Il Milan attuale è una polveriera pronta a esplodere in una guerra civile fra tifosi e proprietà, le cui conseguenze potrebbero essere catastrofiche. Lo sciopero del tifo, infatti, programmato oggi contro il Lecce dalla curva, è un segno inequivocabile della crescente tensione fra il tifo e la filosofia di Elliott Fund.

Tutto è iniziato martedì, quando la società ha mollato con sollecitudine più che sospetta le trattative col quotato Spalletti, virando subito su un nome di fascia media e ignorando Ranieri, probabilmente più adatto dello stesso Spalletti a prendere il Milan in corsa. Ai tifosi, cui peraltro non è sfuggito che Ranieri si è accasato alla Sampdoria e non al Real Madrid, è apparso insensato cacciare un tecnico di medio livello come Giampaolo per ingaggiare Pioli, pescato nella stessa categoria.

Gazidis, vero uomo di fiducia della proprietà, è apparso molto infastidito dalla levata di scudi del popolo rossonero, al punto da ricordare che il Fondo Elliott ha salvato il Milan dal rischio di finire in serie D, affermazione di pessimo gusto e non esatta. Le parole del dirigente sudafricano, infatti, hanno avuto il suono sgradevole di un "E statevene zitti, pezzentoni e morti di fame che non siete altro, perchè è grazie a noi che, come tifosi riuscite a fare anche più di un pasto al giorno!". E la non esattezza dell'affermazione è evidente se si pensa che 15 mesi fa era pronto a rilevare il Milan il signor Commisso il quale, acquistando la Fiorentina, ha dimostrato che la sua offerta dell'anno scorso non era un fake.

Sono poi trascorsi alcuni giorni di totale confusione, in cui è emerso che il Milan ha chiuso il bilancio 2018-2019 con più di 130 milioni di passivo, ben più degli 80-90 milioni di cui si parlava in estate. Si è detto che l'aumento improvviso del passivo è stato dettato da una ben precisa strategia societaria, che avrebbe concentrato le passività sull'ultimo esercizio finanziario, per arrivare con le mani libere al settlement-agreement con la UEFA. Si è detto di tutto e il contrario di tutto, con interventi di esperti e giornalisti ora in appoggio e ora in contrasto con il malumore della gente. I tifosi hanno ingaggiato un duello social-mediatico con Bargiggia, che aveva detto la sua. Franco Ordine, dal canto proprio, ha preso le parti della proprietà. La dirigenza rossonera, invece,  si è sostanzialmente defilata, come se queste polemiche riguardassero le società rivali. Si è andati avanti, quindi, a forza di "Hey... oh... uè... te puzzano li piedi... non li piedi puttano a te... a morti de fame.... eh no, saremo morti de fame ma non scemi... ecc.". Il tutto culminerà oggi nello sciopero del tifo, indetto dalla curva in occasione di Milan-Lecce, che sembra facile, ma che facile non è, come tutte le partite di calcio.

Direi che, purtroppo, ci troviamo nella classica situazione rovente, per cui o arrivano i pompieri con gli idranti a inzuppare gli esplosivi oppure salta tutto. Quei pompieri possono essere solo i risultati, a cominciare da una vittoria, non dico eclatante, ma quantomeno non risicata questa sera contro il Lecce.

Quanto al merito della polemica, propongo le mie personali considerazioni.

1) Pioli, come ho già scritto, è stato preso perchè ha accettato un ingaggio abbastanza ridotto, con diritto della società di risolverlo in caso di mancata qualificazione in Europa, cosa che, non trascuriamolo, lascerà un eventuale nuovo acquirente libero di accompagnare Pioli alla porta e scegliere il tecnico di sua fiducia.

2) In tal senso, la cessione del Milan potrebbe avvenire in tempi non lunghi, magari dopo aver avuto l'autorizzazione a costruire il nuovo stadio, cosa che darebbe ai nuovi proprietari la certezza di poter aumentare il valore della società con un investimento.

3) La cessione del Milan potrebbe anche non essere così imminente, se la proprietà intendesse cedere la società come comproprietaria del nuovo stadio già realizzato, ma allora la scelta di Pioli sarebbe ancora più logica, perchè non avrebbe senso investire su un grosso nome per la panchina, dal momento che gli obiettivi non sono tecnico-sportivi, ma di incremento del patrimonio.

4) L'indifferenza della società per l'aspetto sportivo è, comunque, biasimevole, in quanto una squadra di calcio non è un cementificio, ma basa il suo valore in gran parte sul prestigio che acquisisce e mantiene sul campo. I ricavi di una società come il Milan, in sostanza, devono molto agli sponsor e al merchandising, ma il famoso brand si svilisce se tratti il prodotto calcio come un sacco di cemento o di calcestruzzo.

5) Lo sciopero del tifo rischia, tuttavia, di essere come il dispetto che un famoso marito fece alla moglie, tranciandosi gli attributi virili. Un dispetto, in pratica, del quale potrebbero approfittare anche gli avversari meno attrezzati, come il Lecce stasera.

Concludendo, non ho mai condiviso l'idea che la cessione del Milan alla Lega dei Cinesi Anonimi, guidata da YongHong Li, potesse essere una soluzione ai problemi rossoneri, anzi ho sempre pensato che li avrebbe aggravati, come poi è accaduto. Non ho mai condiviso, neppure, le sgradevoli  suonate di violino che invitavano ad avere fiducia nella potenza economica del Gran Padre Bianco Elliott. Però, almeno al momento, la proprietà è questa e, se sarà consigliabile essere critici, per non dare l'impressione ai proprietari che i tifosi sono idioti, non avrà neanche senso, almeno per come la vedo io, mettere in difficoltà la squadra sul campo.

Ho un nonno di Lecce, ma spero che questa sera, dall'altro mondo, stia dalla parte di suo nipote e non della sua città.