Mourinho è il nuovo allenatore della Roma! Il Presidente Friedkin non ha perso tempo per programmare, con largo anticipo sulla tabella di marcia, il futuro sportivo dei giallorossi. Yuppi du! Yuppi du! Considerando il fallimento tecnico e tattico della stagione in corso, direi non bene ma di più: benissimo! E chi ben comincia è soltanto a metà dell’opera. E qui ci sta a pennello il solito proverbio, ormai un cult. Anche perché difficilmente riuscirei a ricordare le nozioni tecniche e tattiche delle scuole medie e superiori. E figuriamoci quelle delle scuole elementari. Faccio già fatica a coniugare i verbi. Figuriamoci i congiuntivi. Mi toglie dall’impasse un bel proverbio che ci sta a pennello come il cacio sui maccheroni. Insomma, fa sempre la sua sporca figura. Ma ci ritorneremo più tardi. Sono passati ben 20 anni dalla vittoria del terzo e ultimo scudetto per i giallorossi. “Io c’ero!”. Lo posso gridare con orgoglio al blog. Speravo che quel momento magico per la mia squadra del cuore potesse durare in eterno. Mi sbagliavo e anche di grosso. A quell’epoca vivevo nella Capitale, zona Prenestino e cioè uno dei quartieri storici di Roma. Con il senno di poi, non me ne sarei mai andato da una Regione bagnata dal mare. Mi sono trovato benissimo nonostante l’umidità del Tevere. E come sapete soffro tantissimo l’umidità. Ho conosciuto tante persone abbronzate, belle e interessanti. E allora scrivevo di calcio in un blog di musica. Poi mi infortunai gravemente e smisi di scrivere di musica. Mi ruppi il distale del dito medio. E anche a Roma presi una bella cotta per una collega. Si chiamava Silvia V. Ma lasciamo perdere l'amore perché non vorrei ritornare nel ciclo del Do Loop Until, tanto caro agli informatici. Dicevamo che mi sono trovato a mio agio nella città eterna.  Quando nel fine settimana ritornavo giù in Puglia per stare con amici e parenti - come è giusto che sia per tutte le persone non extracomunitarie in Italia - non mi pesava affatto ritornarci il lunedì mattina con il pullman rosso della Marozzi. Anche se una volta tentai di dipingerlo tono su tono: giallo e rosso. Tutt’altro era un grandissimo piacere soprattutto per gli occhi a cicatello di grano arso. E questo piccolo dettaglio è un fattore comune a migliaia di meridionali che per lavoro o per studio si trasferiscono nella Capitale d’Italia.  E passato tanto tempo da allora e un crine di cavallo. Ehm, e non ha nemmeno tanto senso scribacchiare di fatti ormai passati seppur potrebbero essere anche uno spunto interessante di riflessione tra quattro amici in una stazione della metro. Dopo lo scudetto giallorosso - in un giorno di settembre io me ne andai. Io meridionale che non ero altro emigravano come una rodine a primavera - lasciai a malincuore la dolce vita in un call center della Capitale per una nuova avventura di vita e professionale nel capoluogo lombardo.
E purtroppo da allora la Roma non ha più vinto il tricolore. I due eventi sono, forse, collegati tra di loro? E questo il vero motivo per il quale i capitolini non hanno più vinto nulla da allora? Sono domande emblematiche che mi sono fatto un migliaio di volte da quando sono residente a Milano. Dopo anni e anni di riflessione, approfittando dei ritardi di TreNord nel periodo in cui vivevo tra Melzo e Liscate, sono giunto alla conclusione che non è possibile dare una risposta a tutto. Meglio non pensarci, del resto si vive molto meglio ignorando. E soprattutto lasciandosi scivolare le situazioni negative di dosso. Un po’ come fanno i nostri politici. E come sosteneva il buon Umberto. Eco? No, No. Umberto Tozzi! Scivola, scivola, scivola, scivola, scivola. Che testo illuminato, ragazzi e ragazze di oggi noi. E allora quando qualcuno vi rompe le palle cosa dovete fare? Scivola, scivola, scivola, scivola, scivola……finché non la smette di rompervi le palle. Prima o poi smettono tutti. Anche perché, senza fare nessuna polemica populista e stucchevole magari contro i redattori di questo blog che mi fanno i dispetti: non soltanto i napoletani hanno il diritto di scordarsi il passato perché appunto sono di Napoli Paese! Esistono anche altre Regioni d’Italia ove ci sono un sacco di Paesi belli. Ferrazzano, Mirabello Sannitico, Cerignola, Canosa di Puglia, Trinitapoli, Margherita di Savoia, Stornara e Stornarella, Incoronata, Foggia, Cernusco sul Naviglio, Rapallo, Portofino, Gorgonzola, Pero, Rho, Gessate e come non nominare la bellissima Trezzano Rosa? Chi non la conosce? In questo caso meglio non buttare altra benzina sul fuoco perché si potrebbe passare dalla ragione alla discriminazione territoriale. E io non voglio inimicarmi nessuno a parte tutti coloro che si attaccano al carro. E allora?

