Sono i primi di maggio quando iniziano a farsi insistenti le voci su un possibile addio di Leonardo.
Ancora non è chiaro se il dirigente italo-brasiliano sarà allontanato dalla Società "colpevole" di un mercato in chiaroscuro, alcune ottime intuizioni ma anche altre in stile Galliani decadente e sul groppone il peso economico e mediatico dell'all in malissimo riuscito su Higuain e di inopportune intromissioni tecnico tattiche nei confronti del tecnico Gattuso, oppure se, non condividendo la linea dettata dall'amministratore delegato Ivan Gazidis, sarà lui a lasciare di sua sponte scegliendo di migrare verso lidi più confortevole, come il ricchissimo Psg o la Federazione Brasiliana.

Poco importano le modalità, fatto sta che a metà maggio la cessazione del rapporto con l'ex Campione del Mondo di Usa '94 viene considerata come una cosa scontata.

Su Leonardo la tifoseria rossonera è divisa. C'è chi nutre grande apprezzamento per la sua profonda conoscenza del mercato brasiliano e francese, pensa che il suo lavoro vada giudicato sul lungo periodo e considera le intromissioni tecnico-tattiche nei confronti di Gattuso un peccato tutto sommato veniale, stante anche la scarsa esperienza ad alti livelli del calabrese ed una sua certa ottusità nel gestire il ruolo di allenatore. E chi invece non si straccerebbe certo le vesti in caso di suo addio, memore del suo passaggio ai cugini-arcirivali nerazzurro e considerando al di sotto della aspettative il suo operato. La preoccupazione di molti tifosi è più che altro dovuta al timore che il suo addio possa essere dovuto ad un ridimensionamento delle ambizioni societarie.

Ma se Leonardo in qualche modo divide il nome di Luis Campos, indicato dalla stampa come suo possibile successo unisce eccome, ma in negativo.

Contro il dirigente portoghese si scatena un vero e proprio plebiscito al contrario da parte della piazza.
Campos, nonostante la sua indubbia competenza e professionalità, viene percepito come un corpo estraneo. Troppo distante dal calcio italiano, troppo vicino al potentato Gestifute, troppo legato ad un calcio affaristico in cui le plusvalenze sono il pane quotidiano ed il portafoglio viene decisamente prima del cuore.
I milanisti, tifoseria sciovinista come poche altre, temono che con Campos si possa dare l'avvio ad una politica di smantellamento della base italiana in favore di un massiccio acquisto di giocatori provenienti dall'estero, ma non di giocatori top bensì di profili di medio livello oppure di giocatori giovani e promettenti da valorizzare per poi rivendere. Per dirla in modo più colorito temono di ritrovarsi "cornuti e mazziati" ovvero ridimensionati e senza neanche una base italiana a cui aggrapparsi. Non sembra riscuotere grandi consensi neanche la possibilità di un tandem con, in panchina, il connazionale e grande amico José Mourinho. La concreta opportunità di una piccola vendetta nei confronti dei più strutturati cugini nerazzurri strappandogli l'allenatore feticcio, il "Mago del Triplete", eternamente rimpianto, non compensa di forti dubbi sul nativo di Esposende.

Tant'è che la Società decide di tornare sui suoi passi e nell' ufficializzare le dimissioni di Leonardo l'AD Gazidis fa un importante annuncio : " Campos non arriverà. Si è deciso di offrire il ruolo di direttore generale a Paolo Maldini!"

Nonostante manchi ancora l'ufficialità l'ex Capitano ha accettato l'incarico ed è di fatto già operativo. 

Tutto è bene quel che finisce bene? Un momento. Poiché Maldini non ha l'esperienza sufficiente a livello dirigenziale la Società ha deciso che sarà affiancato da un direttore sportivo esperto, che dietro la supervisione di Paolino si occupi della parte operativa del calciomercato, ovvero faccia il "lavoro sporco del mestiere" interfacciandosi con i club di appartenenza, gli agenti dei giocatori e gli intermediari a vario titolo.

