Sadio Mané è nato in Senegal il 10/04/1992; un peso forma di 69 Kg per un’altezza di 1,75 m.

Il ventottenne africano non ha certamente bisogno di una presentazione ufficiale da chicchessia (tantomeno dallo scrivente che di professione fa il blogger per caso) perché egli è un calciatore famoso del Liverpool Football Club. Uno tra i migliori elementi nella rosa del club inglese e uno tra i più forti attaccanti africani di tutti i tempi. Con i Reds ha vinto tutto quello che c’era da vincere in carriera, dalla Premier League fino alla Coppa dalle grandi orecchie: La mitica Champions League, il trofeo più ambito da tutti i calciatori e gli allenatori del pianeta.  

Con l’egiziano Salah e il brasiliano Firminio, Sadio Mané forma un tridente da urlo che abbina, in un cocktail perfetto, i tre ingredienti basilari per il gioco del bel calcio (quelli più virtuosi): quantità, qualità e fantasia. I tre loschi individui, dai volti scuri e i lineamenti mascolini, non sono calciatori qualunque - magari delle matricole dalle carni tenere, bianche e succulenti da dare in pasto al miglior offerente - bensì sono degli uomini belli e fatti e, soprattutto, con il coltello ben affilato tra i denti aguzzi. Tu chiamala se vuoi esperienza di vita o istinto di sopravvivenza.  

Ventotto anni all’anagrafe - e non sentirli affatto grazie al Dio del calcio - rispettivamente per l’africano e l’egiziano e, al contrario, soltanto un anno in più per il brasiliano in modalità on per ascoltare la miglior musica samba in circolazione: Shimbalaiê, quando vejo o sol beijando o mar. È tutto grasso che cola per gli ingranaggi di una macchina perfetta e cioè uno strumento bellico votato al gioco dell’attacco. Perché la miglior difesa resta pur sempre l’attacco. E io sono decisamente d’accordo con l’inventore della frase. In natura avete mai visto una preda con in spalla il fucile carico a pallettoni di un cacciatore?

Una bomba atomica da sganciare, durante i 90 minuti e oltre, nel rettangolo verde in prossimità dell’aria piccola di gioco degli avversari. Un’arma micidiale alla mercé di un esercito invincibile. Un reparto avanzato di eccellenza per sottomettere tutti i popoli della terra. I tre forti attaccanti sono stati arruolati in un esercito pronto a combattere fino all’ultimo sangue in nome del tifoso sovrano e della propria passione. Un gruppo di persone coese in nome di un unico Dio, il Liverpool. Tutti insieme nel bel mezzo di una tempesta, mano nella mano, l’uno al fianco dell’altro e sempre a testa alta per guardare negli occhi il nemico.  Una setta di sognatori incalliti che non hanno paura del buio e con una grande speranza nel cuore perché walk on walk on with hope in your heart and you'll never walk alone.

Un esercito invincibile costituito da centinaia, migliaia e milioni tra uomini, donne e bambini alla cui guida - come un faro luminoso nella notte - c’è un generale esperto dai riccioli d’oro e la barba argentata: il tedesco Jürgen Klopp bensì l’uomo dalle due facce, il sig. Jürgen (il perdente) e il suo alter ego Mister Klopp: il vincente.

Perché nel mondo del calcio tutti i protagonisti possono essere scissi in due metà speculari. Da una parte ci sono migliaia di corpi “freddi” destinati al peggior veleno e cioè la sconfitta. E dall’altra ci sono altrettanti corpi “caldi” in attesa di essere salvati dall’unico antidoto disponibile sul mercato: la vittoria.  Quello del calcio è un mondo imperfetto. Ed è forse questo il motivo principale per cui ci piace così tanto questo meraviglioso sport di squadra. Perché la natura stessa dell’uomo è imperfetta, condannata dal peccato originale. In un mondo imperfetto (anche ingiusto) ove il pallone può essere sia una prelibata pietanza per gli dei, sia il mangime a poco costo per i maiali. È in questa realtà che - tra le luci della ribalta e le ombre della misera condizione umana - nascerà la storia umana e professionale di Sadio Mané. Una storia vecchia come il mondo. Perché una bella storia non appartiene mai a nessun uomo. È un patrimonio dal valore inestimabile per tutti gli esseri viventi.  