Quella era la super Roma di Mr. Fabio Capello. Una squadra perfetta costruita a suon di milioni e cioè i debiti veri fatti in vita da Franco Sensi in persona. E non quelli dei cinesi, debiti di dubbia provenienza comunista. Prima di ingaggiare Mr. Capello, Franco Sensi aveva dato il ben servito al boemo Zeman. Il mio idolo di sempre, assieme alla bellissima Moana Pozzi. Nulla di scandaloso in realtà. E non è stata nemmeno un’ingiustizia perpetrata ai danni di un povero extracomunitario. Il calcio deve essere preso sempre per quello che è: un bellissimo gioco! I giallorossi non avrebbero mai vinto nulla con un allenatore così indisciplinato nella fase difensiva. Questa era la verità. E inoltre Franco Sensi sapeva benissimo che i campionati in Italia si vincono con una buona difesa, facendosi amici i giornalisti, i redattori e i direttori dei giornali, senza attaccare la Juventus e la categoria dei farmacisti e soprattutto a suon di debiti e, di tanto in tanto, anche attraverso qualche regaluccio agli arbitri spesso corrotti. In Italia passa il concetto che se non fai debiti a palate non sei nessuno. Insomma sei un morto di fame. Mutuo! Finanziamento! Tasso fisso e variabile! Gli illuminati lo chiamano investimento a tasso di interesse. Per carità ci capisco poco di economia e ammetto la mia profonda ignoranza nella materia e non soltanto nella grammatica. Mi regolo solo in base all’esperienza personale e all'orecchio. Se non pago un rata del mutuo mi pignorano la casa, la macchina e la bicicletta. Ma io sono un disgraziato e quindi è tutt’altro discorso.  A questo punto approfitterei per ricordare a tutti gli appassionati di calcio, la formazione giallorossa campione d’Italia nel 2001. Del resto a completamento di un buon pasto, dopo il salato ci vuole sempre il dolce. Antonioli, Cafu, Candela, Samuel, Zago, Aldair (Zebina), Samuel, Zanetti (Emerson), Tommasi (Nakata), Totti, Delvecchio, Batistuta (Montella). Tra le cui file i giallorossi avevano il miglior terzino destro del mondo e cioè un certo Marcos Evangelista de Moraes meglio noto come Cafu - considerato uno dei terzini più forti di tutti i tempi - soprannominato Pendolino per la capacità di fare tutta la fascia destra come un freccia rossa ad alta velocità. Altro che l’incentivazione all’utilizzo di fonti di energia rinnovabili! Altro che il bonus al 110 % per la riqualificazione edilizia. Altro che i cappotti, gli scarponi da sci, i passamontagna dei banchieri, i guanti e i maglioni di lana e infine le canottiere in cotone made in China. Il brasiliano non aveva bisogno di nessun combustibile fossile e andava a energia pulita che era una bellezza. Se fosse nata negli anni ‘90, la sig.ra Greta Thumberg sarebbe stata di sicuro disoccupata. Condannata a essere una bambina infelice come tutte le altre al mondo. E magari a giocare dalla mattina alla sera con i suoi coetanei. No! No! Meglio non pensarci a una tragedia di tale portata per l’esistenza di una bambina. E per fortuna oggi Greta è un attivista felice, per la gioia di mamma e di papà. E quindi ritorniamo a parlare di Cafu. Fortissimo tecnicamente e dotato di un palleggio da fare invidia a un acrobata esperto del Circo Orfei.
Per confermare le competenze tecniche e balistiche ho chiesto al sig. Pavel Nedved in persona. Chi? Da anni il ceco soffre di incubi notturni: “Aho! Amò a do’ sta la palla? Non la vedo, sono ceco!”.
Pavel, Pavel, Pavel, Pavel svegliati. Stai facendo un brutto sogno! Amore questa volta è stato tremendo. Dici sempre così da una ventina di anni a questa parte. No! No! Questa volta è stato più brutto dell’altra volta! Amò fidati di me, sono uno juventino. Ah! Ah! Ah! Questa è bella! Dai su fai la seria, non è il momento di scherzare. Non vedi come sto soffrendo? Come soffro! Sono tutto sudato e mi sono svegliato di soppiatto come un ladro nel cuore della notte. Ma quel giorno dove è andata a finire quella maledetta palla? Non la faceva mai scendere sul campo di gioco. Ma era collegata con un filo invisibile all’universo? Come faceva? Dimmi la verità Pavel. Hai sognato nuovamente Cafu? Si cara proprio lui, ma come fai a saperlo?
(Un sospiro di compassione della sig. Nedved ormai rassegnata per essere svegliata ogni maledetta notte dal suo compagno di vita).
Dormi amore che domani devi essere bello arzillo. Domani c’è il CdA della Juventus. Devi spiegare agli azionisti gli utili del primo trimestre dell’anno. Azz! Ahhh cavolo! Ops, l’avevo proprio dimenticato. Mi è sfuggito dalla mente. E non ho preparato il file Excel. Sai amò con tante cose a cui devo pensare. Come al solito, ma almeno hai formattato la penna usb? Amò non ti devi preoccupare di niente. Abbiamo qualche debituccio. Sì non lo metto in dubbio. Ma se vinco la finale di Champions League, io ti giuro, ti giurin giurello, che rimetto tutto a posto. Ma Pavel se quest’anno non siete nemmeno arrivati a quarti di finale? Ahhh! Ma davvero? Amò a che ora riceve domani il nostro medico di base? Mi faccio dare almeno una settimana di malattia. Che dici? Forse sono meglio due.