Tuttavia individuare una figura competente ma che accetti di essere un "capitano in seconda" si sta rivelando più ardua del previsto. 

I possibili candidati ad uno ad uno si sfilano.

Igli Tare, profilo veramente valido a  detta di chi scrive, e Riccardo Bigon hanno fatto capire di preferire essere "primi in Gallia che secondi a Roma" , per usare una dotta metafora, ovvero di preferire una realtà "minore" ma in cui avere ampi margini di autonomia piuttosto che venire al Milan come collaboratori di Maldini. Per quanto riguarda Tare oltretutto alla luce di tutti questi anni di profonda decadenza rossonera si può ben discutere su fino a che punto, tradizione a parte, la Lazio possa considerarsi realtà minore rispetto a questo Milan.

Di Giovanni Sartori, a parere di chi scrive poco adatto ad una squadra che punta ad una vocazione internazionale, e di Carlo Osti al momento non si conoscono prese di posizione ufficiali ma le voci più accreditate li danno concentrati sul mercato delle rispettive squadre ovvero Atalanta e Sampdoria.

Mentre la figura di Sven Mislintat, tedesco ex capo osservatore di Arsenal e Borussia Dortmund, esperto di mercati est europei e balcanici, sponsorizzata da Gazidis pare lasci piuttosto freddo Maldini, che preferirebbe un profilo italiano.

Rui Costa, soluzione che coniugherebbe l'essere ex giocatore del Milan con l'esperienza da Ds in una realtà come il Benfica dove giovani e plusvalenze sono il pane quotidiano per il momento non decolla.

Mentre l'arrivo dell'altro grande ex Boban appare quasi certo ma non nelle visti di ds, ruolo in cui non ha alcuna esperienza, ma come responsabile delle relazioni istituzionali, in pratica una sorta di "ministro degli esteri".

Resta in piedi la pista che porta a Frederic Massara, italianissimo nonostante il nome e la madre francesi, a lungo collaboratore di Walter Sabatini, prima al Palermo e poi alla Roma, da cui si è appena svincolato. Massara presenta l'indubbio vantaggio di essere abituato ad una vita da numero due per cui difficilmente si pesterebbe i piedi con Paolo e svilupperebbe mire espansionistiche tuttavia presenta qualche dubbio circa lo spessore necessario per il ruolo, considerando che si troverebbe ad interfacciarsi non con un vecchio volpone del calciomercato come Sabatini ma con un Paolo Maldini alla prima esperienza da direttore generale nella squadra della sua vita, e caratterialmente poco propenso a sporcarsi le mani. 

Al momento fuori discussione l'ipotesi di promozione a direttore sportivo del giovane capo osservatore Geoffrey Moncada, reputato troppo acerbo e con troppa poca conoscenza delle dinamiche del calcio italiano. Tuttavia tale ipotesi non è da escludere a priori in caso di difficoltà a trovare un Ds in tempi compatibili con le urgenze del calciomercato e dell'inizio della nuova stagione sportiva.

Insomma non è tutto oro quello che luccica.

Maldini c'è ma tutto il resto è un enorme punto esclamativo.

La situazione economica ed il rischio di pesanti sanzioni da parte della Uefa non consentono grandi voli pindarici a prescindere da tutto.

Davvero è valsa la pena rinunciare alla competenza di una figura come Luis Campos in nome di una scelta di cuore?

Davvero Marco Giampaolo, allenatore in pectore designato da Maldini è  più adatto al Milan di un Leonardo Jardim o di un Sergio Conceicao?

Siamo sicuri che Maldini sia in grado di svolgere bene il suo ruolo e di circondarsi di uno staff competente e capace?

Siamo sicuri che identità sia sempre meglio di professionalità?

Siamo sicuri che italianità sia sempre meglio di internazionalita'

Siamo sicuri che sia scelto di non diventare il nuovo Monaco per correre il rischio di diventare il nuovo Sassuolo?

Ai posteri l'ardua sentenza