunga e onorata carriera nel mondo del calcio, di non essere all'altezza ad allenare il "grande" Milan; per intederci quello di Cutrone, Pasquetà, Kessiè, Calabria e Biglia.

Il sig. Marco Giampaolo è forse un membro onorario della corrente di pensiero del GIAMPKENSTEIN?

Non saprei proprio but in the town, it was well know when they got home at night, their fat and psychopatic wives would thrash them within inches of their lives”.

Caro GIAMPKENSTEIN, ovunque tu sia, ricorda sempre che in città era risaputo che quando andavano a casa, le loro grasse e psicopatiche mogli li avrebbero bastonati riducendoli in fin di vita...

 

Arsenico17