Se da un lato la flessibilità imprenditoriale e le deroghe ai piani economici prestabiliti non rientrano nel vocabolario di Suning, come del resto in quello della stragrande maggioranza degli investitori cinesi, la stessa fermezza non è stata certo riposta nella globale strategia gestionale dei club calcistici del colosso di Nanchino da parte della famiglia Zhang. In più di una occasione, infatti, le vicende di casa Suning sono risultate nebulose e contraddittorie, andiamo con ordine:

  1. risaliamo al gennaio 2016, il club cinese del Jiangsu è stato da circa un mese acquistato dal gruppo Suning, che ne ha cambiato denominazione da Jiangsu Sainty a Jiangsu Suning Football Club. L'ambizioso colosso cinese vuole espandere il proprio marchio nel calcio e cerca così nuovi pesanti rinforzi per il Jiangsu. Il primo nome per rinforzare la squadra dell'allora allenatore Dan Petrescu è quello di Luiz Adriano, attaccante brasiliano del Milan prelevato dallo Shakhtar Donetsk in estate. L'affare è virtualmente concluso: poco meno di 15 milioni di euro al Milan e un ingaggio esorbitante all'attaccante, che vola a Nanchino e si fa ritrarre con la sciarpa del Jiangsu. All'improvviso l'affare salta, in un primo momento dalla Cina si sparge la voce di un gioco al rialzo da parte del giocatore il quale smentisce di aver chiesto più soldi e anzi rincara la dose dichiarando di non aver avuto garanzie salariali e di essersi visto subordinare parte dell'importo dell'ingaggio a determinate variabili: "non volevano inserire il corretto importo nel contratto, io non lavoro in questo modo ed è questo che ha fatto saltare il mio arrivo allo Jiangsu Suning".
  2. Il brasiliano fa ritorno in Italia e il Jiangsu, dopo aver sondato avvicinato senza successo anche Eder della Sampdoria e Gervinho della Roma, punta il mirino su Fredy Guarin dell'Inter. Il proprietario dell'Inter è Erick Thohir, il quale ha imposto un mercato di gennaio all'insegna dell'austerity dopo la corposa campagna acquisti estiva contrassegnata da numerosi impegni economici fra titoli definitivi e obblighi di riscatto. Mancini chiede però rinforzi per raggiungere la qualificazione in Champions e l'unica strada è quella della cessione a titolo definitivo di un calciatore in rosa per permettere un innesto, così l'Inter acconsente alla cessione di quello che era allora un titolare dell'11 di Mancini per poter acquistare uno tra Biglia, Soriano, Perotti ed Eder. L'accordo per la cessione di Guarin è sulla base di 15 milioni di euro con lo stesso ingaggio che sarebbe stato riconosciuto a Luiz Adriano, ma l'affare, nonostante tutti gli accordi raggiunti tra i club e col giocatore, non si concretizza. L'agente di Guarin, Marcelo Ferreyra, parla di "promesse e parole, quando ci sarà un foglio scritto prenderemo i rapporti con club, non ho parlato con nessuno del club ma solo con intermediari che hanno parlato troppo, troppo, troppo". Visto l'epilogo della vicenda Luiz Adriano, sia l'Inter che Guarin, onde evitare gli stessi problemi burocratici di forma, chiedono garanzie contrattuali al club cinese per chiudere una trattativa i cui tempi si sono eccessivamente allungati complicandola non poco, ma questa salta definitivamente. Il Jiangsu, abbandonato il tavolo delle trattative senza troppe spiegazioni, vira immediatamente su Ramires del Chelsea sfruttando l'intermediazione di Kia Joorabchian e i suoi buoni uffici con Roman Abramovich e lo acquista in tempi relativamente brevi sborsando quasi 30 milioni. L'asse con Kia porterà allo Jiangsu anche Alex Teixeira, strappato allo Shakhtar Donetsk per 50 milioni. Intanto l'Inter riesce comunque a cedere un Guarin turbato dalla surreale trattativa andata in fumo, dal momento che subito dopo si manifesta l'interesse dello Shanghai Greenland Shenhua che porta a termine l'operazione.
