Anno 1954
Dai, su, Domenico cantaci qualcosa?
Cosa volete ascoltare di bello? Volare. Volareeee! Dai su, Domenico, cantaci la bellissima Volare. Oh, Oh, cantare oh, oh, nel blu dipinto di blu.
Quel giorno il pubblico era impazzito, l’entusiasmo era palpabile nell’aria che pareva quasi rarefatta, tra le quattro mura di un edificio commerciale, all’interno di uno studio televisivo della RAI.   
Cosa? Eh? Non vi sento, parlate più forte! Nel Blu, dipinto di blu, Domenico. Vogliamo ascoltare Volare! Ah! Si! Ok! Va bene. Adesso ho capito…
Dda'è, dda'è, Lu vitti, lu vitti, lu vitti, piglia la fiocina, uccidilu, uccidilu, ahhh!

Nel Blu dipinto di blu ha venduto più di 22 milioni di copie nel mondo ed è la quinta canzone più venduta. Stiamo parlando - per comprendere grandezza e popolarità - di una canzone interpretata da una nutrita schiera di cantanti e gruppi famosi tra cui Dean Martin, Al Martino e Gispy Kings. Eppure quel giorno, eh sì, Domenico Modugno in diretta tv, incurante dell’enorme successo di Volare - e messo in preventivo una possibile, quanto assai probabile, delusione del suo amato pubblico - decise di cantare a tradimento su quel palco prestigioso un'altra canzone tra le sue, soltanto con l’ausilio di voce e chitarra classica. Per un artista grande o piccolo che sia e non m’importa perché non è questo il punto, anzi non lo sarà mai per lo scrivente! Non è sempre fattibile accontentare il desiderio recondito o meno dell’amato pubblico. Quell’aspettative che spesso risultano essere deleterie così come il colesterolo in eccesso nel sangue. O gli zuccheri per i diabetici.
Spesso è necessario fare i conti con il proprio bagaglio artistico, esperienziale e spirituale. Ehm e Domenico Modugno i conti con se stesso li aveva fatti eccome; forse per via dei lontani trascorsi marittimi in Puglia.  

E pigliaru la fimminedda, drittu drittu 'n tra lu cori, e chiangia di duluri. Ahai ahai ai. E la varca la strascinava e lu sangu ci curriva, e lu masculu chiangiva, Ahai ahai ai.

Solo un pazzo visionario con la spuma di mare alla bocca e la riga di lato, i baffetti all’insù anziché all’ingiù, poteva prima scrivere a tavolino e poi cantare una bellissima storia d’amore tra due pesci. Vi rendete conto? Due pesci con le spine, dalle carni tenere, gustose e succulenti e senza la colonna vertebrale a romper i coglioni.
Diciamoci la verità, sotto il bit, come se fossimo tra quattro amici al bar: Ma come diamine si fa a essere così illuminati da cotanta genialità? Ahh che tu sia sempre maledetta mancanza d’ispirazione nella mia e nella vostra vita mortale! Solo a pensarla una cosa del genere? Ma come si fa? Dai su e giù, ma va? Non è possibile, vi dico, non è umano.  

E lu masculu paria 'mpazzutu, cci dicia: "Bedda mia nun chiangiri, bedda mia nun chiangiri dimmi a tia chi haiu afari". Rispunnia la fimminedda, cu nu filu, filu e vuci: "Scappa, scappa amuri miu, Ca sinnò t'accidinu!"

Avevo poco più di diciassette anni, vivevo a casa dei miei genitori nella bellissima terra di Puglia, nel bel mezzo del Tavoliere, quando ascoltai per la prima volta una canzone, che appunto parlava di una storia di un pesce spada, una storia d’amore.
Ma vi assicuro che non sto scrivendo alla cap de cazz della più classica tra le storie d’amore raccontate. Tanto per fare il fico o l’intellettuale alla moda. Quella di una donna con un uomo. Quella di un uomo con un altro uomo. O perché no? Quella di una donna con un’altra donna. Auuuu! Cosi facciamo felici e contenti tutti i visitatori, compresi i masturbatori della porta usb accanto. Niente, cazzo, di tutto questo. E allora mi arrendo!

