Il derby di Coppa Italia, giocato ieri sera a Milano, lascia spazio a moltissime considerazioni, ma specialmente conferma quanto sia facile, smarrirsi quando non si mantiene alta la concentrazione e l'autocontrollo.

Iniziamo dalla fine, vince l'Inter, 2 a 1, eliminando un Milan, che in vantaggio per il gol realizzato dal solito "immenso", Zlatan Ibraimovic, è caduto nel tranello teso dalla squadra allenata da Mister Conte, rinunciando a giocare a calcio e iniziando a giocare a calci. Sì perchè la giovane squadra allenata da Mister Pioli, aveva iniziato la partita, con il "piglio" giusto. Pressando a centro campo, occupando bene gli spazi e, sebbene a ritmo blando, rendendosi subito pericolosa e trovando il meritato vantaggio. L'Inter, con molte riserve, non sembrava in grado di essere pericolosa, ma l'esperienza di molti giocatori e le abilità di un Barella sempre più in evidenza, hanno pilotato l'incontro più sulla fisicità che sulla tecnica. Ad ogni contatto, un giocatore dell'Inter stava a terra lamentandosi con l'arbitro, spesso simulando e chiedendo all'arbitro di intervenire mettendo mano al cartellino. Sono riusciti a chiedere tre rigori, inesistenti, nell'arco di dieci minuti, fino a far esplodere una vera e propria rissa, indegna di un campo da calcio e di una platea televisiva, così numerosa.
Tutto nasce da un fallo di Romagnoli su Lukaku, una spinta, non un calcio o un intervento violento, il belga ha una reazione esagerata, alzandosi e andando ad affrontare il capitano rossonero, Saelemaker, cerca di calmare l'avversario, ma compagno di squadra nella nazionale belga, ricevendo una manata sul braccio, ma indirizzata alla faccia, interviene allora Ibra, a difesa dei compagni, aprendo un siparietto "vergognoso", dove oltre ad essere sanzionato con il cartellino giallo, come il numero nove nerazzurro, di fatto metteva fine non solo al primo tempo, ma anche alla partita dei rossoneri.
Tutto oro colato per giocatori come Kolarov, Brosovic, Perisic, Sanchez e Vidal, in evidente difficoltà nei confronti diretti, ma sufficientemente esperti per saper come indirizzare una partita resasi complicata. Il Milan ha la grave colpa di non aver percepito quello che sarebbe successo e cosa ancor più grave è che ad "abboccare" sia stato il giocatore più esperto, Zlatan, mettendo fine al decimo del secondo tempo al suo incontro e, di fatto, alla partita. Nel tentativo di rubar palla, a centrocampo, lo svedese spingeva Kolarov, dalle immagine televisive non si riesce a capire se sia stato colpito sulla caviglia, ma poco importa, poichè la sua caduta accompagnata dalle solite urla, diventate ormai abituali e fastidiose, in stadi deserti, inducevano l'arbitro ad estrarre il secondo giallo e quindi ad espellere il "totem" milanista. Sulla facilità dell'arbitro Valeri ad espellere i giocatori del Milan, potremmo poi aprire un capitolo a parte, ma meglio sorvolare.

Iniziava tutta un'altra partita, l'Inter migliorava la formazione e una ingenuità di Leao, portava al rigore del pareggio, trasformato da Lukaku. Il Milan non creava più alcuna azione di attacco, Tatarusanu viceversa faceva parate difficilissime tenendo vive le speranze. Fortunatamente e lo scrivo da milanista, l'Inter ha segnato all'ultimo minuto, mettendo fine alla partita e non allungandola con supplementari che avrebbero solo procurato stanchezza superflua e da evitare, specialmente in considerazione di un calendario sempre fitto di impegni. Devo confessare che quando Eriksen ha posizionato il pallone al limite dell'area, ne conoscevo già la conclusione. Vince l'Inter, ma il Milan non demerita, almeno fino a quando ha giocato in undici, anche se è evidente che la condizione fisica è ben diversa da quella di alcuni mesi fa.

Proviamo quindi ad analizzare la partita in tutti i suoi aspetti.
1- Se Kjaer ha un problema fisico che lo sta limitando, Romagnoli è in costante crescita e Tomori, neo acquisto dal Chelsea, subito gettato nella mischia, si è dimostrato all'altezza della situazione.
2- Bennacer e Calhanoglu, sono fondamentali, sia nella gestione della palla che nella costruzione dell'azione, Meite e Diaz, sono le alternative, ci mettono impegno, ma non sono in grado di garantire lo stesso rendimento. Senza il turco si perdono anche i tiri da fuori area e la pericolosità sui calci di punizione.
3- Rebic e Leao, il portoghese si è mosso bene, sempre generoso, ha la responsabilità non trascurabile di causare un rigore evitabilissimo, ma più che un giocatore di fascia sembra una seconda punta, più propensa ad ocuppare zone centrali. Il croato è ben lontano da quello ammirato la scorsa stagione, mentre sarebbe utilissimo riuscire a recuperarlo.
4- Castilleco e Saelemeker , da loro serve quantità più che qualità, ma se giocano partite senza garantire questo aspetto, si gioca praticamente con un uomo in meno. Ieri il belga è stato assente, dopo l'espulsione patita nell'ultima partita era auspicabile aspettarsi una prestazione ben diversa.
5- Condizione fisica. Sicuramente la squadra è meno brillante rispetto a mesi fa, l'eliminazione può essere utile per alleggerirla di due impegni che avrebbero potuto essere più dannosi che utili. Perdere dispiace sempre, ma se si riuscisse a recuperare tutti gli infortunati e allenarsi con continuità, la partita di ieri sera ha dimostrato che possiamo battere ogni avversario.

Ora, testa al campionato, sabato si gioca contro il Bologna, serve vincere e incamerare i tre punti. Per quanto possa essere difficile bisogna continuare sul percorso intrapreso, esprimere calcio, credere nelle proprie potenzialità, senza guardare all'avversario, senza accettare provocazioni e specialmente senza accettare di giocare a calci e pugni. FORZA MILAN