  3. L'anno 2016 si rivela positivo per il club di Suning, grazie alla conquista del secondo posto nel campionato cinese, trascinato dai due acquisti targati Kia. Nel giugno 2016, Suning ricompare in orbita Inter per l'acquisto del pacchetto di maggioranza delle quote del club milanese e in occasione di quest'operazione di elevato spessore la chiusura avviene in tempi rapidissimi. Le promesse e i proclami sono tanti, inutile negarlo, al punto che le bellicose dichiarazioni di presentazione trovano conferme con gli acquisti (imposti, non condivisi) della campagna acquisti estiva, la prima di Suning all'Inter: già preso Banega a zero dal Siviglia dalla coppia Zanetti-Ausilio, Suning dà l'ok per chiudere le operazioni Ansaldi e Candreva, ma ignora completamente i malumori di Mancini che lamentava l'inesistenze comunicazione con i proprietari cinesi e l'interruzione delle trattative impostate in precedenza dall'area tecnica. Il tecnico di Jesi preme per avere calciatori di esperienza e carisma come Yaya Tourè e Kolarov dal City per trasmettere convinzione a un gruppo che aveva sì raggiunto il miglior piazzamento stagionale dal 2011 a quella parte (anche a oggi, ex post) ma che aveva palesato indolenza e scarsa personalità nelle difficoltà. Suning però preferisce affidarsi ancora a Kia Joorabchian che propone Gabigol e Joao Mario, per quelle che si riveleranno essere due operazioni inutili tecnicamente e dannose economicamente. Grottesco il clima che si respira all'Inter, con la squadra impegnata a girare il mondo in tournèe e a fare figuracce in ogni singola amichevole disputata con i titolari a Milano reduci da Europei e Coppa America. Mancini, sempre più scocciato, boccia la doppia operazione Gabigol ("è un giovane che ha bisogno di crescere, altrove") - Joao Mario ("è un doppione di Brozovic") e rifiuta il rinnovo proposto da Suning non essendo disposto a mettere la faccia sul rendimento di una squadra che a suo avviso non avrebbe potuto costruire niente di importante se gestita in quella direzione confusionaria. Suning commette inoltre l'errore di affidare a Thohir, socio di minoranza che premeva per allontanare Mancini e promuovere la candidatura del suo pupillo De Boer, la scelta del nuovo allenatore che avrà esiti demenziali.
  4. Ad aprile scorso, Suning rinnova il contratto in scadenza di Piero Ausilio, il direttore sportivo reduce da tre anni consecutivi di mercati fallimentari e rinnovi di contratto scellerati a calciatori in scadenza come Ranocchia e Nagatomo, pessimo comunicatore in grado da farsi scappare dichiarazioni contro la società a rinnovo ottenuto, come se lui fosse stato estraneo al disastro della stagione appena conclusa e mai capace di recitare mea culpa.
  5. A giugno scorso, affidato a Walter Sabatini il ruolo di coordinatore di Suning Sports, si apre il casting allenatore sia per l'Inter, che sceglie Spalletti, sia per lo Jiangsu, la cui panchina viene virtualmente affidata a Paulo Sousa, che vola a Nanchino per mettere nero su bianco. La firma non arriverà mai, ufficialmente per problemi di fiscalità, e Sabatini strapperà il sì di Fabio Capello per ottenere la permanenza nella Chinese Super League e provare a vincere campionato o coppa l'anno successivo per ottenere la qualificazione alla Champions League asiatica.
  6. La campagna acquisti estiva 2017, quella della presunta svolta, viene condotta con estrema calma: prima la scadenza del 30 giugno per sistemare il bilancio in ottica FFP, poi il blocco del governo cinese agli investimenti all'estero in ambito calcistico, le promesse fatte a Spalletti restano evase e le concessioni fatte all'area tecnica (Dalbert, come a gennaio Gagliardini) si rivelano disastrose. Concorso di colpe evidente, ma fatto sta che la rosa rimane con un solo centrale di riserva, nessun trequartista o centrocampista prolifico come richiesto dall'allenatore, nessun attaccante i cui gol potessero spingere la squadra in Champions League senza dover fare affidamento sul solo Icardi. Ancora una volta, programmazione inesistente e improvvisazione su tutta la linea con i direttori costretti a racimolare un budget col cappello in mano.
