Non nascondiamoci dietro un dito, la UEFA non ha mai digerito la pronuncia estiva del TAS che ha rimandato il Milan di fronte all'Adjudicatory Chamber per sentirsi comminare una sanzione meno grave rispetto all'esclusione dalle Coppe Europee. E quindi, se pensassimo che la designazione di Benoit Bastien per Olympiakos - Milan sia stata casuale, faremmo la figura del gaggio, quello che secondo Tomas Milian "se magna la merda e crede che sia formaggio". Benoit Bastien è una brava persona, ma ha lo stesso coraggio di Tremolone, il leone che nella storia "Il mago di Oz" ha paura di tutto. Non a caso, le sanzioni UEFA, di per se non pesantissime, sono arrivate nello stesso giorno del match che i rossoneri hanno giocato al Pireo. Nel massimo organismo europeo sanno che, mandare un arbitro debole al Pireo, equivale a creare difficoltà ala squadra ospite.

Ma alla fin fine, cosa possiamo rimproverare a questo arbitro internazionale di mezza tacca venuto dal paese di Asterix? Un rigore inesistente fischiato all'80mo minuto a favore dei padroni di casa. Roba non da poco, chiariamo, ma che è diventata decisiva per tutte le nefandezze dei rossoneri, causate soprattutto dalle scelte strategiche e tattiche di Gattuso. Se il Milan avesse fatto quello che doveva fare, un errore come quello di Benoit Bastien sarebbe probabilmente stato irrilevante.

In realtà il Milan ha servito elegantemente su un piatto d'argento alla UEFA i propri attributi virili, trifolati a dovere come si fa con quelli dei tori nella gastronomia spagnola. Ha schierato fuori ruolo Chala e ha giocato alla playstation ovvero al calcio virtuale in cui si attacca a turno, quando avrebbe dovuto schiacciare gli avversari o fare muro come è avvenuto non molto tempo fa con la Lazio. Non ha fatto né l'uno né l'altro e, ciliegina sulla torta, sul 2-1 è stato tolto l'attaccante più reattivo e lasciato sul tappeto verde l'ectoplasma di un paracarro che risponde al nome di Higuain. Continuando per giunta a non decidersi né ad attaccare né a difendersi.

Il Milan, in sostanza, si è autoescluso dalle coppe, innescando l'unica arma che era rimasta ai suoi nemici europei, i nervi poco saldi del povero Benoit Bastien in un finale rovente. 

Ora, noto da parte degli opinionisti un certo accanimento verso Chala, che non ha reso, ma che è lo stesso che due settimane è stato un'ira di Dio contro Lazio e Dudelange. In quelle occasioni, tuttavia, aveva giocato da pivot alla Cruijff, con ampia libertà di movimento, l'unico fattore che può renderlo imprevedibile. Io credo che Gattuso si sia innamorato dell'idea di Bakayoko alla Desailly e abbia voluto sgombrare il campo da qualsiasi cosa possa intralciare la libertà dei movimenti di questi. Senza pensare però che il rendimento complessivo della squadra è più alto con Bakayoko in mediana insieme a Kessiè tenendo Chala regista avanzato. Ed è il rendimento della squadra che conta, non quello di Bakayoko e delle convinzioni tattiche dell'allenatore. Però si sa che, quando un allenatore si innammora delle proprie idee, si sente investito della sacra missione di affermarle e le porta avanti anche contro l'evidenza dei fatti.

Forse nelle scelte di Gattuso ha inciso anche  il 4° posto provvisorio in classifica raggiunto in condizioni di difficoltà. Ero a Lecce nel 1987, quando Sacchi schierò Mussi e Bianchi al posto di Tassotti e Maldini, (i più giovani devono sapere che qualcuno è stato capace di fare questo...), perdendo 0-2 contro l'Espanol. L'allenatore dei Catalani, Xavier Clemente, commentò sarcastico di aver compreso che l'allenatore rossonero si sentiva un padreterno e di essersi regolato di conseguenza. Al termine di quella stagione il Milan vinse lo Scudetto, perché Sacchi non ripropose più le scelte fuori di testa di quel match

Cosa farà Gattuso?