Nel mondo dei tifosi di calcio un giorno si è positivi al massimo, il giorno dopo la negatività ti assale. Funziona così da sempre, e in casa Inter, poi, si è maestri in materia di sbalzi d'umore. 

Solo poche settimane fa, il popolo nerazzurro aveva inneggiato in massa all'ingaggio del top player in panchina Antonio Conte, per usare la definizione di Beppe Marotta. Grandi nomi sembravano lì lì per firmare, da Barella a Lukaku, passando per Dzeko; insomma, c'erano tutte le premesse per un mercato con i "botti". Si parlava di scudetto, di fine dell'egemonia Juve, con titoloni e frasi ad effetto che campeggiavano sulle maggiori testate sportive. 

Il tifoso interista tipo si sentiva invincibile, fantasticando già sui trofei che avrebbe messo in bacheca nella prossima stagione. Il "mondo" Inter era una sorta di paesaggio bucolico descritto nella letteratura classica, un mondo a sè, dove tutto andava bene, tutti erano felici, tutti vivevano bene e non si preoccupavano affatto del mondo circostante. In effetti, a pochi interisti importava il nome del nuovo allenatore della nemica Juventus; "tanto", si diceva", "noi abbiamo Conte". A nessun interista interessava degli acquisti possibili delle rivali; "tanto", si diceva, "noi compreremo i top player", come promesso mesi fa da Marotta.

A distanza di 15 giorni, in qualcuno, lo scenario emotivo è radicalmente cambiato. La rassegnazione per l'ennesima annata da attori non protagonisti ha afflitto quello stesso interista medio che si sentiva padrone del mondo. Nella sua mente adesso le domande ricorrenti sono: "Barella è già nostro, ma quando lo ufficializzano?"; "Prendiamo solo top player, ma chi è mo sto Lazaro"; non solo, si guarda nuovamente a casa degli altri, quelli che fino a qualche giorno fa neanche sfioravano lontanamente i pensieri del tifoso nerazzurro. E così ci si chiede: "Toh, il Napoli prende James Rodriguez e Manolas; questi sono veri top player!", e segue subito la domanda più gettonata del periodo depresso dell'interista medio: "Ma l'Inter che fa?".

Sembra quasi una di quelle commedie tragicomiche della storia della letteratura, pronta per essere messa in scena; e quale posto migliore in quel caso, se non alla Scala di Milano? La verità di fondo in una vicenda vista e rivista, ma che ogni volta fa sempre sorridere come un film di Stanlio e Ollio che non ci si stanca mai di vedere e rivedere, è che l'umore del tifoso tipo o medio è estremamente stabile. Il principio dell'interista è quello del "tutto e subito". Il tifoso non ha la capacità, o meglio, quasi mai ha la capacità di analizzare in maniera lucida ed oggettiva le vicende della propria squadra. L'interista medio vede solo nero o solo azzurro. 

Ci si dimentica pertanto che la nostra società non è mai stata in mani più sicure di quelle che operano oggi per il bene dell'Inter. 

Beppe Marotta è un manager di livello mondiale, che ha sempre operato bene e senza troppo rumore; Piero Ausilio è un valido braccio destro per l'a.d. Lombardo, e in passato ha dimostrato di saper trovare il meglio per quanto era possibile economicamente. La presidenza Suning è ambiziosa e nei fatti sta facendo crescere l'Inter come brand e come squadra. L'allenatore Antonio Conte non avrebbe neppure discusso di un principio di accordo se prima non avesse ricevuto garanzie tecniche. Lele Oriali non sarebbe tornato se non avesse visto chiari obiettivi e funzioni. La competenza nell'ambiente Inter c'è in ogni settore, adesso più che mai. E queste considerazioni, nei momenti di lucidità, anche il tifoso interista le ha ben stampate nella mente. 

Analizzando la situazione al momento, risulta palese il quadro: l'Inter deve realizzare plusvalenze per 45 milioni entro il 30 giugno, ragion per cui sarebbe poco intelligente inserire nel bilancio 2018-19 che si sta per chiudere nuove spese in termini di acquisti ed ingaggi. Sotto traccia, la società nerazzurra avrà sicuramente definito qualche operazione di mercato in entrata, vedi Barella e Godin. Dal 1 luglio, furbescamente potranno essere ufficializzati, e con loro, per reazione a catena, arriveranno gli altri tasselli promessi da Marotta a Conte. 

Il tifoso interista deve stare tranquillo e ricordarsi quel famoso proverbio che recita "Chi va piano, va sano e va lontano!".