La sosta per le nazionali!
Da sempre nell'idea collettiva è maledetta da quei allenatori che vedevano nella loro squadra un momento positivo di risultati e prestazioni, così la sosta viene vista come un possibile stop a quelle dinamiche che erano positive per la squadra. Mentre viene vista come una manna dal cielo per quelle compagini che stavano faticando sotto il profilo dei risultati e delle prestazioni, così una sosta viene vista come una possibilità di ricaricare le pile, sistemare le cose e ripartire nel modo migliore. In realtà, almeno per le squadre di vertice, la sosta per le nazionali è un periodo piuttosto inutile visto che nei centri di allenamento, gli allenatori si ritrovano con cinque o sei giocatori, tanti sono i calciatori prestati alle rispettive nazioni in ogni parte del mondo, e così gli allenatori non possono fare altro che allenare i superstiti, o al massimo usare questo periodo per recuperare qualche infortunato o migliore la condizione di qualcuno altro.
Per le squadre medio piccole, invece, questo periodo è un po più utile, perché se non al completo, gli allenatori possono contare almeno su un buon 80/90% della rosa a disposizione, e di conseguenza usare questo periodo per lavorare bene e preparare al meglio il proseguo della stagione sotto il profilo fisico e dell'intesa. Così il ritorno dopo queste soste rimane sempre un punto interrogativo per tutte le squadre, soprattutto quelle che al ritorno non devono solo pensare al campionato ma anche all'Europa.

La Juve, ad esempio, la sua partita più brutta l'ha disputata proprio in questo contesto. A Firenze, contro la Fiorentina, dopo la prima sosta per le nazionali e prima della trasferta a Madrid contro l'Atletico. Gara sofferta, gambe molli e testa vuota. Perché staccare e attaccare la spina non è semplice o automatico, e le gambe girano se gira la testa altrimenti son dolori. I giocatori si aggregano alla squadra il giovedì, mentre i sud americani addirittura il venerdì, e il sabato si gioca. Non è semplice staccarsi da una realtà ed entrare in un altra senza mollare qualcosa. In più il Bologna di Sinisa, non è propriamente un avversario morbido che verrà allo Stadium per fare da comparsa, e quindi per Sarri sarà necessario un lavoro soprattutto mentale.
Perché tempo per allenare non c'è, bisogna velocemente capire le condizioni fisiche dei rientranti e cercare di trovare le chiavi mentali per accendere la spia giusta in ognuno di loro. Senza dimenticare, che poi martedì, ci sarà la partita di Champions contro il Lokomotiv Mosca che potrebbe dare qualche certezza in più.
Insomma, è l'inizio di un altro ciclo di partite importanti e tutte attaccate, e quella di domani nasconde delle insidie alle quali Sarri dovrà essere bravo a tenere alta la concentrazione prima di tutto.