La Juventus esce sconfitta, per tre reti a uno, nel match di Supercoppa Italiana nuovamente demolita - soprattutto nelle convinzioni sarriane - dalla Lazio di Simone Inzaghi.

I tifosi, il Presidente, il Direttore Sportivo e, soprattutto, la povera Olimpia data per dispersa sono tutti (?) al settimo cielo per il terzo e prestigioso nonché meritato trofeo messo in bacheca durante l’era, fruttuosa, di Mr. Simone Inzaghi.

Lode a te, o Simone, Re di eterna gloria.

Lode a te, o Simone, Re di eterna gloria.

Lode a te, o Simone, Re di eterna gloria.

Al contrario sull’altra sponda del Tevere, per tutti i veri tifosi giallorossi, non resta altro che piangere così come in una commedia, esilarante ma nello stesso tempo romantica, di Massimo Troisi e Roberto Benigni. Un dollaro! Infatti nell’era americana, per intenderci quella di Pallotta per non sbagliarci, per i giallorossi di trofei messi in bacheca nemmeno – aimè è tutto vero! – quelli in palio negli inutili e noiosi tornei estivi. Che tristezza!

L’anno che verrà è alle porte, il tempo è ormai maturo per intime confidenze anche per il caro caporedattore: “Dopo l’ennesimo successo targato Simone Inzaghi, per i laziali l’estate calda del 2016 è soltanto un lontano ricordo riposto, per sempre, in una vecchia valigia?”.    

Ricordo per amore della cronaca. Periodo estivo in cui la Lazio aveva ufficializzato, come nuovo allenatore biancoceleste, il navigato ed esperto tecnico, argentino, El Loco Bielsa. Quest’ultimo avrebbe dovuto sostituire un giovane allenatore, alle prime armi, di nome Simone e di cognome Inzaghi che, evidentemente, non aveva convinto a pieno gli alti vertici laziali. L’Italia non è un paese per giovani. Dopo un lungo tira e molla - tra polemiche e colpi di scena da una parte e l’altra, perché quando c’è di mezzo il dr. Lotito il divertimento è sempre assicurato come in un film commedia degli anni ottanta magari con protagonista Lino Banfi - non se ne fece più nulla e, per fortuna dei laziali, Simone Inzaghi rimase, a tutti gli effetti, come allenatore in pectore della Lazio.

Quella storia di calciomercato – degna del più classico degli sliding in doors – sembrava ormai vecchia e sepolta, chiusa a chiave a doppia mandata in un armadio, almeno per tutti i protagonisti di allora. Ma la vita spesso è imprevedibile – aimè se lo è! – anzi come avrebbe affermato il grande scrittore, Victor Hugo: “Si uccide un uomo con l’imprevisto come un bue con la mazza!”;  Difatti il tecnico laziale, a bocce ferme, non si è lasciato scappare la ghiotta occasione per togliersi il classico “sassolino” dalla scarpa – nonostante i festeggiamenti in corso per il prestigioso traguardo conseguito con lo scalpo della squadra più forte d’Italia (?) – con una dichiarazione, criptica, rivolta a uno o più destinatari per il momento solo sottointesi: “Dedico il successo ai parenti più stretti, papà, mamma e figli che hanno sempre creduto in me, soprattutto, quando i risultati non venivano, nonostante il gioco della mia squadra sia stato sempre molto propositivo! Non dimentico chi non ha creduto in me e lo tengo ben presente!”.

Il calcio è anche questo, perché per sopravvivere esso si nutre desideroso della vita stessa!

O meglio, bando a facili filosofismi da parte dell’umile scrivente. Da sempre affermo, con la stessa semplicità che una prostituta utilizzerebbe, all’occorrenza, con un suo fedele cliente: “Un giorno sei un fenomeno, l’altro sei, semplicemente, un coglione…”.

