Ieri, come un anno fa, un nuovo capitolo si è aperto per la nostra vita che ha spalancato le porte alla speranza, ai buoni propositi, alle buone azioni, ma soprattutto alla voglia di ripartire alla ricerca della felicità la quale l’anno appena terminato ci aveva fatto dimenticare. Riafferrare con le proprie mani tutto ciò che ci è stato sottratto dal 2020 sarebbe un lavoro immane, tortuoso e alquanto complesso, ma la determinazione di ritornare a vivere serenamente, nelle nostre case, al caldo con i propri cari, in centro con i propri amici, nei negozi senza paura, rappresentano la rinascita, anzi, l’obiettivo che ognuno di noi si è posto per quest’anno che ha appena aperto i battenti. “Che sia il migliore o il peggiore dei tempi, è il solo tempo che abbiamo.” Le parole di Sir. Buchwald, seppur sporadicamente, riaffiorano come il sole dopo la pioggia e mi ricordano di vivere ogni singolo momento, di apprezzare anche la più piccola cosa che mi possa capitare, di amare e di ringraziare sempre tutti. Nonostante non abbia avuto la possibilità di conoscerlo, sono sicuro che Buchwald fosse una grandissima persona, con un gran senso di appartenenza alla realtà… a volte, il modo con cui una persona si esprime vale molto di più dell’aspetto esteriore della stessa. Un paradosso!
Tornando a noi, non vorrei dimenticare mai ciò che ci ha portato il 2020, perché son sicuro che, domani o doman l’altro, lo sconforto vissuto in questi 12 mesi possa essermi utile per affrontare la vita, senza rancore e senza rimpianti, ma a testa alta e con lo sguardo di chi sia stato sottoposto a prove ben più altisonanti.

La nostra vita, le nostre abitudini, i nostri orari, tutto! La pandemia da coronavirus, una volta preso il sopravvento, non ha smesso neanche per un misero secondo di soggiogare le nostre vite, mettendo a repentaglio i nostri piani, i nostri progetti, mandando all’aria tutto e facendosi gioco del nostro senso di libertà. Inconsapevoli della pericolosità di quel minuscolo essere allora sconosciuto, abbiamo proseguito senza curarci di niente andando incontro però, alla più grande disfatta a cui l’umanità abbia mai assistito dal dopoguerra. Tutto si è fermato! Le strade deserte, la gente raggomitolata in casa, sconvolta, lo sport bloccato, le nostre attività di gruppo bloccate. Dov’era finita la normalità? Dov’erano finite le domeniche passate sul divano a guardare una partita dell’Inter? E gli Europei 2020? E gli incredibili affollamenti per il Black Friday? Stramaledettissima pandemia che ci ha rinchiusi nelle nostre stramaledettissime case in compagnia dei nostri stramaledettissimi desideri di trasgressione! Ah, che rabbia! Fortunatamente l’estate ci ha regalato un po’ di tregua, altrimenti chi se la scrollava più di dosso questa situazione? Tra qualche attimo di normalità e un’onda invalicabile di sconforto, senza andare troppo oltre con la mente, vorrei ripercorrere questo anno tra calcio e pandemia, immersi in un subbuglio di emozioni.

