Chi di voi non si è mai posto le seguenti domande: perché ci sono dei fenomeni che hanno avuto/hanno un carriera decisamente al di sotto delle loro capacità? In cosa hanno fallito o stanno fallendo? 

Per prima cosa bisogna fare una macro-distinzione tra "fenomeno" e "campione", questa è la definizione di "fenomeno" che, tra le tante, è la più coerente con l'argomento dell'articolo: <<Oggetto di meraviglia e di ammirazione per lo più con un particolare riferimento alla bravura>>. "Campione" in ambito sportivo significa invece <<Colui che primeggia in una determinata attività>>.

Analizzando semplicemente queste definizioni si può dedurre che in ambito sportivo (in questo caso calcistico), un fenomeno è colui che suscita emozioni mostrando tutte le sue capacità tecniche (per lo più naturali), il campione è invece colui che vince, abbinando alle capacità tecniche (che possono essere più o meno spiccate) un grande spirito di sacrificio e una mentalità vincente.

Proviamo a fare degli esempi concreti: nelle ultime settimane si sono messi in mostra due giocatori che sfido chiunque a non inserire nella categoria dei "fenomeni". Sto parlando di Ilicic e Tadic. 
Lo sloveno dell'Atalanta, quando è in giornata, è semplicemente "poesia per gli occhi". Abbina un fisico da prima punta a una qualità con la palla che ha pochi rivali nel mondo. Che dire poi del suo mancino, delizioso.
La carta d'identità parla chiaro, classe '88. Una carriera che vanta "prestigiose" squadre come Bonifika Koper, Interblock Lubiana, Maribor, Palermo, Fiorentina e Atalanta, un totale di 106 reti in 410 presenze da professionista.

Tadic è anche lui classe '88, talento cristallino con una visione di gioco fuori dal comune, nei primi anni con la maglia del Southampton (con Koeman in panchina) ha mostrato periodi di semi-onnipotenza alternati a momenti bui. Questi ultimi hanno continuamente segnato la sua carriera. Ieri sera al Bernabeu ha deciso di ricordare al mondo intero di cosa era ed è capace Dusan Tadic: assist a Zyech dopo una manciata di minuti per iniziare con calma, poi al 18' rouleta sulla trequarti (alla Zidane) ad umiliare Casemiro e imbucata favolosa per Neres che firma lo 0-2. Gli manca solo il gol, che ovviamente arriva ed è quello più pesante. Riceve palla al limite dell'area, si sposta la palla con l'esterno e lascia partire un missile mancino che Courtois può solo vedere all'incrocio dei pali.
Vojvodina, Groningen, Twente, Southampton e Ajax. Queste le maglie vestite dal serbo, anche lui quindi non ha mai raggiunto ciò che le sue qualità tecniche avrebbero potuto raggiungere.

Come fanno a fallire continuamente talenti puri del panorama calcistico come i due sopracitati? Ognuno di questi fenomeni inespressi ha certamente un freno inibitore.

Si potrebbero suddividere in alcune categorie:

