La Serie B si gode due domeniche di sosta, dopo l’intensa settimana natalizia che ha visto la cadetteria protagonista nazionale, ormai consolidata, delle festività. Una scelta operata dalla Lega, sulla falsariga della gloriosa tradizione anglosassone, che si sta rivelando senz’altro vincente: stadi colorati e passionali (complice il periodo coincidente con minori impegni lavorativi), partite combattute e, pare, ascolti televisivi ottimali.

Approfittando di questa enorme pausa, i calciatori potranno riposare e recuperare in vista del girone di ritorno, mentre le società avranno modo di pianificare al meglio la sessione invernale di mercato, magari puntellando i team già prima del ritorno in campo e fornendo ai propri tecnici le rose adeguate ad affrontare la cavalcata fino alla fine della stagione.

Ma come è andata questa prima fase del torneo?

Premesso che a parte il vertice, tutte le altre squadre sono racchiuse in pochissimi punti, tanto che la distanza tra la zona play-off e play-out è di appena 5 punti, analizziamo quali sono le conferme, le sorprese e le delusioni di questa prima parte.

 

- LA SCHIACCIASASSI

Se si potesse decretare un verdetto con congruo anticipo, non ci sarebbe alcun dubbio: il Benevento è con un piede e anche più in Serie A.

La squadra di Inzaghi è la più forte a livello individuale e ha mantenuto una continuità per tutto il girone d’andata spaventosa, tanto che al giro di boa sembra irraggiungibile.

Tra i protagonisti spiccano senz’altro Viola ma soprattutto Letizia, che sta garantendo corsa e spinta da categoria superiore.

La società non vuol lasciare nulla al caso e sicuramente contribuirà anche nella sessione di gennaio al miglioramento della rosa.

Senz’altro sarà molto più difficoltoso replicare lo splendido primo step disputato, essendo previste trasferte insidiosissime nel girone che verrà, ma la “Strega” ha dimostrato di essere a mani basse la squadra più forte, completa ed ambiziosa della categoria.

I tifosi, fatti i debiti scongiuri, si augurano però di non ripetere l’unica stagione vissuta in massima serie, con retrocessione immediata e diversi record negativi. Ha pagato l’inesperienza, ma adesso ci dovrà essere maggior consapevolezza.

 

- NEOPROMOSSE SORPRESE

In molti si aspettavano un campionato entusiasmante, ma mai a questo livello: il Pordenone, ad oggi, sarebbe in Serie A.

I “ramarri”, guidati magistralmente da un top assoluto per la categoria quale Attilio Tesser, stanno disputando una stagione tutta voglia e genuinità. Da squadra simpatia (in parecchi ricorderanno l’impresa sfiorata contro l’Inter in Coppa Italia di qualche anno fa e la grande campagna social che precedette l’evento) si è trasformata in autentica squadra compatta e ordinata, capace di stravolgere i pronostici.

L’obiettivo conclamato rimane la salvezza ma, oggettivamente, non arrivare perlomeno in zona play-off rappresenterebbe un’occasione sprecata.

Meno “mediatica” ma altrettanto efficace è stata la prima parte della Virtus Entella: i liguri, anche loro candidati ad una stagione compromettente, stanno sovvertendo anch’essi le idee di inizio anno, stabilendosi in area play-off. Segreto dell’ottimo girone è sicuramente la difesa: è la terza meno battuta dell’intero torneo e rappresenta il vero pilastro su cui si basano gli ottimi risultati raccolti. Da segnalare la presenza fondamentale di un esperto della categoria quale Giuseppe “La Zanzara” De Luca, che sta apportando tutto il suo tasso di esperienza.

Anche per l’Entella, obiettivo salvezza ampiamente alla portata.

Per entrambe, alcuni interventi sul mercato (l’Entella, in particolare, avrebbe bisogno di qualche elemento maggiormente offensivo) potrebbero dare il giusto plus per ottenere qualcosa in più.

Una menzione altrettanto meritevole è quella della Juve Stabia: i campani, dati da tutti i sondaggi iniziali per spacciati, dopo un periodo iniziale di confusione mista a risultati poco incoraggianti, hanno trovato brillantezza e continuità, portandosi persino fuori dalla zona play-out.

Le “Vespe” hanno l’obiettivo di proseguire come fatto negli ultimi due mesi: se il trend rimane questo, la salvezza non sarà un problema e anche i play-off potrebbero non essere un miraggio.

 

GIOCO “DIVINO”

Il Crotone di Stroppa aveva bisogno di un “Messias” per poter avere una marcia in più: il calciatore brasiliano, che ha alle spalle una storia di sacrificio e sudore, è sicuramente il pezzo da novanta della squadra calabrese e, in generale, è senza dubbio la miglior rivelazione dell’intero torneo.

La sua verve, unita ad un centrocampo robusto, ha permesso alla squadra di sviluppare un gioco strepitoso, probabilmente il più bello fin qui ammirato nella categoria.

Con dei buoni interventi in difesa e in attacco (il solo Simy non può bastare e Vido e Maxi Lopez sono, per motivi diversi, dei fantasmi) la squadra potrebbe realmente essere la più autorevole candidata alla promozione, dopo i sanniti.

A inizio anno era tra le possibili outsider e si sta confermando la mina vagante per eccellenza.

 

LE DELUSIONI

E, come in ogni torneo, di pari passo con le sorprese sono immancabili le grandi delusioni.

Desta le maggiori perplessità l’Empoli: i toscani erano universalmente partiti come la squadra da battere, ruolo pian piano soffiato dal Benevento, che ha esattamente il doppio dei suoi punti. Una voragine.