Allarme coronavirus in Italia! L’incremento dei contagi
Il mese di gennaio, in seguito all’incessante incremento di positività da coronavirus in Cina dopo il focolaio a Wuhan, l’Italia ha dato il via a numerosi screening per tenere sotto controllo la situazione sanitaria negli aeroporti, in modo tale da isolare eventuali positivi. Il 30 gennaio, a Roma, ha avuto inizio l’inferno dal quale è scaturita poi, la prima ondata di contagi. Parallelamente alla sconfortante notizia giunta dalla Capitale, a Codogno, un 38enne italiano è risultato positivo al tampone dando il via al focolaio che, di lì a poco, avrebbe scatenato un susseguirsi di positività in giro per il nord. Il diffondersi della pandemia ha provocato in me un forte senso di repulsione dalla realtà come se mi stessi dimenando per uscire da una trappola. L’aumento dei contagi e le tragiche notizie alimentate dalla stampa hanno sicuramente dato un tocco diverso a quella situazione sconfortante, rendendola invivibile, insopportabile. Che cosa sarebbe successo dopo? Come si poteva intervenire? Erano tanti i quesiti che mi ponevo in quei giorni, volevo una risposta, ero certo che l’indomani non sarebbe stato tutto rose e fiori ma avrei preferito conoscere la realtà, per quanto essa potesse essere raccapricciante, piuttosto che passare interminabili ore a meditare silenziosamente senza conoscere una risposta alle mie domande. Nei giorni seguenti, come volevasi dimostrare, i casi non hanno fatto altro che aumentare proporzionando quelle che erano le mie aspettative.

Italia, la pandemia dilaga! Stop al calcio, stadi chiusi!
Il passare dei minuti, delle ore, dei giorni, ha intensificato tutto ciò che di tragico stava colpendo il nostro Paese; le vittime da coronavirus erano sempre di più e la paura che quel dannato virus potesse colpire i propri cari, i propri amici scalpitava.
In fondo, non è il virus in sé che provoca timore, quanto gli effetti che quest’ultimo può portare. Non è il SarsCov2 in sé a spaventarmi, quanto le possibili ripercussioni che esso può provocare agli impavidi o, per meglio dire, agli incoscienti. Dopo un altro mese vissuto in balia delle onde, senza sapere bene che cosa fare o perché farlo, il Governo ha imposto delle stringenti regole da rispettare per evitare che la pandemia da coronavirus si potesse diffondere, dalle quali è derivata anche la sospensione del campionato. Una notizia che mi ha toccato profondamente, un colpo basso dal quale non riuscivo più a risollevarmi. In cuor mio, sapevo che era la cosa giusta da fare ma una parte di me, quella più impulsiva e suscettibile, ha continuato a sperare che saremmo tornati indietro. E così non fu. Da allora, ho riscoperto il valore delle piccole cose che, con il passare del tempo, stavo sempre più tralasciando. Ho imparato a cucinare, mi sono dedicato di più alla famiglia e allo studio, perché non volevo che i danni provocati dal virus prendessero il sopravvento anche nei miei confronti, portandomi così a voler fare tutto, a voler mettere mano su qualunque cosa mi capitasse a tiro. Maniacale? No! Inusuale? Beh, questo sì! In un clima confusionale e dannatamente monotono di scelte, indecisione sul da farsi per le competizioni calcistiche e interruzioni varie, io ho avuto l’opportunità di vivere molto più semplicemente di quanto non lo facessi già.

La fase 3, la ripresa della Serie A e un pizzico di ritrovata normalità
Giunti al sesto mese dell’anno, il mese della stagione calda per antonomasia, l’Italia si è preparata ad affrontare la fase 3 dell’emergenza coronavirus. Il numero dei contagi in leggera fase calante, la voglia di riaprire a pieno regime le attività per non bloccare l’economia e il sopraggiungere delle vacanze hanno spinto il Governo a pubblicare le nuove norme che avrebbero caratterizzato l’intero trimestre estivo. I soggetti con febbre superiore ai 37,5 gradi dovevano restare a casa, luoghi di culto, cinema, teatri e centri di ogni genere riaperti. Tra le tante disposizioni presenti nel DPCM, figurava anche la ripresa delle competizioni sportive di contatto di carattere nazionale. Nel preciso istante in cui ho sentito il premier annunciare che il calcio sarebbe potuto ripartire, dopo esser rimasto per qualche secondo a bocca aperta, incredulo, mi son dato alla pazza gioia, correndo e saltando per tutta la casa come se avessi visto un bottino d’oro luccicare. Nonostante fossi consapevole che non sarebbe stato come prima, che non sarebbe stato possibile raggrupparsi negli stadi per ammirare le gesta dei propri beniamini, sentivo il cuore battere all’impazzata. L’astinenza dal calcio in quei tre mesi di lockdown mi ha fatto capire quanto il calcio significasse per me…non solo un sport da guardare in televisione, non solo uno sport da praticare con gli amici, bensì qualcosa che supera i confini dell’immaginabile rendendo tutto ciò che lo circonda magnifico! La vacanza con i miei genitori, la possibilità di incontrare nuovamente i propri parenti, scrupolosamente con indosso la mascherina, la possibilità di poter tornare a fare tante cose che ci erano state negate volevano dire che la normalità era finalmente, o quasi, tornata a far parte delle nostre vite.