  7. Il mercato di gennaio appena concluso, quello del doveroso aiuto a uno Spalletti che aveva fatto l'impossibile per portare la squadra addirittura in testa la classifica, è a budget zero. Lisandro Lopez e Rafinha, a zero appunto, e nient'altro. Pastore no, Ramires manco a parlarne. Proprio il brasiliano del Jiangsu sarebbe servito come il pane a Spalletti e sarebbe bastato studiare un escamotage per rispettare le imposizioni Uefa in termini di trasferimento di calciatori da una squadra all'altra della stessa proprietà, ma Zhang non ne ha voluto sapere. Viene da pensare che la priorità di Suning sia locale, ma poi vedi che Roger Martinez e Moukandjo, i due attaccanti della squadra, vengono ceduti, e l'enigma è completo. Inoltre, Sabatini aveva impostato la cessione di Alex Teixeira al Corinthians, per poter ingaggiare Richmond Boakye dalla Stella Rossa liberando il quarto slot straniero, ma proprio al momento della firma è saltato tutto, di nuovo. L'ex direttore sportivo della Roma ha dichiarato: "il Corinthians ha lavorato molto ma i cinesi hanno cambiato idea all'ultimo momento. E questo accade frequentemente." La mancata partenza di Teixeira, portato da Kia, ha reso necessaria quella di Benjamin Moukandjo, il primo acquisto di Sabatini per il Jiangsu che aveva dato un notevole contributo per la conquista della salvezza realizzando ben 8 gol. Dalle parole di Sabatini traspare una certa insofferenza per il modus operandi di Suning, evidentemente estenuato dal portare avanti operazioni diplomatiche e negoziali per poi vedersele smontate in extremis dalla proprietà: è stato così anche per Schick, con le innumerevoli cene tra Ausilio e gli agenti del ceco, e per Pastore, con l'agente Simonian a Milano per una settimana intera a tentare di imbastire un affare che Suning non avallerà mai. 

Insomma, l'impressione è che la proprietà cinese sia stata sempre molto diffidente sugli investimenti per i calciatori, e che le batoste Gabigol, Joao Mario, Gagliardini, Dalbert, non abbiano fatto altro che aumentare questa diffidenza. Ora però l'augurio è quello che Sabatini non interrompa il rapporto con Suning, perché qualora rassegnasse le sue dimissioni a fine stagione sarebbe un segnale di progetto pericolante tanto quanto lo fu l'addio di Mancini a metà agosto 2016. Servono continuità e progresso tramite competenza (Sabatini) e investimenti (Suning): la prima componente è certificata dagli innumerevoli calciatori forti portati da Sabatini a Palermo e Roma, poco importa che siano stati intervallati anche da clamorosi errori, perché l'attuale direttore sportivo dell'Inter ne colleziona da anni a percentuali elevatissime, e la seconda componente deve essere garantita da Suning, altrimenti Sabatini senza poter disporre di carta bianca è mutilato.

I malumori non rimangono circoscritti alle vicende italiane ma si espandono anche in Cina, con la recente protesta di un gruppo di tifosi cinesi dell'Inter Club China sotto uno degli edifici aziendali di Suning, che hanno manifestato disappunto per la gestione del colosso cinese esponendo due eloquenti striscioni (in foto): "non riceverete rispetto dai nerazzurri senza vero amore per l'Inter". Non è la prima volta che Suning incassa il malcontento dei supporters cinesi, era già successo la scorsa estate quando i tifosi dello Jiangsu, in occasione dell'eliminazione in semifinale di Chinese FA Cup contro una squadra di seconda divisione, avevano esposto all'interno del Nanjing Olympic Sports Centre, lo stadio di casa, uno striscione recante il messaggio "ridateci lo Jiangsu, Suning vattene" prontamente rimosso dalla polizia. Per carità, episodi isolati che non hanno avuto un seguito, ma che certificano un certo malcontento per l'operato di Suning.

Ora c'è bisogno di chiarezza, anche nella spartizione dei ruoli. Inutile discutere adesso di acquisti e cessioni, priorità al finale di un campionato nel quale dovrà necessariamente essere centrato l'obiettivo Champions, ma Sabatini deve poter disporre di autonomia decisionale, perché non può bastare il Fair Play Finanziario a giustificare queste vicende confuse e nebulose. Governo cinese, disinteresse, sfiducia nell'area tecnica, qualsiasi sia la reale motivazione, Suning deve spiegare. A giugno saranno 2 anni di gestione interista, e il bilancio non è certamente positivo. Per questo, a prescindere dal finale di stagione, che sia Champions o (ancora una volta) meno, le difficoltà e le ambiguità sono troppe per poter far finta di niente. Urgono interventi sull'area tecnica, sulla comunicazione e sulla programmazione. In questi 3 mesi Suning si gioca la credibilità di un progetto e di una considerazione che vacilla sempre di più tra i tifosi dell'Inter, che tanto calorosamente avevano accolto l'avvento del colosso cinese.