Jacques Prévert
“I ragazzi che si amano si baciano in piedi, Contro le porte della notte, E i passanti che passano li segnano a dito, Ma i ragazzi che si amano, Non ci sono per nessuno, Ed è la loro ombra soltanto, Che trema nella notte, Stimolando la rabbia dei passanti, La loro rabbia il loro disprezzo le risa la loro invidia, I ragazzi che si amano non ci sono per nessuno, Essi sono altrove molto più lontano della notte, Molto più in alto del giorno, Nell'abbagliante splendore del loro primo amore.”

Arsenico17
In ogni uomo c’è una storia da raccontare
. Bella o brutta che sia, non è questo il punto della questione. Una storia è come un vecchio puzzle costituito da centinaia, che dico, migliaia, che dico, milioni di piccolissimi pezzi a incastro l’uno nell’altro. Wow! Solo incastrando, tra di loro, tutte le tessere del puzzle, si può finalmente risalire al significato di ogni storia; anche di quella più oscura e ingarbugliata.
Ciononostante - ahimè è tutto vero - nella vita la prima impressione è quasi sempre quella che conta. Loro, chi? Gli illuminati ce lo hanno inculcato fin dalla culla. Vi chiedo: “Nella vita basta, realmente, così poco per giudicare una persona?”. Al dolce quesito - così su due piedi e costantemente in bilico tra la ragione e la follia - non saprei proprio cosa rispondere. Che io sia maledetto? Eppure - se ci pensate cari lettori - nella società contemporanea non sono, unicamente, le persone a essere discriminate a causa di una fugace ma ingenua impressione; che si consuma avidamente come il battito di un ciglio. Bensì, ahimè, ci sono anche gli oggetti in un certo qual senso; In Giappone, per esempio, anche le cose hanno un’anima: si chiamano tsukumogami e, secondo una credenza giapponese, hanno origine da un utensile che abbia compiuto almeno 100 anni. Non siete convinti o almeno non del tutto? Resettate, solo per un momento, le vostre esigue credenze mortali. Stanislavskij! Chiudete gli occhi - solo per pochi secondi - e provate a immedesimarvi con la grande sofferenza fisica ed emotiva di una povera maglietta appesa per ore - per il collo o per le spalle - su una fredda cruccia in un negozio in una tra le tante vie affollate nel cuore della grande Milano.

Corso Buenos Aires, Milano  
Carina quella maglietta, vero? Eh se la provassi con o senza mascherina? Sì! La voglio proprio provare, per festeggiare la fine del lockdown. Tanto, oggi, non ho nulla da fare. Mahhh! Cosa c’è che non va? C’è qualcosa che non mi convince in quella strana maglietta. Strana? In che senso? Non saprei proprio. Cioè? È una sensazione bislacca, oserei definirla… di pelle. Di pelle? Tu non puoi capire. Ma non vedi che ti sta benissimo? Si? Si! Dici? Dico! Davvero pensi che mi stia bene? Ti sta benissimo, fidati di me. No! Preferisco lasciarla, costa troppo e poi non mi serve……

Abbandonando al triste destino tutta la categoria merceologica del tessile - pensate nel mondo si contano milioni di capi (in cotone o in lana) appesi ingiustamente per il collo o per le spalle ad una fredda cruccia - non solo le persone e gli oggetti possono essere discriminati, bensì anche le azioni…
Di recente, difatti, hanno fatto grande scalpore le dichiarazioni del noto direttore di www.calciomercato.com, il Dr. Agresti Stefano, a sfavore di una esigua minoranza di blogger in VxL. Per non perderci in chiacchere sterili - mi consenta caro lettore - vorrei entrare subito in merito alla discussione, di seguito andando a riportare “fedelmente” le parole del noto giornalista sportivo, nonché il mio caro Direttore:

“Caro XXXX, sono io che ringrazio lei per la gentilezza e le parole. Ho letto il suo articolato pezzo e le faccio i miei complimenti. E non è affatto vero che il suo apprezzamento non mi è di alcun aiuto. In un periodo in cui è diventato facile scagliarsi contro chiunque, è molto più complicato affiancarsi alle idee altrui, apprezzo in modo particolare chi dice: sono d’accordo. Magari non fa sobbalzare sulla sedia nessuno, vero obiettivo di troppa gente, ma dimostra equilibrio e sensibilità”.

Parole con un significato profondo, dirette verso un bersaglio preciso, scaturite in un momento di rara sincerità umana e professionale. Pensate, un grande Direttore che si è fatto uomo per scendere dal suo cielo per entrare nella nostra carne virtuale: Il corpo di un umile blogger bianconero che la pensa esattamente come lui. Nel blogger juventino, Agresti si è incarnato per diventare uomo come lui; così facendo Stefano ha aperto la strada verso il suo mondo, verso la comunione piena con lui.
Apriti cielo, non l’avesse mai fatto. Appena dopo, le profetiche e imparziali parole del nostro caro e amato direttore, è insorto ferocemente il gruppo dei blogger della Scuola dei sobbalzatori sulla sedia estinta. Per onesta intellettuale, devo precisare che i rivoltosi sono una sparuta e insignificante minoranza di loschi, ambigui e vanitosi individui.

“E’ profondamente ingiusto. Le dichiarazioni del Dr. Agresti sono fuori luogo perché sono altamente lesive per l’immagine di una categoria di blogger. Per di più esse sono fortemente discriminanti sull’azione del salto della sedia da parte dei nostri affezionati lettori”.
Contemporaneamente hanno protestato - in modo assolutamente pacifico ma significante - anche tutti quei lettori di Vivo per Lei e, per solidarietà, anche quelli di www.calciomercato.com abituati ai pezzi “spumeggianti” del Dr. Russo Pippo.

“Non è giusto, caro Direttore! Deve sapere che noi lettori di www.calciomercato.com rischiamo la vita ogni santo giorno; il salto della sedia spesso avviene in condizioni di scarsa sicurezza. Le sedie di casa, caro Direttore, non sempre sono dotate di un adeguato dispositivo di protezione individuale: il cuscino. Per cui il nostro scatto istintivo danneggia spesso le nostre chiappe con ematomi temporanei che fanno fatica a riassorbirsi nel tempo. Per di più, caro Direttore, deve sapere che le nostre chiappe, con il passare del tempo, vanno incontro a usura maggiore rispetto a tutti gli altri lettori, proprio a causa del salto. Per tutte queste ragioni ci sentiamo profondamente penalizzati e offesi dalle sue riflessioni anche se profonde a priori e posteriori (soprattutto)”.

E'  questa la spiegazione del calo delle letture? 
Caro Stefano, amico mio - memore di quell’amicizia profonda che ci lega, approfondita da mesi e mesi di aperitivi e bagordi sui Navigli - vorrei chiederti “umilmente” di chiarire, una volta per tutte, il senso delle tue sante e apostoliche parole... 
Caro Stefano, per favore, fatti nuovamente uomo per entrare nella mia carne……
Auuuuuuuuu!

Arsenico17