Al centro della difesa Fabio Capello aveva eretto un muro invalicabile, tutto in cemento armato. Don Fabio non è mai stato un anticonformista e tantomeno un esteta del calcio. Per intenderci Capello è l’anti Guardiola per eccellenza. Da Capello non potevi pretendere il bel gioco. Da Guardiola sì. E onestamente nemmeno una pettinatura decente per entrambi. Magari per una volta Fabietto si poteva presentare in conferenza stampa con la riga di lato. Niente di tutto questo. Era un capoccione. In trent’anni di attività ha sempre avuto lo stesso taglio dei capelli. Taglio modello Panettone di Francesco Ballicco. Don Fabio ai tempi del Milan non amava Roberto Baggio e all’inizio aveva visto con una certa diffidenza anche un altro genio assoluto del calcio: un certo  Dejan Savićević. Ma vi rendete conto? Roba da scomunica immediata. Roba da strappargli il tesserino da allenatore in mille pezzettini. Roba da pettinargli i capelli. Eh che cappero. Lo vogliamo dire o no? Se Roberto Baggio non fosse esistito, Marmellata #25 non sarebbe mai stata scritta da quel goloso di Cesare Cremonini. Non ci voglio nemmeno pensare! Per me sarebbe una tragedia vivere senza quella canzone. Senza Dejan Savićević, Don Fabio non avrebbe mai vinto la finale di Champions League contro il Barcellona.
Ma è anche vero che chi vince ha sempre ragione e merita tutto il mio rispetto.

Fabio Capello con il Milan aveva dominato in Italia e in Europa
. Per favore buon uomo: mi dia una peroni ghiacciata e una rosetta calda farcita con 300 grammi di mortadella fresca. La vuole con il pistacchio o senza? Mi faccia 150 senza e il restante con il pistacchio. E in quel periodo i muri non andavano di moda, anzi erano quasi tutti caduti a picconate e con il rock psichedelico delle canzoni dei Pink Floyd. Tutti a eccezione di uno, un muro argentino fatto come “Cristicchi” comanda. Classe 1978 nato a Laborde in Argentina, Walter Adriàn Samuel è stato uno dei difensori centrali più forti di tutti i tempi. E a quell’epoca tutti lo conoscevano con il soprannome di “The Wall”. Pensate quel soprannome è stato urlato a squarciagola così tante volte dai tifosi della Lupa che molti di loro poi avrebbero sofferto di una malattia tremenda: l’acufene. Oh my God! Perché proprio a me? E adesso come faccio ad ascoltare le canzoni di Gigi D’Alessio? Samuel tecnicamente è stato un calciatore sufficiente. Non aveva una grande tecnica di base. I piedi sembravano quelli del Gattopardo. Al contrario molto intelligente tatticamente e in marcatura, nell’anticipo e nel senso della posizione era un vero fenomeno. Un animale feroce in gabbia, lasciato appositamente a digiuno una settimana prima del match, in grado di sbranare la sua preda con un solo boccone. Altro che il lupo cattivo e i tre porcellini. Al centrocampo quella Roma aveva soltanto l’imbarazzo della scelta. Per carità di diodo in giro c’era di meglio, ma avevamo in rosa il centrocampista più sottovalutato del mondo: un certo Cristiano di Zanetti.  Questo ragazzo era un po’ fragile fisicamente, s’infortunava spesso, ma un calciatore fondamentale sia nella fase difensiva sia nella costruzione della manovra. Ad avercene oggi nella Roma di centrocampisti alla Cristiano Zanetti. Chapeau!  E in attacco c’era anvedi come balla Marco Del Vecchio. Il peggior incubo da incontrare per un certo Alessandro Nesta. In realtà il ruolo di Marco nella Roma scudettata fu più da centrocampista esterno o comunque da esterno d’attacco però molto sacrificato per la causa. Ma il suo lo fece e quindi anche in questo caso mi sento di affermare: Chapeau!  

