Nella stagione del nono tricolore consecutivo sono più le incertezze che le gioie a turbare il futuro della Vecchia Signora. Juventus-Lione sembra essere stata la goccia che abbia fatto traboccare il vaso, tra un allenatore mai amato dal pubblico e l'intera piazza bianconera.  Le prime avvisaglie si erano già avvertire al suo arrivo. Le dichiarazioni al veleno contro la Juve rilasciate durante la permanenza a Napoli e il dito medio rivolto a i tifosi piemontesi sul pullman che portava i partenopei allo stadio prima dello scontro diretto allo Juventus Stadium, nel non troppo lontano 22 aprile 2018 è una ferita ancora troppa aperta per essere dimenticata. Il bel calcio espresso sotto il Vesuvio o la praticità vista nel Regno Unito con il Chelsea, sotto la Mole non si è mai concretizzato. Sicuramente per il tecnico napoletano questo era l'anno zero, difficile per tutti, basta vedere anche Conte a Milano, però la Juve in questa stagione sul piano del gioco ha fortemente deluso. Non si è mai vista una squadra cinica e cattiva che vincesse per 1-0 nelle giornate storte o una compagine spumeggiante che cavalca il suo momento migliore demolendo l'avversario di turno, Allegri docet. 

Gli uomini di Sarri hanno sempre sofferto, aggrappandosi ai singoli. Sua maestà Ronaldo in primis, che contro i transalpini ha praticamente giocato da solo, o Dybala, rientrato dal post Covid in un ottimo stato di forma andando a segno per 4 giornate consecutive. Non si è riusciti ad esprimere quella manovra corale marchio di fabbrica a Torino da diversi anni. Tolto Bentancur (in ombra ieri sera) che ha avuto una forte crescita esponenziale, per il resto poca roba: con la bocciatura di Pjanic, uno dei migliori nel suo ruolo e ormai volato a Barcellona, i mancati inserimenti di Ramsey e Danilo, l’involuzione di Alex Sandro inesistente sulla fascia sinistra o le incertezze difensive di Bonucci. Lì davanti alle bizze di Douglas Costa si è aggiunto il mancato salto di qualità di Bernardeschi e il rilancio di un ormai compassato Higuain, da sempre pupillo del tecnico. 

Il primo campanello d'allarme era già scattato la sera del 11 luglio nel 2-2 contro l'Atalanta, anche se quella partita ha in parte sancito lo scudetto a Vinovo. Al di là del rigore giusto o sbagliato che sia, si è assistito dopo tanto tempo ad una squadra più forte delle zebre sul piano atletico e tecnico/tattico, gap colmato solo con lo strapotere del portoghese. Gli uomini di Sarri da quel pareggio sembrano aver subito un contraccolpo psicologico che esclusa la comoda vittoria contro un’accomodante Sampdoria e uno striminzito 2-1 con una Lazio in forte crisi di risultati, abbiamo assistito a prove sconcertanti, sconfitte inaspettate come quelle di Cagliari e Udine o il pirotecnico 3-3 di Reggio Emilia, da partita di calcetto invece l'1-3 subito dalla balbettante Roma, che hanno fatto chiudere il campionato a -1 dal Inter. 

Performance che non rientrano nello stile Juve, nonostante come già detto in precedenza lo scudetto dopo gli orobici fosse stato già messo in cassaforte, ma sicuramente l'atteggiamento non piaciuto alla società. Dopo la prova nulla contro i transalpini, match senz'altro condizionato da errori arbitrali, la fiducia verso Sarri comincia a traballare, basti pensare a cosa sarebbe la Juventus oggi senza il suo Cr7. L'idea Antonio Conte, in rotta di collisione ad Appiano Gentile, sembra essere molto più di un'affascinante suggestione.