I play-off sono un traguardo assolutamente alla portata ma serve un’inversione di rotta: l’avvicendamento in panchina Bucchi-Muzzi, al momento, non ha sortito l’effetto sperato. Ciò che deve cambiare è l’atteggiamento della squadra, la quale deve calarsi nel più fisico calcio cadetto.

Deludente anche il Chievo, sebbene chi scrive (e non solo) predisse una stagione altalenante dei clivensi: la squadra è da troppo tempo abituata ad altri palcoscenici e l’impatto con la nuova dimensione avrebbe senz’altro provocato problemi.

La squadra ha i mezzi per poter ambire ai play-off: oggettivamente, appare molto distante dalla promozione diretta, appannaggio di altre squadre che hanno dimostrato maggior completezza.

La regina delle deluse è però una soltanto: la Cremonese.

Guidata ai nastri di partenza da Rastelli (poi sostituito da Baroni) era considerata in estate, a seguito di una sontuosa campagna acquisti (sulla carta), tra le più accreditate a disputare un campionato di vertice.

Il mercato si è però rivelato un autentico bluff: la squadra annaspa appena sopra la zona retrocessione ed è stata costantemente nelle posizioni play-out.

L’equilibrio estremo può garantirle ancora qualche chance di recupero ma servono innesti di spessore e azzeccati, oltre ad un cambio di rotta totale da parte di squadra e ambiente.

 

- LE CONFERME

Ormai non fa più notizia: il Cittadella è ormai una realtà consolidata del campionato.

Una sorta di “Atalanta della B” quella di mister Venturato, trascinata dal rampante Diaw.

La tremenda ferita della finale play-off dello scorso anno avrebbe ucciso chiunque.

Chiunque, ma non i veneti, i quali, puntualmente, smentiscono tutti (il sottoscritto compreso) e continuano a replicare i fantastici campionati disputati anche in passato: pienamente con merito in area play-off, possono ambire a qualcosa in più, come avrebbero meritato anche la scorsa stagione.

L’Ascoli è invece saldamente ai piani alti, grazie alle reti di Scamacca e al rendimento interno da favola: il “Del Duca” è stato trasformato in un autentico fortino.

Oltre a qualche innesto, per puntare davvero in alto, occorre invertire il trend esterno: è la squadra che ha fatto meno punti fuori dalle mura amiche dopo il derelitto Livorno. Con qualche risultato migliore fuori casa, l’Ascoli potrebbe essere davvero una contendente pericolosissima per la promozione diretta.

Discorso leggermente diverso per Frosinone e Perugia: entrambe partivano per inseguire le primissime posizioni, ma si ritrovano in zona play-off e, tutto sommato, sono in linea con le ambizioni.

I ciociari, contrariamente alle altre retrocesse Empoli e Chievo, hanno mostrato sprazzi di bel gioco e maggior solidità (la squadra di Nesta è la seconda miglior difesa).

Il Grifone, invece, si è retto praticamente sulle reti di Iemmello, capocannoniere con largo margine sulla concorrenza.

Se si inseriscono alcuni elementi (in difesa in primis) a supporto del bomber catanzarese, la squadra potrà dire la sua.

 

LOTTA SALVEZZA

In coda, tutto o quasi come da copione, sebbene non manchino le opportune distinzioni.

Livorno e Trapani paiono già condannate all’inferno della C: entrambe hanno gravissime lacune (in particolar modo i toscani) e solo una rivoluzione sul mercato potrebbe far svoltare la stagione.

Il Livorno è stata la peggiore squadra del torneo, senza davvero riuscire mai a dare un segnale.

I siciliani, oggettivamente con una rosa non propriamente all’altezza, ci stanno almeno provando, anche se i limiti saranno colmabili solo con qualche sforzo a gennaio.

Discorso diverso per Cosenza e Venezia: le due squadre hanno mostrato a tratti un gioco interessante (soprattutto i lagunari) e hanno i mezzi per potersi togliere dalla zona rovente.

I “Lupi” sono tra le squadre meno attrezzate per la permanenza, ma Braglia e la nuova stellina Rivière potrebbero sovvertire una condanna quasi scritta in partenza.

Il Venezia è invece un mistero: nonostante una proposta di gioco coraggiosa ed offensiva, non riesce a tirarsi fuori dai fanghi.

Rimane però, ad avviso di chi scrive, una squadra da salvezza tranquilla.

 

CARNE O PESCE?

Infine, quattro squadre che si fa davvero fatica ad inquadrare, sebbene per motivazioni diametralmente opposte.

Il Pescara è una realtà che quasi sempre deve puntare in alto, per storia e bacino d’utenza. Il “Delfino”, però, ha attraversato un momento iniziale di crisi, mitigato da qualche risultato positivo e inaspettato (su tutti la clamorosa vittoria contro il Benevento per 4-0, unica sconfitta della capolista finora).

C’è da capire qual è la vera versione degli adriatici: risposta non semplice.

Eterno dilemma la Salernitana: la squadra è incomprensibile, e davvero si fa fatica a capirne la reale dimensione.

Probabilmente il decimo posto sarà la collocazione finale, ma resta il rammarico per quella sensazione di poter dare qualcosa in più senza riuscire ad esprimerla.

Stessa sorte per lo Spezia: sembra che possa sempre arrivare al colpo grosso, ma inspiegabilmente crolla sempre. Anche quest’anno sembra una di quelle stagioni da massimo raggiungimento dei play-off, se va bene, altrimenti non paiono esserci i margini per grossi sussulti.

Infine, il Pisa: la matricola neroazzurra ha trovato in Marconi un’arma letale, e la salvezza è assolutamente alla sua portata.

Ma con un bomber che finalizza così tanto, perché accontentarsi?