Come Centravanti, c’era lui: il numero nove per eccellenza. Il numero nove che in una probabile All Stars alla Play Station vorresti avere sempre nella tua squadra. Il numero nove che tutti i tifosi gli volevano bene perché riconoscevano il suo grande talento ma anche l’attaccamento alla maglia. Il numero nove che per tanti anni ha fatto impazzire di gioia una tifoseria appassionata come quella di Firenze. Il numero nove che ha contribuito al terzo scudetto della Roma. Insomma se non l’avete ancora capito, vi voglio bene lo stesso, nonostante i numerosi indizi seminati in giro per il web, il mio numero nove per eccellenza è stato il grandissimo e immenso Omar Grabriel Batistuta. Nulla d’aggiungere? Chapeau Re Leone!  
E infine lui, il capitano Francesco Totti. Colui che si tiene sempre alla fine perché gli ultimi pezzi di pizza napoletana con il crostino alto saranno i primi. L’unico capitano! Il calciatore più forte della storia del calcio italiano. Un’atleta eccezionale che abbinava una straripante forza fisica a una tecnica sopraffina. Un’artista illuminato del gioco con il pallone. Un raggio di sole in una domenica uggiosa. Colui che oggi, adesso, mi lascia senza fiato perché entrambi siamo della classe 1976. E io sono cresciuto con Francesco Totti. E con lui ho vissuto l’era di Francesco Totti e della Roma di Fabio Capello. E adesso mi va di ballare al suono di una chitarra scordata. Francesco Totti, ma cosa ha fatto? E io spero ritorni presto l’era di Francesco Totti.
E adesso prendetemi un bella violinista con i tacchi a spillo, una minigonna vertiginosa, calze a rete e mutandine in pizzo che mi suoni una bella zingarata. E al mio cenno d’intesa, scateniamo l’inferno in questa piattaforma di juventini, interisti e milanisti. Siete pronti? Si? No! Boh? Forse! Si parte perché chi si ferma è perduto. E ora fate tremare le sedie sotto il vostro culo.
Ryan Friedkin ha portato a casa un colpo da sessanta, novanta, sessanta: la bellissima Diletta Leotta. Spero che ritorni presto, l’era di Francesco Totti. Spero che ritorni presto, l’era di Francesco Totti.  
Zingarata!


E adesso una vera “chicca” per tutti gli amanti di VxL. E per via del tutto eccezionale. Ohhhh! Non lo fare, ti prego Arsenico. Questa volta rischi grosso. E io lo farò alla faccia di chi mi vuole male. Il pezzo è mio e ci faccio quello che mi pare. Ebbene in via del tutto eccezionale andrò a revisionare uno dei proverbi più antichi del mondo. Cosa pensi Arsenico di Ryan?  Finalmente questo fa auuuu a tradimento! E mai possibile che di default i giovani debbono sempre imparare dai genitori? Ma chi lo ha detto? E poi se i genitori sono i vari Salvini, Di Maio, Renzi, Zingaretti, Meloni, Grillo…beh allora sì! Siamo messi davvero bene.    
Spero che ritorni presto, l’era di Francesco Totti. Spero che ritorni presto, l’era di Francesco Totti.  
Zingarata!

E adesso il grande finale a sorpresa, pam, pam, pam, solo per voi fedeli lettori, direttamente da youtube (ahhh speravate in youporne, red tube e kitmurt) sfruttando i potenti mezzi tecnologici messi a disposizione dallo scrivente: un PC e una connessione in HotSpot.
Ottimo il tandem con Montella. Vai Francesco. Ecco Totti, Totti, Totti, pallonetto di … Goal. Goal. Goaallllll. Goalllll! Go! Goallll! Goal Checcho Goal. Grande pallonetto Checcho e il 5 a 1. Mamma mia. E il 5 a 1. Devastanti. Devastanti. Passate tra le macerie, state facendo quello che vi pare. Divento gay. Questa volta lo dico, divento gay…….”.
Bip! Bip! Bip! Bip! Bip! Bip! Bip! Bip! Bip!
Spero che ritorni presto, l’era di Francesco Totti. Spero che ritorni presto, l’era di Francesco Totti.  
Zingarata! Tu! Na! Na! Na! Na! Na!

Mamma ma sono diventato gay? Cazzi tuoi figlio mio… cazzi tuoi figlio mio. Ahhhh! Però fa male, tanto male. Cazzi tuoi figlio mio.  
Zingarata! Tu! Na! Na! Na! Na! Na!
E mi raccomando voi rimettete le sedie a posto…se no siete tutti gay...
Bip! Bip! Bip! Bip! Bip! Bip!
Zingarata! Tu! Na! Na! Na! Na! Na!

Arsenico17