Continua nei social a diffondersi in modo importante l'hashtag #SaveHakeem. 

Del Bahrain noi abbiamo iniziato a sentirne parlare, in gran parte, da quando lì si svolge in gran premio di Formula1. Ma si tratta di un Paese dove i diritti umani sono un mero optional, dove le repressioni, soprattutto contro chi denuncia violazioni in materia, sono pesantissime. Ed in questa cornice vi rientra la storia dell'ex  calciatore nazionale del Bahrain, Hakeem al-Araibi, che si trova in una prigione tailandese e rischia di essere estradato Bahrain. Lì potrebbe affrontare un processo iniquo, carcere e persino torture.
Come denunciato da diverse organizzazioni di diritti umani. Esiste un movimento internazionale che si è attivato a suo sostegno, è stata addirittura creata anche una pagina di Wikipedia in lingua inglese. Dal 2011, Hakeem ha denunciato il sistema delle torture e delle altre violazioni dei diritti che accadono Bahrain. Nel 2014 è fuggito da quel Paese dopo essere stato condannato ingiustamente per vandalismo a una stazione di polizia, un crimine che avrebbe avuto luogo mentre giocava a calcio in una partita televisiva. Da quel momento aveva ottenuto lo status di rifugiato in Australia e giocava per una squadra australiana. Lo scorso dicembre è andato in Thailandia con la propria moglie per la luna di miele, ma all'aeroporto di Bangkok e rischia l'estradizione. 
La FIFA, ad oggi, pare non aver preso alcun tipo di provvedimento. In rete, intanto, la mobilitazione è ad altissimo livello. E sarebbe che anche il calcio italiano si attivasse. Si chiede un gesto simbolico. Di scrivere sul pallone, sulla maglietta di calcio, #SaveHakeem e diffonderla in rete, affinchè anche la FIFA si attivi insieme al mondo del calcio che dice di voler tutelare i diritti umani e diffondere la cultura del rispetto.  Affinchè si faccia un gol per i diritti umani. Ovviamente non è necessario condividere solo nell'ambito calcistico questo messaggio di solidarietà, ma è importante che si diffonda a partire dal calcio, mondo a cui appartiene Hakeem.