  • Pigri: Ilicic ad esempio ritentra in questa categoria. Secondo compagni ed allenatori lo sloveno è estremamente pigro, perennemente stanco e poco incline al sacrificio in allenamento. Altri possono essere James Rodriguez (si vede spesso nei riscaldamenti pre e durante la partita la sua poca propensione alla fatica), Jorge Gonzalez, il miglior giocatore salvadoregno della storia che ha spesso dichiarato di non vedere il calcio come lavoro ma come semplice divertimento.
  • Teste calde: Numerosi gli appartenenti a questa categoria, il loro pessimo carattere ha spesso limitato le grandi capacità tecniche impedendo il raggiungimento di importanti obiettivi. I più famosi in Italia sono i vari Cassano, Balotelli, Balde Keita, Osvaldo.  Uno dei più celebri a livello mondiale è sicuramente Eric Cantona che con un'altra testa sarebbe potuto essere ricordato come uno dei calciatori più forti di sempre e invece verrà ricordato come "colui che picchiò il tifoso in tribuna".
  • Alcolizzati e drogati: Anche in questa categoria potrebbero entrare centinaia di talenti che si sono rovinati a causa di dipendenze da alcool e droga. Adriano, George Best, Gascogne, Romario, Higuita e anche Stanley Bowles (uno dei calciatori più talentuosi degli anni 70') tutti frenati o rovinati dagli eccessi.
  • Senza personalità: Troppi talenti fragili emotivamente, tra questi possiamo inserire proprio Tadic che non è mai riuscito a esprimere il suo enorme potenziale a causa di un carattere troppo timido. Jesè rodriguez, Lucas Piazon, Mangala, Scuffet tutti frenati dalla poca personalità, da potenziali campioni a semplici meteore.
  • I fragili: Il più famoso è sicuramente Alexandre Pato che nei primi anni al Milan ha dimostrato di poter diventare tra i più forti giocatori del mondo. I numerosi infortuni hanno rovinato una carriera che sembrava destinata a grandissime cose. Come lui anche i vari Micheal Owen, Redondo, Pepito Rossi tutti accomunati da una fragilità fisica che ha tormentato le loro carriere calcistiche. 
  • Gli innamorati: Di attualità il caso Icardi, giocatore fortissimo che si sta rovinando la carriera per colpa del suo amore per Wanda Nara, secondo molti il "male" di Mauro. Anche Giggs fu nel ciclone della stampa inglese a causa di una relazione con la cognata e le sue prestazioni ne risentirono molto. Sempre in Inghilterra c'è stato il caso di John Terry che ebbe una tresca con la moglie di Wayne Bridges suo ex compagno di squadra e per questo perse la fascia da capitano e gran parte del rispetto dei tifosi blues. Tornando in Italia si può citare il caso di Kevin Prince Boateng, dopo l'inizio della relazione con la bellissima Melissa Satta è iniziato un vero e proprio declino per il nazionale ghanese che non è più riuscito a confermarsi come il grandissimo giocatore ammirato con la maglia del Milan.

Se da una parte ci sono tutti i fenomeni che non sono mai diventati dei campioni (spesso per colpa loro) d'altra parte ci sono coloro che nonostante fossero ben lontani da essere fenomeni sono stati e verranno ricordati per sempre come grandi campioni di questo sport. Calciatori che hanno sopperito alla mancanza di talento naturale attraverso il sacrificio giorno per giorno, allenamento dopo allenamento, fino a raggiungere traguardi insperati. 

I vari Gattuso, Costacurta, Kantè, Davids, Inzaghi, Chiellini ecc.. giocatori che hanno fatto la storia del calcio senza l'aiuto di Madre Natura, magari fortunati a trovarsi al momento giusto nel posto giusto, ma con grande merito, la loro dedizione al lavoro li ha portati ben oltre i propri mezzi tecnici.

Proviamo a immaginare le carriere di due attaccanti come Cassano e Inzaghi, il primo dotato di un classe innata che lo ha portato ad essere presentato al Bernabeu poco più che ventenne come una stella, il secondo privo di qualsiasi dono naturale, con una tecnica di medio-basso livello. I palmares parlano chiaro, il nativo di Bari vanta in bacheca uno scudetto con il Real (mai protagonista) e uno con il Milan a cui si aggiungono 2 Supercoppe, tutto qua; Superpippo invece ha collezionato in carriera 3 scudetti, 3 Supercoppe Italiane, 1 Coppa Italia, 1 Itertoto, 2 Champion's, 2 Supercoppe Europee, 1 Mondiale per Club, un Europeo Under 21 e un Mondiale.

Questo è un esempio della differenza (abissale) tra un fenomeno e un campione.

Convivere per tutta la vita con il rimorso di aver potuto fare di più ma non esserci riuscito per colpa propria deve essere davvero frustrante. Nel calcio come nella vita, se il talento non viene coltivato attraverso il sacrificio appassisce come un fiore ad ottobre, lasciando inesorabilmente il possessore in un limbo di mediocrità tra il nulla e la gloria che avrebbe potuto raggiungere.