In un certo senso - se ci pensate possibilmente senza pregiudizi di sorta - come il sottoscritto la pensa pure un certo Massimiliano Allegri che di professione non fa il blogger bensì, beato lui, l’allenatore di calcio. Di recente il buon Max alias acciughina -  intervistato dal New York Times e da ESPN - non si è lasciando andare a facili filosofismi solo per aggraziarsi i finti e ipocriti intellettuali del calcio moderno: “In Italia si parla di schemi e tattica. Tutte cavolate. Il calcio è arte e gli artisti sono i giocatori di livello mondiale. Non devi insegnare loro nulla, basta ammirarli. Tutto ciò che devi fare è metterli nelle migliori condizioni per far bene. L’allenatore deve mettere gli altri giocatori in una posizione ideale per portare la palla a campioni come Ronaldo, Dybala, Seedorf, Ronaldinho, Pirlo o Totti (quest’ultimo introdotto per licenza artistica dello scrivente) poi una volta che hanno la palla decidono loro cosa farne, quale è la decisione migliore. Mio figlio ha otto anni e ogni tanto andiamo su YouTube e guardiamo i grandi giocatori, le cose fantastiche che fanno in attacco e in difesa, perché il calcio è arte”.

Ritornando alla Supercoppa Italiana, per pochi secondi, mi rivesto nei panni di un giornalista sportivo che, confido in anteprima mondiale, mi stanno davvero tanto stretti. Per questo motivo, in ogni mio pezzo, li vorrei strapparli di dosso il prima possibile…per rimanere nudo, proprio, come mamma mi ha fatto.   

Non devi essere di bocca buona per affermare che gli uomini di Inzaghi sono stati cinici e spietati, giocando prevalentemente in contropiede con le ripartenze veloci così come avrebbe fatto, in passato, la Juventus brutta ma cannibale e vincente di Max Allegri.

I bianconeri di Sarri, al contrario, hanno cercato di imporre il proprio gioco offensivo agli avversari così come avrebbe fatto - se fosse stato l’allenatore della Lazio nel più diabolico degli sliding doors -  l’esperto tecnico, argentino, El Loco Bielsa.

Così è la vita cari amici! Fuori c’è il sole e, oggi, fa pure caldo! A causa del demone per la scrittura - pensate che scemo! - a pranzo ho mangiato, soltanto, un arancio e due mandarini di cui uno, anche, putrido…….

Ascoltate un fesso sempre se ne avete voglia: nella vita tutto è più semplice di come vi sembra e se davvero, come sostengo, il calcio per sopravvivere si nutre desideroso della vita stessa, allora tutto ha un senso compiuto perfino la sconfitta e quel mandarino andato a male….

Concludo con voi cari tifosi bianconeri! Non vi crogiolate più del dovuto nella sconfitta, per favore non siate depressi anzi “fatevi” il piacere godete di essa perché nella sconfitta ci può essere il gusto della prossima vittoria…magari chi lo può dire… con un po’ di fantasia, quella più desiderata di tutte….  

L’anno che verrà è alle porte, il tempo è ormai maturo per intime confidenze.

Arsenico17, il blogger di punta di VXL, augura a tutti voi, nessuno è escluso, un buon anno e soprattutto - non me ne volete sono proprio fatto così, di educazione riconoscente - a chi ha sempre creduto nel sottoscritto nonostante tutto……

GRAZIE!

L’anno che verrà è alle porte, il tempo è ormai maturo per intime confidenze.

Confido che non ho mai avuto l’ambizione di essere un “vero” giornalista, la società è piena di queste figure e, diciamolo sottovoce, a volte se ne farebbe volentieri a meno… shhhhhhhh!!!

Poi sono di studi tecnici, sono un po’ tanto ignorante con la grammatica!

Vi è piaciuto l’articolo? Si? Sono contento! Boh! Sono perplesso! No? Beh chi se ne frega anche i Cugini di Campagna negli anni settanta erano snobbatati dai finti, moralisti e ipocriti intellettuali di quel tempo…però poi, chi sa come mai, tutti nelle loro case li ascoltavano di nascosto……..

Da oggi sarò per tutti il nobile Sir. Cugino di Campagna!

Così è la vita, cari amici! Fuori c’è il sole e, oggi, fa caldo! A pranzo ho mangiato, soltanto, un arancio e due mandarini, di cui uno anche putrido…….

E in tanto…tiè beccati una canzone dei cugini di campagna!!!

Perché la vita è meravigliosamente!

 

 

AUUUUUUUUUUUUU!

 

Arsenico17