Trionfo tricolore per la Juve! Débâcle in Europa League per l’Inter!
La Juventus, sebbene avesse rimediato una pesante sconfitta contro la Roma nell’ultima giornata di campionato, ha portato a casa il 9° scudetto di fila targato Maurizio Sarri anche se, dopo qualche settimana, il tecnico napoletano sarebbe stato sostituito con Andrea Pirlo pronto ad aprire un nuovo capitolo nella sua prestigiosissima carriera.
Il tricolore bianconero, nonostante fosse l’ennesimo trofeo aggiunto in bacheca, a differenza delle precedenti stagioni, ha assunto un significato diverso, meno sorprendente del solito. Se da un lato però, la Juve forgiava il suo 36° scudetto, dall’altro l’Inter di Conte si preparava all’incontro valevole per gli ottavi di finale di Europa League, da disputarsi il 5 agosto. Nell’aria non c’era il fascino delle grandi sfide, d’altronde in Europa League è difficile trovare un numero elevato di squadre importanti in campo internazionale, però il tifo nerazzurro sapeva che il passaggio del turno doveva essere alla portata del Biscione, perché affrontare il Getafe era solo uno dei tanti step che avrebbero dovuto condurre l’Inter a riveder le stelle. In quell’afoso giorno d’estate, al cospetto delle stelle, l’Inter batté il Getafe 2-0. L’estasi fu indescrivibile, una partita che aveva in serbo tante emozioni, tanti colpi di scena, che hanno portato poi alla vittoria nerazzurra sotto il segno di Romelu Lukaku. Il cammino dell’Inter proseguì a gonfie vele, superando anche confini apparentemente insuperabili. La coppia offensiva nerazzurra aveva spazzato via chiunque si presentasse dinanzi a loro sperando di poter infrangere i loro sogni. Una favola! I trionfi ai danni di Bayer Leverkusen e Shakhtar Donetsk avevano condotto al grande giorno, 21 agosto 2020…la finale. Il match contro il Siviglia fu, sin dai primi minuti, carico di tensione con entrambe le squadre che sferravano attacchi a destra e a sinistra, in lungo e in largo per cercare di indirizzare in un verso piuttosto che in un altro la partita. Dopo soli 300 secondi di gioco, Diego Carlos abbatte in area di rigore Lukaku in progressione, il quale trasforma il calcio di rigore portando l’Inter in vantaggio. Al gol meneghino risponde un entusiasmante De Jong che, con due incornate, ribalta il risultato. La sfida si fa sempre più avvincente, l’Inter alla ricerca del gol del pareggio, il Siviglia alla ricerca del gol decisivo. Al 35’ minuto, su un calcio di punizione battuto da Brozović, sbuca Godín che insacca la sfera spedendo le squadre negli spogliatoi. Nel secondo tempo però, la beffa…sugli sviluppi di un calcio di punizione battuto dall’ex Inter Banega, Diego Carlos in acrobazia scaraventa la palla in rete anche grazie al rimpallo decisivo di Lukaku. In quel momento, una luce si è spenta e, nonostante i mille tentativi di riaccensione, nulla! L’Inter ha tentato invano di rimettere in piedi la partita, il Siviglia era ormai trincerato nella propria area di rigore in attesa che l’arbitro ponesse fine ai giochi. Sappiamo tutti come è andata a finire. Un infelice epilogo che ha interrotto bruscamente tutto ciò che, in quei giorni, il popolo interista aveva anche solo osato immaginare. Una débacle clamorosa dalla quale l’Inter ha tratto le proprie conclusioni per ripartire, nella speranza che la stagione in corso possa regalare grandi gioie ai nerazzurri.

