Finalmente, dopo più di tre mesi di stop a causa della pandemia di Coronavirus che ha investito tutto il mondo, anche il calcio italiano ha riaperto i battenti. Certo, in particolare dal mio punto di vista, questo poteva avvenire prima senza aspettare fino allo scorso venerdì, come hanno fatto con successo in Germania dove già da un mese è ripartito il campionato dimostrando ampiamente che con le dovute precauzioni è ampiamente possibile giocare senza rischi per la salute anche in questa situazione; ma come si sa, quasi sempre i tedeschi sono un passo avanti a tutti gli altri, per cui non mi soffermerei troppo sulle tempistiche della ripartenza, ma voglio andare ad analizzare in chiave critica gli spunti d'interesse che ci hanno offerto le prime due gare, le semifinali di Coppa Italia tra Juventus e Milan, e tra Napoli e Inter.

La prima delle due si è svolta allo Juventus, o Allianz per motivi di sponsor, Stadium di Torino, con i padroni di casa che arrivavano da grandi favoriti, forti del pareggio in trasferta all'andata, ma soprattutto della grande differenza di potenziale con gli avversari; i rossoneri invece come se già non bastasse la netta inferiorità a parità di forze, dovevano pure fronteggiare alle assenze per squalifica di alcuni tra i propri migliori giocatori: Theo Hernandez, Samu Castillejo e soprattutto Zlatan Ibrahimovic.

La partita è stata condotta su ritmi blandi, un po' per scarsa condizione fisica, un poì per rassegnazione al risultato finale da parte delle due squadre. Passano tre mesi ma non cambia la Juventussi è vista la solita squadra inconcludente, che porta palla in un possesso talvolta snervante e sempre sterile, che conosce un solo stile di gioco e non è minimamente in grado di adattarsi a seconda dei diversi avversari, e che dietro quando attaccata come si deve mostra delle lacune preoccupanti. La stessa compagine deludente che abbiamo ammirato sin dall'inizio della stagione. Una squadra forte contro un Milan fortemente debilitato, arriverei a dire imbarazzante, come quello di venerdì sera, che addirittura è rimasto in dieci per settantacinque minuti dopo l'espulsione per un intervento folle di Rebic, avrebbe finito il primo tempo sul 3-0, e invece gli uomini di Sarri hanno offerto una prestazione compassatamai sono stati in condizione di far male e nulla hanno rischiato solo per via dell'assoluta pochezza dell'avversario che avevano di fronte. Allo stato attuale la Juventus con Sarri è difficile credere arriverà lontano, i tifosi bianconeri farebbero bene a cambiare i propri obiettivi perché di questo passo falliranno forse anche la conquista della Coppa Italia.

Quanto al Milan, non credo vi sia molto da dire se non che, da milanista, sono arrivato persino a provare vergogna del Milan che stavo tifando. Dopo decenni ai vertici del calcio mondiale, la formazione indegna della maglia che veste che ha fronteggiato la Juventus è il risultato di troppi, troppi anni di gestioni insensate, incompetenti e basate sul nulla. Il fatto più umiliante, dove veramente mi sono chiesto "ma dove siamo finiti?", è stato quando la Juventus, verso la metà del primo tempo, ha difatto smesso di giocare preferendo risparmiarsi piuttosto che continuare a gareggiare sportivamente contro il Milan odierno; noi di fronte ad una formazione che nemmeno era più in campo ed i cui giocatori non stavano facendo altro che allenarsi, siamo riusciti a produrre il nulla totale. Siamo impotenti, siamo imbarazzanti, siamo osceni, nemmeno negli ultimi anni dell'era Berlusconi avevo mai provato tanto ribrezzo vedendo una partita della mia squadra. Dopo questa stagione disastrosa, in vista della prossima tutto dovrà cambiarenuovi dirigenti, finalmente esperti e competenti, dovranno essere assunti e la squadra andrà quasi del tutto rivoluzionata, altrimenti ci attenderanno ancora tanti anni di declino.

La seconda semifinale si è giocata a Napoli, e nonostante la vittoria dei partenopei all'andata, l'esito del confronto era molto più incerto.

La gara è stata un tuttuno a tinte nerazzurre e solo chi non capisce di calcio può aver visto una prestazione buona da parte del Napoli. Catenaccio sino all'indecenza, con il centravanti e le ali che negli ultimi dieci minuti stavano sulla propria trequarti, e qualche contropiede se ne capitava l'occasione; questa è l'unica tattica che conosce Gennaro Gattuso: certo va bene per portare a casa il risultato in qualche partita secca come accaduto sabato sera, ma alla lunga non si va da nessuna parte e lo dimostrano gli ultimi vent'anni di calcio internazionale dove con il catenaccio nessuno ha mai combinato nulla. Il Napoli è stato totalmente nulloha passato il turno solo grazie ad una prestazione assurda del suo portiere e ad una turpe svista difensiva dell'Inter. Per il resto, basta ragionare un poco a lungo termine per capire che, dopo un decennio ad alti livelli, pare chiaro che il Napoli abbia finito il suo ciclo e si stia avviando a tornare al suo stato naturale, una discreta squadra da centro classifica. 

La prestazione dell'Inter invece è stata abbastanza buona e l'unico motivo del mancato passaggio del turno è il fatto che si è scontrato contro il catenaccio estremo di Gattuso e contro un Ospina che, dopo un errore proprio ad inizio partita che ha propiziato il goal di Eriksenha parato veramente di tutto. La cosa più preoccupante è stato il rendimento di Lautaro Martinez, che dopo l'indecorosa prestazione della quale si è reso protagonista, è lampante che la sua volontà sia quella di andare a Barcellona a giocare di fianco al proprio idolo e compagno di Nazionale Lionel Messi, a competere per vincere tutto ogni anno, e questo lo porta a non esser più focalizzato sull'Inter. Fossi in Marotta agirei di conseguenza e la smetterei di impuntarmi sul pagamento della clausola nella trattativa con i blaugrana, bisogna ragionare con lungimiranza e tenere un giocatore controvoglia è sempre la scelta sbagliata.

Ora dovremo aspettare il prossimo mercoledì per un'altra dose di calcio italiano con la finale di Coppa Italia, e sabato per tornare ad assaporare il gusto della nostra Serie A, sperando che il rendimento delle squadre, personalmente spero soprattutto di alcune, migliori sensibilmente.