Silvio Berlusconi da politico scafato qual'e' ci aveva visto giusto. L'unico modo per far accettare ai tifosi rossoneri un pesantissimo ridimensionamento era spacciarlo per un progetto che si basava sui due seguenti slogan "Milan giovane e italiano" "il Milan ai milanisti''.

In nome di ciò,  visto come un segno di distinzione rispetto ai super esterofili "cugini" nerazzurri, molti milanisti  sposarono il progetto o quantomeno lo accettarono.

Anche nei momenti più bui della decadenza berlusconiana pochi sconfessarono apertamente il progetto, al più prendendosela con il singolo giocatore o allenatore non reputato all'altezza. O accusando Galliani di non essere stato in grado di fare un buon mercato nonostante i diktat presidenziali.

Neanche i due cambi di proprietà hanno dato vita ad una vera rivoluzione in tal senso.

La base italiana della squadra è stata mantenuta anche con il Milan cinese e la diffidenza della piazza verso allenatori stranieri ha portato alla conferma di Montella nonostante una sfiducia di fondo da parte dei nuovi dirigenti nei confronti del tecnico campano. In realtà c'è stato un incremento dei giocatori stranieri in rosa e si è fatto un tentativo per provare a lavorare con il super procuratore portoghese Jorge Mendes, in Italia decisamente malvisto se non addirittura apertamente osteggiato. Tuttavia l'aumento degli stranieri non è stato così massiccio e la collaborazione con Mendes si è limitata all'acquisto di Andrè Silva, giocatore subito preso di mira da tifosi e stampa proprio per la sua appartenenza alla scuderia Gestifute.

A seguito dei mancati risultati si è reso necessario un cambio in panchina ma la scelta è stata la più romantica, sciovinista e "berlusconiana" possibile ovvero l'allora tecnico della Primavera Gennaro Gattuso.

Tale scelta, almeno inizialmente ha dato i suoi frutti con un Milan che ha centrato la qualificazione all'Europa League senza dover passare per i preliminari e la convulsa situazione che ha portato all' avvento di Elliott nel luglio scorso scoraggiavano un cambio in panchina.

Si ritenne giusto dare una chance a Gattuso per vedere cosa era capace di fare con una situazione societaria finalmente tranquilla e con una squadra migliorata.

Per quanto riguarda la dirigenza la strategia di Elliott era puntare su un mix fra vecchio, nuovo e lavato con "Perlana". Il Presidente sarebbe stato Paolo Scaroni, storico manager italiano e grande amico di Berlusconi mentre come amministratore delegato la scelta sarebbe caduta su Ivan Gazidis, ex amministratore delegato dell'Arsenal, figura particolarmente capace nei rapporti diplomatici con le istituzioni europee e nella ricerca di ricchi sponsor. La parte sportiva sarebbe stata divisa fra l'indimenticato storico ex capitano Paolo Maldini e Leonardo de Araujo, altro storico ex calciatore poi dirigente ed infine allenatore rossonero però andatosene sbattendo la porta in aperta polemica con Berlusconi e macchiatosi di tradimento firmando per i cugini rivali dell'Inter. In parole povere un complicato sistema di pesi e contrappesi da fare invidia alla Costituzione degli Stati Uniti d'America.

Tale complicato sistema di equilibri probabilmente ha permesso ha Gattuso di salvare la panchina nei momenti di difficoltà, che nel corso della stagione sono stati diversi. Probabilmente potendo contare sull'appoggio del Presidente Scaroni e dell'ex compagno di squadra Maldini nonostante un rapporto non idilliaco con Leonardo. Probabilmente l'ago della bilancia in tali situazioni è stato Gazidis, contrario ad un cambio in corsa.

Ormai però il rapporto fra il Milan ed il calabrese appare decisamente logorato e con ogni probabilità  Gattuso lascerà i rossoneri anche in caso di qualificazione Champions, peraltro tutto fuorché scontata vista la bagarre fra quarto ed ottavo posto con tante squadre divise da pochissimi punti ed il preoccupante stato di forma visto in Coppa Italia.

Anche i suoi più strenui difensori si sono convinti della necessità di un cambio e la maggioranza dei tifosi pur mantenendo immutato l'affetto per il Gattuso-giocatore chiede la testa del Gattuso-allenatore.

I giornali hanno fatto già partire il casting sui potenziali successori e siamo veramente al chi più ne ha più ne metta. È spuntato fuori persino il nome dell'ex Roma ora al Marsiglia Rudi Garcia.

Fra i tifosi si è acceso il dibattito ma con un comune denominatore ovvero la preferenza per tecnici italiani, anche di profilo non top. E gli addetti ai lavori sembrano incoraggiare ciò mettendo in luce maggiormente i pregi dei tecnici italiani che non i difetti e facendo, invece, il contrario con quelli stranieri.

I tifosi rossoneri sembra che abbiano paura di una reale rivoluzione. A volte chi scrive ha la sensazione che per molti milanisti avviare un progetto di internazionalizzazione significhi snaturarci e trasformarci in una sorta di brutta copia dei cugini-arcirivali.

Invece non è così. Il Milan per tornare dove gli compete ha bisogno di un tecnico straniero che porti una diversa mentalità e un diverso modo di fare mercato. E se avremo meno italiani in squadra pazienza visto che spesso italianità non fa rima con qualità. L'importante è che sia un Milan di giocatori validi, che lotti per le prime posizioni, e magari diverta anche.

La nostra decadenza è nata dallo sciovinismo e dal romanticismo di molti tifosi che non si sono opposti al "progetto" di Berlusconi. Ora basta per rinascere bisogna cambiare e per fare ciò confido nel sig. Ivan Gazidis e nella sua capacità di persuadere la corrente interna alla Società più legata al passato della necessità di una reale scelta di rottura.