In casa Juventus si è aperta ufficialmente la caccia al colpevole. Gli ispettori che stanno dirigendo l'indagine hanno ormai puntato il dito su Maurizio Sarri, ritenuto il responsabile principale del tracollo bianconero durante i calci di rigore nella finale di Coppa Italia. Al processo domestico, davanti agli occhi irritati di Andrea Agnelli, non si piazzeranno soltanto Nedved e Paratici, ma anche i tifosi, pronti a testimoniare contro l'ex allenatore del Napoli. Basta sfogliare le varie pagine Instagram o Facebook per capire l'umore percepito da chi, ogni settimana, popolava l'Allianz Stadium; messaggi diretti che accusano il non gioco della squadra, ma anche il famoso hastag che ritorna, quel "Sarriout" che mai si è spento definitivamente. A pesare non è soltanto l'ultima finale persa, ma tutto ciò che ne deriva, con una mancanza di gioco e un rapporto non più idilliaco nello spogliatoio, basta vedere le facce di Ronaldo e compagni mentre i giocatori del Napoli alzavano il trofeo.
Consapevoli del valore attuale che ricopre la formazione bianconera, ci chiediamo se chi ha scelto di puntare su Sarri (Nedved e Paratici), fosse a conoscenza dei limiti e del passato del diretto interessato. Un tempo lo definivano "sarrismo", quella concezione di gioco fondata sulla velocità e sulla propensione offensiva. Ne sanno qualcosa i tifosi di Empoli e Napoli, abituati a vedere la loro squadra su alti livelli agonistici, grazie anche a metodi di lavoro efficaci; dall'ambiente toscano filtrava infatti che durante gli allenamenti, per allenare la difesa, lo stesso Sarri legasse ad un filo i propri giocatori, affinchè imparassero a rimanere allineati durante tutto il corso del match. 

Scelte nuove e intriganti, che quando però vengono proposte in una big diventano più difficili da applicare. Il passato resta solo un punto lontano nel tempo, perchè vincere è l'unica cosa che conta. Tutti, o quasi, pensano adesso al momento negativo della Juventus, ma gli indizi su ciò che sarebbe potuto accadere in questa stagione erano già evidenti quando lo stesso Sarri allenava in Inghilterra. Lo abbiamo detto spesso: se la Serie A è un campionato tattico, per vincere la Premier e lasciare un segno non basta una buona conoscenza di fondo. Subentrato al posto di Antonio Conte, Maurizio Sarri si è subito sottoposto alla lingua inglese ( e già quella dovrebbe essere conosciuta), per poi provare a duplicare il suo Sarrismo anche lontano da Napoli. Nonostante un inizio scoppiettante che prometteva ottime scintille, con il passare delle giornate il malumore di stampa e tifosi cominciò a crescere, arrivando quasi a detestare la filosofia calcistica del tecnico italiano. Neanche l'innesto del suo pupillo Jorginho riuscì a garantire il giusto equilibrio tra difesa e centrocampo, come testimonia la famosa imbarcata subita contro il Manchester City (6-0), peggior sconfitta del Chelsea nella storia della Premier League.

Da quel momento in poi, stampa e tifosi si accanirono su Sarri, implorando il Presidente Abramovich di esonerarlo, anche se  l'abbandono della panchina arrivò dopo la vittoria dell'Europa League. Curiose le parole di Robert Green, che accusò il tecnico dei Blues di gestire la squadre come una banca, senza alcun piano di turnover e con l'arroganza di accusare i giocatori quando le cose non andavano per il verso giusto. Proprio la tesi sulla quale si stanno dibattendo i tifosi della Juventus in questo periodo, senza neanche farlo apposta.

Manca ormai poco alla ripresa del campionato, con i bianconeri che saranno impegnati lunedì sera al Dall'Ara di Bologna. Se Inter, Napoli e Milan sembrano avere una condizione fisica superiore, la Juventus è ancora indietro, attaccata alle polemiche e ai processi domestici. Non sappiamo quanto sia conveniente l'esonero di Maurizio Sarri, per chi ne parla, ma quel Triplete sognato è ormai svanito. Tra vittime e carnefici, il caso prosegue, e il Chelsea dalla sua Londra se la ride come non mai.