Questa è la storia dell’uomo nero venuto in Europa dall’Africa. E mi raccomando. Tu non lasciare il cibo nel piatto perché ci sono i bambini in Africa che non hanno niente da mangiare. E comportati bene, e fallo subito, perché se fai il cattivo questa notte l’uomo “nero” ti verrà a cercare…

Benvenuti in Occidente e più precisamente nella culla della democrazia e della libertà. Nella casa comoda dell’uomo bianco che ci educa “da sempre” a suon di parole (spesso stonate) che vibrano tra le foglie secche ai piedi di alberi secolari; Parole e ancora parole su parole che spesso stanche si posano come la polvere sugli oggetti, sulle persone e nelle strade delle città. Oggi più che mai deserte per via del covid-19.

Si, Signore! Lei mi dica quello che devo fare e io lo farò. È soltanto un vizio di forma o è la giusta condanna per i peccati fatti in una vita precedente?  

Sadio Mané è nato in Senegal. A migliaia di chilometri di distanza dalla dimora comoda dell’uomo bianco. In certo senso (se ci pensate senza il pregiudizio) egli in quella casa comoda c’è sempre stato. Talvolta il sig. Mané era l‘ospite indesiderato in carne e soprattutto in ossa durante il pranzo abbondante della domenica o la cena scarna del lunedì. Altre volte egli era il fantasma venuto fuori per caso dalla TV. E altre Sadio è stato il classico scheletro uscito di nascosto da un armadio in una notte di forte pioggia e di vento freddo.

IN AFRICA
L’Africa è uno stato mentale, io lavoro in Europa, ma sogno in Africa (Samuel Eto’o)”.

Quando si parla dell’Africa spesso lo si fa in modo superficiale e magari prendendo in esame soltanto gli aspetti negativi di uno dei Continenti più belli, antichi e affascinanti del mondo. Purtroppo è nella natura dell’uomo il becero pregiudizio, spesso allo scopo di avere un metro di paragone tenente al negativo e troppo livellato verso il basso. Questo ci fa sentire migliori di quello che in realtà siamo. È una magra consolazione, un placebo velenoso, un’illusione perversa della mente, perché è soltanto l’immagine (di noi stessi) riflessa in uno specchio rotto che, prima o poi, andrà in frantumi in milioni di piccolissimi pezzi.  

Anche Sadio Mané è stato un bambino, come tanti altri fanciulli (forse più fortunati) dalla pelle bianca. Niente di veramente eccezionale. Soltanto due braccia, due gambe e una bocca da sfamare. In passato dall’Africa non sono state certificate doti particolari per il fanciullo senegalese. Difatti Sadio non eccedeva in nessuna tra le principali forme di arte al mondo. Né un musicista, né un ballerino, né uno scrittore e tantomeno uno scultore famoso. Soltanto un bambino dalla pelle scura come il carbone; quel combustibile fossile contenuto nelle viscere della madre terra.

LA MEGLIO GIOVENTU’
Sadio Mané trascorre la gioventù, alternandosi tra il duro lavoro nei campi e il gioco più bello di tutti: quello del pallone.
La scuola in Africa per i poveri è spesso un’utopia e non fa un’eccezione per il giovane Sadio. Per il ragazzo il futuro è soltanto un piccolissimo dettaglio sintetizzato in una frase forse un po' banale: Meglio non pensarci oggi, perché domani è un altro giorno. Talvolta, durante le ventiquattro ore, il pensiero del giovane ragazzo va su un grande sogno da realizzare e altre su un’idea fugace che si infrange sulla quotidianità di una piccola cittadina del Senegal sudoccidentale; una città che si erige sulla sponda destra del fiume Casamance. In Africa per il giovane Sadio la vita è soprattutto rincorrere un pallone di cuoio - spesso a piedi nudi e altre volte con le scarpe rotte: ma poco importa perché non è da questi piccoli particolari che si valuta un calciatore - in una tra le tante strade polverose di Sedhiou.

"Nella mia città, giocavo per strada o dove capitava! Mi buttavo nella mischia con i ragazzi più grandi perché per me il calcio era puro divertimento e un sogno da realizzare!

CASA DOLCE CASA

Perché nonostante tutto, il luogo in cui un uomo nasce è il posto più bello del mondo. È qui che albergano i ricordi più belli: quelli con gli affetti più cari e i parenti più stretti tra i quali mamma, papà e i fratelli; e quelle strade polverose, un giorno o l’atro, parleranno anche di te e di quel bambino con un sogno da realizzare.   

