Tanto tuonò che piovve, è un proverbio diciamo un po' desueto, figlio di tempi nei quali i nostri anziani ci indicavano le sensazioni di quanto poteva avvenire. E si, il cielo si annuvola, ci sono i lampi, poi i tuoni, ma la pioggia non arriva, ma è solo questione di pazienza, perché lo scroscio d'acqua è improvviso e spietato.

Come spietato è stato il Real Madrid, che ieri sera ha di nuovo illuso i suoi avversari, convinti di fare un sol boccone di quel che rimaneva di un club glorioso, ma che alla fine sono rimasti con il classico pugno di mosche in mano. Era successo al Paris Saint Germain ed al Manchester City, entrambi ad un passo dall'eliminare i "Blancos", che però per loro si sono improvvisamente trasformati in "nigros", come la sfortuna più desolante. 
Ma possiamo parlare di sfortuna? Io penso che la dea bendata debba avere il suo bel riconoscimento, come in tutte le cose e le vicende della vita e dello sport, ma tre partite non sono un caso, e se tre indizi fanno una prova, qui la prova certa è il risultato di una squadra che data in crisi da molti (persino dai suoi dirigenti), ha invece sovvertito tutti i pronostici e tutte le previsioni, rivincendo per la quattordicesima volta l'ambita coppa con le "orecchie".
Cosa ha funzionato nel Real e cosa non ha funzionato nel Liverpool?

Cominciamo dai vincitori!

Il Real ad inizio stagione aveva programmato un piano di rinnovamento del parco giocatori, ritenendo che campioni come Benzema, Marcelo, Kroos, Modric, Carvajal, e persino il portiere Courtois,  fossero ormai sul viale del tramonto. Aveva quindi imbastito una campagna acquisti di giovani interessanti, come Vinicio Junior, Camavinga, Valverde, Rodrigo e Vallejo, ottimi prospetti, ma ancora acerbi. Ed infatti, le prime partite non furono di buon auspicio, perché qualche partita si perdeva anche contro squadre normalmente molto inferiori al blasone del Real. Ma piano, piano la squadra ha incominciato a crescere, soprattutto grazie a quei "vecchi" campioni, che seppur datati, sono pur sempre campioni e sanno come si vince, anzi lo hanno nel DNA e hanno saputo trasmetterlo ai giovani. Perchè se i giovani hanno il difetto di essere inesperti, dall'altra hanno il pregio di imparare in fretta, soprattutto se hai dei buoni maestri, che sanno insegnarti dal lato tecnico, ma riescono anche ad aiutarti nei momenti difficili. 
E nelle ultime partite il Real aveva passato momenti difficili, ed in alcuni casi disperati, come nel gol preso dal City, e non si attendeva altro che arrivasse il colpo del KO. Ma la voglia e la capacità di inventare qualcosa, hanno rovesciato l'esito  della contesa, ribaltando il risultato con dei micidiali contropiedi e incursioni furiose in area avversaria. I senatori sono stati quelli che hanno suonato la carica, e seppure alcune situazioni siano state fortunate e fortuite, il merito finale non cambia. Perché nel calcio come in ogni sport, vince chi ha più voglia e cattiveria. E così anche ieri sera, nonostante Courtois fosse stato bravo e fortunato nell'occasione del tiro di Manè, che ha deviato sul palo ed il pallone con una strana rotazione, sembra debba picchiargli  sulla schiena ed invece,  si ferma  docilmente  vicino a lui, potendo recuperare la palla senza problemi. E nel secondo tempo Courtois si rende ancora meritevole di lode quando riesce a deviare diversi tiri verso la sua porta, ma secondo me mai nessuno veramente imparabile. E se il Liverpool di Klopp gioca ma spreca, il Real con precisione chirurgica passa in vantaggio. Valverde riesce ad effettuare un'incursione nell'area Inglese, quindi effettua un bel traversone rasoterra che taglia tutta la difesa e permette a Vinicius di segnare indisturbato all'incolpevole Allison. Da qui in avanti, il Real alza la saracinesca e non ce n'è per nessuno!  
Cosa ha sbagliato il Liverpool? Si può dire che i ragazzi di Klopp sono una bellissima squadra, piena di talenti, e vederli giocare è una delizia per gli appassionati di calcio, ma... ma c'è qualcosa che manca!
Innanzitutto, è mancata la voglia di vincere, la fame, la grinta che ti fa trovare il colpo vincente. Infatti alcuni palloni vaganti in area madridista si sarebbero potuti sfruttare meglio, bastava solo inserirsi e non aspettare al limite dell'area. E qui si nota la mancanza di un vero e proprio attaccante d'area, come Benzema, che a parti invertite, avrebbe segnato almeno tre gol.
La squadra sviluppa un gran gioco, ma finalizzatori non ce ne sono, e non sempre le difese ti lasciano entrare in area con la palla al piede. Manè, Diaz e Salah, sono ottimi giocatori, ma ieri hanno trovato pane per i loro denti. Soprattutto la mossa Diaz, normalmente inserito nel secondo tempo, ieri ha trovato un marcatore veloce, esperto e forte fisicamente, Carvajal, che lo ha ridimensionato, e non poco.  Forse andava inserito nella ripresa, dove la sua freschezza fisica avrebbe combinato più guai agli avversari. Ma la colpa maggiore ce l'ha Alexander Arnold. Quel traversone, andava controllato con maggiore attenzione, avrebbe dovuto fare la diagonale difensiva, e non contare sul fuorigioco, che in taluni casi, a palla scoperta diventa un suicidio. Inoltre bisogna sempre osservare lo sguardo di chi effettua il traversone e capire dove guarda, perchè è l'indizio di dove sta il tuo avversario. E dietro di lui c'era Vinicius, indisturbato. Per una difesa che vanta il giocatore più pagato in acquisto, come Van Dijk, prendere un gol così è gravissimo.
E se Klopp ha sbagliato qualcosa, il buon Ancelotti ha di nuovo dimostrato che nel calcio la competenza e l'esperienza conta, e che si possono fare giocare giovani inesperti con giocatori più esperti, ed il mix diventa esplosivo, ma in positivo. Non importa se i giocatori sono giovani o sono esperti, l'importante è che siano ben motivati e pronti alla causa comune.
Carletto, nonostante sembri più un pensionato tranquillo amante del buon vino e della buona tavola, ha saputo forgiare un gruppo formidabile, e seppure qualcuno dei suoi fedelissimi sia ai saluti finali, il dopo pare essere promettente.  
Che questo sia una lezione per il nostro calcio, dove non sappiamo inserire giovani promettenti e trascuriamo spesso l'importanza dei giocatori più avanti con l'età, mettendoli in concorrenza, mentre sarebbe bene invece coinvolgerli insieme, in un programma di passaggio di testimone, graduale e ponderato. E se qualche volta si perde, si pensi che nel calcio come nella vita, non si può sempre vincere, ma nemmeno perdere.
Saluti a tutti.