Covid-19, seconda ondata!
Quando sembrava che tutto stesse andando secondo i piani, il coronavirus, dato per sconfitto nel corso dell’estate, è tornato più forte di prima andando a colpire un numero di persone incredibilmente alto tanto da dare il via alla seconda ondata.
Scuole riaperte? Meno restrizioni? Un sacco di decisioni sono costate caro all’intero Paese! Il mese di ottobre stava volgendo al termine, malgrado la pandemia non si apprestasse a cedere minimamente, iniziando a suscitare nella gente sensazioni negative in merito alle festività natalizie, dal momento che la curva dei contagi è stata in forte incremento durante quel periodo. Che si farà? Potrò trascorrere il Natale con amici e parenti, giocando a tombola, a carte, mangiando il cotechino, brindando all’anno nuovo? Sarà un Natale come tutti gli altri, un Natale vero? Le domande che mi ponevo non mi davano tregua, l’ansia che ho provato nel mese di novembre tra scuola e pandemia rimbombava nella mia testa senza lasciarmi scampo. La mia preoccupazione era salita alle stelle! La crescita delle positività in giro per l’Italia hanno portato all’istituzione delle “zone colorate” come amo definirle. Zona rossa per tutte le Regioni con un numero di contagi molto alto in cui si sarebbero dovute applicare norme stringenti per evitare un ulteriore incremento dei contagi, zona arancione per tutte le Regioni in una situazione di stallo, né con troppi né con pochi contagi, mentre la zona gialla per tutte le Regioni in una situazione più o meno soddisfacente. La mia amata Puglia, durante il mese di novembre, è stata resa zona arancione, ma la mia città, la città di Andria, ha vissuto un periodo molto difficile in termini di contagi tanto da obbligare il nuovo sindaco a fare un appello ai cittadini perché restassero in casa. Le scene che mostravano una marea di assembramenti in giro per la città erano scene ripugnanti, nauseanti, che al solo pensiero mi facevano venire la pelle d’oca. A volte mi chiedo come sia possibile girare con così tanta non curanza per le strade senza mascherina come se mai niente fosse successo. Incredibile! Il quadro sconfortante in cui l’Italia si è trovata, ha fatto sì che Conte emanasse un nuovo DPCM dal quale è conseguita l’impossibilità di riunirsi per le festività natalizie ed io, come avevo intuito qualche settimana prima, ero pronto a vivere un mese diverso. La seconda ondata non s’è ancora placata, anzi, per giunta è venuta fuori anche la variante inglese del SarsCov2 tanto per gettare benzina sul fuoco, ma son sicuro che il tempo giocherà a nostro favore.

Il 2020 è un capitolo che si chiude per far spazio ad un altro capitolo, il 2021, che si apre. Non è lo scoccare della mezzanotte che ha cambiato le carte in tavola, che ha rovesciato tutto quello che ancora oggi l’Italia così come il resto del mondo è costretta ad affrontare, ma la speranza… quella c’è sempre. Una luce che rimane sempre accesa nei nostri cuori anche quando le cose si complicano, anche quando sembra che il mondo ci abbia preso di mira…quella luce è una fonte d’energia infinita che ci spinge ad andare avanti. Auguro a tutti quanti voi un felice anno nuovo, perché si possa lasciar tutto ciò che di brutto stiamo attraversando in mano ai lontanissimi ricordi.
Nulla impedirà al sole di sorgere ancora, nemmeno la notte più buia. Perché oltre la nera cortina della notte c’è un’alba che ci aspetta.