Il successo del Milan ai danni della Roma certifica che il disastroso girone d'andata è solo un lontano ricordo: il sorprendente filotto inanellato dagli uomini di Gattuso consente ai rossoneri di riportarsi a pari merito con la Sampdoria (avanti in virtù degli scontri diretti) consolidando le distanze dall'Atalanta in ottica Europa League.
Ma non solo: con la prossima giornata di campionato che vedrà la Lazio ricevere la Juventus, la Roma impegnata al San Paolo contro il Napoli capolista e il derby da giocare in casa contro l'Inter, il Milan potrebbe avere la clamorosa opportunità di guardare alla zona Champions non più come un lontano miraggio da allucinazione ottica. Ora però testa alla Coppa Italia, con la decisiva semifinale di ritorno in casa della Lazio primo vero scoglio da dentro o fuori di 8 giorni determinanti (includendo anche l'andata degli ottavi di Europa League contro un Arsenal alle corde) per far sì che questo filotto non resti lettera morta come quello dell'Inter di Pioli di un anno fa. 

Gattuso, cui è stata affidata la prima squadra da Mirabelli per sostituire Montella a tacito titolo di traghettatore, si sta fin qui rivelando deus ex machina di una stagione rossonera nella quale si erano manifestate tutte le avvisaglie di una stagione gettata alle ortiche dal rinnovo di contratto a un allenatore sfiduciato, abile nel far leva sulla dignità dello spogliatoio con un notevole lavoro di testa. Saltano all'occhio il carattere, la compattezza e l'organizzazione difensiva: il Milan corre e corre bene, la squadra è ben disposta in campo, corta e compatta, concentrata e sul pezzo.

Fondamentale in questa metamorfosi rossonera, oltre al ruolo svolto dall'affidabile "vecchia" guardia con Suso, Bonaventura e Romagnoli a trasferire ai nuovi i valori di appartenenza smarriti, il contributo apportato da due prodotti del vivaio rossonero: Patrick Cutrone e Davide Calabria. Ed è proprio nella categoria del settore giovanile che il Milan, a prescindere dai punti in classifica e dalla travagliata gestione della prima metà di stagione, ha già vinto la stracittadina:

  • Da diversi anni a questa parte, infatti, imperversa la leggenda della straordinaria Primavera dell'Inter, che fa incetta di trofei giovanili tra Coppe Italia, Scudetti e Tornei di Viareggio. La strategia nerazzurra, diretta da Roberto Samaden e con Daniele Bernazzani responsabile tecnico, prevede come fine ultimo quello della monetizzazione quale fonte di sostentamento per le sessioni di mercato della prima squadra. L'obiettivo è quello di portare i calciatori al massimo rendimento in ambito giovanile per ottenere risultati di squadra e metterli così in vetrina: emblematica la scorsa estate, quando l'Inter iscrive a bilancio oltre 40 milioni di plusvalenze decisive per il settlement agreement siglato con l'Uefa in ottica Financial Fair Play, gran parte dei quali provenienti dalle cessioni di Eguelfi all'Atalanta, Biraghi (non si poteva trattenere in rosa questo onesto terzino, peraltro battitore di calci piazzati e dotato di un ottimo tiro mancino da fuori, invece di spendere oltre 20 milioni per Dalbert, addirittura offerto a gennaio al Genoa in cambio di un Laxalt ceduto solo un anno prima nell'ambito dell'operazione Ansaldi? quanta confusione Ausilio...) al Pescara, Dimarco al Sion, Miangue al Cagliari, Bessa al Verona e Gravillon al Benevento. Senza dimenticare la doppia cessione di Duncan, il cui ritorno viene periodicamente richiesto al Sassuolo, e Bonazzoli alla Sampdoria per 10 milioni complessivi nel 2015. E che dire della squadra vincitrice della NextGen Series, che di fatto consegnò ad Andrea Stramaccioni la panchina dell'Inter? Mbaye e Crisetig ceduti al Bologna, Longo ancora avvolto nel tunnel dell'infinito peregrinare di prestiti tra Espanyol, Verona, Rayo Vallecano, Cagliari, Frosinone, Girona e adesso Tenerife in Segunda Division, Livaja sballottato tra Atalanta, Rubin Kazan ed Empoli è ora all'Aek Atene in prestito dal Las Palmas, Benassi è alla Fiorentina. Non parliamo certo di campioni, ma di giocatori che evidentemente non sono stati preparati adeguatamente al salto di categoria quando chiamati in causa nelle rare occasioni presentatesi. Chiaro ed evidente come Ausilio abbia fatto uso della Primavera nerazzurra per questioni di bilancio nel tentativo di sopperire a clamorosi errori sul mercato, prima fra tutti l'invendibilità di calciatori strapagati e blindati da contratti milionari. A riprova di quanto sopra, la virtuale cessione a fine mercato di gennaio di Pinamonti al Sassuolo (sì, pur di realizzare una plusvalenza, al Sassuolo, nota "succursale" della Juventus!) per una decina di milioni, con il ragazzo che si è opposto in attesa di una nuova soluzione a fine stagione.
  • Diametralmente opposta la strategia del Milan, con Filippo Galli responsabile del settore giovanile dopo l'allontanamento di Bianchessi (scopritore di Donnarumma e Locatelli) col quale si divideva le mansioni, che mira invece all'inserimento in pianta stabile in prima squadra. Proprio grazie a questo modus operandi, il Milan ha risolto il problema del portiere, con il rendimento di Diego Lopez che era in quel momento scadente e che ha favorito l'esordio di Donnarumma, e dell'attaccante, dal momento che, dilapidata una sessantina di milioni per Kalinic e Andrè Silva come rendimento nell'immediato secondo le intenzioni, ci sta pensando l'attaccante della Primavera Cutrone a togliere le castagne dal fuoco a una squadra che aveva nella finalizzazione uno dei problemi principali. Ovvio che la necessità sia stata maggiore della reale programmazione strategica, nel senso che se i soldi per il centravanti fossero stati spesi a dovere, Cutrone magari oggi sarebbe in prestito o ancora in Primavera, e che se Conti non si fosse infortunato Calabria non avrebbe avuto modo di offrire queste prestazioni, ma il lavoro alla base c'è e si vede. Eccome.

Perché in fondo non è forse vero che poter fare affidamento su ragazzi cresciuti in casa propria è un aiuto anche in ottica costruzione rosa? L'Inter invece si limita a trattenere in rosa calciatori cresciuti nel vivaio al mero fine di compilare le liste Uefa (quando necessario). Il parallelo Cutrone-Pinamonti poi è impietoso: il primo preziosa risorsa, il secondo chiamato in causa contro il Pordenone senza mai toccare palla e tenuto in panchina per un anno intero con discutibili benefici sulla sua crescita.

Insomma, schiacciante la superiorità della strategia rossonera su quella nerazzurra: finchè in Corso Vittorio Emanuele non si metteranno in testa che i trofei giovanili come palliativo dei disastri della prima squadra contano meno di zero, e che il settore giovanile deve fungere da serbatoio per la prima squadra generando calciatori pronti su cui fare reale affidamento, la stracittadina della Primavera sarà rossonera. Con o senza trofei.