Recentemente quella vecchia “volpe” del dr. Vittorio Feltri - durante la trasmissione “Fuori dal coro” condotta dal dr. Mario Giordano - ha pubblicamente dichiarato: “Perché mai dovremmo andare in Campania? A fare i parcheggiatori abusivi? I meridionali in molti casi sono inferiori”.

Per non essere definito un “volgare” fazioso è di fondamentale importanza precisare quanto segue: Vittorio Feltri ha un Curriculum Vitae d’eccellenza da fare invidia a milioni di meridionali; compresi i lavoratori a nero, gli invisibili nei campi agricoli, i raccomandati nella Pubblica Amministrazione, i parcheggiatori abusivi, i beneficiari del reddito di cittadinanza e della disoccupazione agricola, gli evasori fiscali e i finti invalidi...
Laureato in Scienze Politiche, Vittorio Feltri è iscritto all’Ordine dei Giornalisti dal lontano 1971. A soli 28 anni: prodigio? - con un pezzo di carta in tasca - il ragazzo bergamasco, fin da subito, iniziò la scalata al difficile e complesso mondo del giornalismo italiano. Dopo una lunga e proficua gavetta come giornalista provetto, Vittorio Feltri è stato il Direttore di testate giornalistiche autorevoli come l’Indipendente (1992-1994), il Giornale (1994-1997; 2009-2010; 2011), il Borghese (1998) e Libero (2000-2009; 2011; 2016).
Nel corso della sua “lunga” carriera il Direttore si è contraddistinto, soprattutto, per il suo stile sarcastico, pungente e politicamente scorretto.
Per amore della cronaca fu tra i primi giornalisti a schierarsi pubblicamente a favore di Enzo Tortora, noto presentatore televisivo. Quest’ultimo, ingiustamente, accusato nel 1983 di Associazione Camorristica e spaccio di droga.

Ritornando a discutere - a sangue freddo - sulla frase infelice contro i meridionali.
Il commento di Feltri ha suscitato un sentimento di forte indignazione tra milioni di italiani. Soprattutto tra quelli residenti in una zona geografica bagnata da tre mari: Il Mar Adriatico a est, il Mar Ionio a sud e il Tirreno a ovest.
Per quanto mi riguarda - eh già! Si! Si! - non mi sono risentito più di tanto da quella frase ingiuriosa; soprattutto perché, in questi anni, ritengo di aver espiato i peccati originali, soprattutto grazie a dieci anni di contributi versati in un territorio equamente suddiviso tra la pianura e zone montuose.  Più che discutere sul merito della questione, la frase del mio conterraneo mi ha riportato indietro di ben 12 anni.

Roma, 7-07-2008 ore 10

I miei trascorsi nella Vs. Azienda sono stati mesi di proficua collaborazione, durante i quali sono cresciuto sia dal punto di vista professionale che dal punto di vista umano. Ho partecipato a progetti d’importanza nazionale e le mie competenze sono arrivate a un buon livello. È giunto, tuttavia, il momento di fare nuove esperienze professionali e nel rispetto del contratto che mi lega a Voi, Vi lascio le mie dimissioni che avranno decorrenza a partire da trenta giorni, corrente mese.
Saluto e ringrazio tutti
Arsenico17

Quel giorno caldo d’estate, con quella lettera di licenziamento formalizzavo le mie dimissioni al Responsabile delle Risorse Umane dell’Azienda per la quale allora lavoravo. Il motivo? Semplice! Accettai una nuova sfida professionale che mi portò da Roma a Milano per lavorare nel mondo della Grande Distribuzione Organizzata.


Roma, 8-08-2008 ore 22

In quella lunga notte d’Agosto, pensieri ed emozioni viaggiavano con e nella stessa direzione del treno - un intercity notte - direzione Roma/Milano. Mi lasciavo alle spalle - forse per sempre? - l’amata e bramata Capitale d’Italia e tutti quei ragazzi “stupenti” con i quali avevo condiviso un’esperienza di vita e di lavoro in un Call Center. Quella notte - la ricordo bene, scolpita nella mia memoria - occupavo un posto anonimo in una squallida cabina di uno tra i tanti vagoni di quel treno notturno. "Roma! Nell'aria c'è il tuo respiro che mi accarezza dolcemente. Sui miei vestiti c’e ancora il tuo profumo che mi culla in questa lunga notte. Un'ansia mi preme e brividi di freddo mi cullano nelle tenebre della notte riscaldata da una lettera scarlatta che si consuma avidamente tra le mie mani". 

Ad Arsenico17 (lettera di un mio ex collega romano)


Roma, 30/07/2008

Mi tornano in mente affermazioni di giovani d’ogni epoca “Adesso i tempi sono cambiati” e le risposte dei vecchi che, a loro volta, sono stati giovani in ogni epoca “I tempi sono sempre gli stessi e i fatti diversamente si ripetono”.  Cosi anche tu - come tanti giovani di più di cinquanta anni fa - ti prepari per una nuova avventura, inseguendo il Nord, cercando fortuna. La vita è fatta di percorsi e noi ci siamo conosciuti in uno di questi. In un Call Center siamo riusciti ad essere degli artisti e dei cialtroni, divertendosi con tutto e niente. Siamo diventati amici, così, tra una battuta e l’altra. Ci siamo scambiati pensieri, confidenze, velleità poetiche, cose che solo noi sappiamo e sapremo. Con la tua sincerità e, a volte, la tua cruda schiettezza mi hai dato modo di conoscerti meglio e di apprezzarti. Probabilmente non ne sei consapevole, mi lasci un segno profondo. In questi mesi di lavoro assieme, per me, non sei stato un collega qualsiasi, ma un amico. Anzi, a dire il vero, sei stato un fallito, il “peggiore fallito” da cui vorrei prendere esempio. Ti ringrazio, davvero di cuore, per quello che sei stato e per quello che nei miei confronti, spero, sarai.

Buona Fortuna
Anzi in Bocca a Lupo!
Gabriele Maria


Milano, 9-08-2008 ore 06

Quell’intercity notturno in pochi secondi - alle prime ore dell’alba - iniziò, lentamente, a decelerare per finire la sua corsa in una Stazione di Milano. Tutti i passeggeri - provati da quel lungo viaggio - con le loro valigie ingombranti iniziarono, come in una lenta processione religiosa, a incalzare tra i vagoni per le vie d’uscita.  Fui svegliato da quelle voci che si fecero sempre più insistenti all’orecchio. Dal finestrino la luce dell’alba filtrò timida, quasi a volermi dare il buongiorno. Da lì scrutai - curioso e timoroso - il nuovo mondo davanti ai miei occhi stanchi. Ma non c’era più tempo per pensare. Alla Stazione F.S. Garibaldi di Milano il treno fermò la sua corsa…
Con me portai un lettera, un pigiama, due lenzuola, quattro polo, una camicia, tre jeans, sette paia di calze e otto mutande…

Perché mai dovremmo andare in Campania? A fare i parcheggiatori abusivi? I meridionali in molti casi sono inferiori…

 

A GABRIELE MARIA

 

Arsenico17