No, no, no, no, no, Amuri miu, Si tu mori vogliu muriri 'Nsemi a tia, si tu' mori amuri miu vogliu muriri. Cu un sartu si truvau cu issa cucchiu cucchiu, cori a cori e accussì finiu l'amuri di du' pisci sfurtunati.

E durante quell’ascolto del tutto causale ma decisamente benedetto - allora fu un’illuminazione per lo scrivente: a quell’età sognavo di diventare un poeta, possibilmente bello e maledetto alla Kurt Cobain per intenderci - mi sembrò di rivivere sull’epidermide di color olivastro, e negli occhietti a cicatello di grano arso, quella storia d’amore epica tra due pesci e con un finale, decisamente, drammatico. Parliamoci chiaro, possibilmente a denti stretti e a chiappe ben larghe perché la mazza è sempre dietro l’angolo: Domenico Modugno non era un cantante/artista come tutti gli altri. Egli aveva una capacità d’intrattenimento senza eguali tra i suoi colleghi maschi e femmine nel mondo dello spettacolo; e a quell’epoca non aveva nemmeno il ciuffo ribelle. L’artista pugliese svolgeva una funzione di catalizzatore sul pubblico pagante e non. E a pochi istanti, tic, toc, tic, toc, dalla performance musicale - incredibile ma è tutto vero: come se egli avesse trapiantato sottopelle uno on off switch spirituale - Domenico Modugno subiva una sorta di metamorfosi; una trasformazione sia carnale sia spirituale.

Dda'è dda'è dda'è, lu vitti, c'è puro lu masculu, Uccidilu, uccidilu, uccidilu, ahhh!

Tutto ciò aveva come conseguenza un effetto ipnotico sull’ascoltatore. Il suo cantato amniotico ti prendeva per la mano per condurre l’ascoltatore in un viaggio interiore a ritroso nel tempo e verso una nuova consapevolezza di se stessi. Un lungo viaggio spirituale attraverso la proiezione mentale di esperienze maturate in un'altra vita. D’altronde, sapete, shhh non lo dite a nessuno, non solo i caratteri fenotipici sono scritti nel nostro DNA: la scienza ci dice che anche la memoria, compresa l’esperienza fatta dai nostri avi, si tramanderà di generazione in generazione. Ehm e Domenico Modugno in tutto ciò era un maestro, un mago per definizione, come pochi altri al mondo: Chist’è na storia d'un pisci spada. Storia d'amuri.
Nelle sue canzoni c’è sempre la consapevolezza verso se stesso. E nei suoi testi, umani, crudi e sinceri c’è sempre una verità nascosta. Quale? Chiedete troppo ragazzi allo scrivente. Ma sapete: qual essa sia non importa perché ognuno di voi sia l’artefice del proprio viaggio spirituale.

Dda'è dda'è dda'è, lu vitti, c'è puro lu masculu, Uccidilu, uccidilu, uccidilu, ahhh!  Chist’è na storia d'un pisci spada. Storia d'amuri.

Ehm e da bambino sognavo di diventare un poeta, meglio se bello e maledetto alla Kurt Cobain per intenderci. Ma nelle frasi illuminate di Modugno, io mi illuminavo d’immenso…
E adesso chiudete gli occhietti affaticati dallo sfarfallio dello schermo e per favore sgranate le orecchie piegate da fin troppo tempo dai cordoni opprimenti della mascherina! 
Ehm e che il vostro viaggio, verso l’immenso e oltre, abbia oggi finalmente inizio: Dda'è dda'è dda'è, lu vitti, c'è puro lu masculu, Uccidilu, uccidilu, uccidilu, ahhh! Piglia la fiocina, Uccidilu, uccidilu…..
ahhh!Ahai ahai ai.

Arsenico17