"Lasciai la mia città per andare a Dakar assieme a mio zio per effettuare dei provini. Durante il provino c’era un uomo anziano (il selezionatore) che mi guardava stranito per via delle mi scarpe rotte. Come puoi pretendere di giocare con quelle scarpe vecchie e rotte? E poi con quei pantaloncini ridicoli? Sei sicuro che vuoi diventare un calciatore?".

Ho portato con me la mia migliore attrezzatura a disposizione e il mio sogno da realizzare: quello di diventare un calciatore professionista. E infatti spesso l’abito non fa il monaco. E per Sadio Mané mai un proverbio fu tanto azzeccato. Perché nella vita se tu ci credi veramente anche un piccolissimo sogno può smuovere una grande montagna. Dopo il provino, il ragazzo fu subito ingaggiato dall’Accademy della capitale del Senegal. Troppo grande il sogno del giovane Sadio per poter essere infranto sul primo scoglio nel mare della vita.   

A 15 anni Sadio Mané lascerà l’Africa per inseguire un sogno, quello di diventare un calciatore professionista.  Ma non è stato affatto facile, cosi come egli ama ricordare ai suoi tifosi. Perché quando si lascia la propria casa, qualcosa di te resterà sempre sepolto nel passato: in quelle strade polverose dove un altro bambino rincorrerà un palloneE in Europa la storia di Manè si incrocerà con quella di milioni di altre anime nel mondo. 

Prima in Francia al Metz nel regno di una creatura mitologia con le fattezze di un drago, il Graoully. Poi in Austria al Salisburgo per due stagioni nelle quali siglerà la bellezza di 31 marcature.

Il 31 agosto 2014 passa al Southampton per circa 23 milioni di euro. Manè realizza un altro sogno (forse il più bello di tutti) perché lui è nato per sognare (È fatto della stessa materia dei sogni). Il dolce sogno di giocare nel campionato più bello del mondo. Ma il ragazzo senegalese sembra non volersi mai svegliare dal quel sogno di gioventù e infatti nell’Agosto del 2016 viene acquistato dalla seconda squadra più titolata d’Inghilterra, il Liverpool di Klopp. Per una vita sempre all’attacco a rincorrere, a tutta velocità, un pallone per realizzare il sogno di una vita. Ai più, quelli con i piedi per terra, apparentemente impossibile.

"La mia famiglia non vedeva di buon occhio il calcio. Loro sono molto religiosi e volevano qualcosa di diverso per me. Ma quando hanno capito che nel mio cuore e nella mia testa c'era solo il calcio si sono convinti a lasciarmi andare a Dakar. All'inizio si sono opposti, ma poi hanno capito che era l'unica cosa che volevo e mi hanno aiutato".

Un piccolo sogno poi diventato così grande da non essere più tenuto in un cassetto, nato in Africa tra le strade polverose di Sedhiou.

 “Sono cresciuto con molti calciatori di talento che poi non sono diventati professionisti. Ho fatto tanti sacrifici per raggiungere il successo. Oggi sono qui, senza rimpianti, sto vivendo il mio sogno”.

Questa è la storia di Manè, quella dell’oro nero dell’Africa. Una storia vecchia come il mondo. Perché una bella storia non appartiene mai a nessun uomo. È un patrimonio dal valore inestimabile per tutti gli esseri viventi. È la storia di quel piccolo bambino che vive dentro di noi; Quel fanciullino coraggioso che non smetterà mai di sognare anche se il mare della vita, un giorno, sarà in tempesta. Perché alla fine della tempesta c’è sempre un cielo d’oro e la dolce canzone d’argento cantata dall’allodola. E tu cammina nel vento, cammina nella pioggia anche se i tuoi sogni saranno sconvolti e scrollati va avanti, va avanti con la speranza nel tuo cuore e non camminerai mai da solo, non camminerai mai da solo e va avanti, va avanti con la speranza nel tuo cuore and you’ll never walk alone You’ll never walk alone.

Arsenico17

 

Note biografiche: https://www.goal.com/it/news/3316/goal-50/2016/11/08/29294282/man%C3%A9-story-la-stella-del-liverpool-che-giocava-con-le-scarpe