Allunga la mano e spegne la sveglia che, invadente ed inarrestabile, reclama l'inizio della nuova giornata. È ancora terribilmente stanca. Forse per il cambio di stagione, forse per i troppi impegni, fatto sta che ultimamente rimane il più possibile accoccolata sotto le coperte, sperando di evitare un inevitabile inizio di giornata alla rincorsa dei ritardi che accumulerà con il passare delle ore.

Si fa coraggio e con la mano sinistra abbassa l'interruttore e... "luce fu".  Cerca coi piedi le pantofole e scende dal letto, ancora ubriaca di sonno. Poi, con un gesto automatico e veloce, sistema le lenzuola, apre la finestra e uscendo chiude la porta. Quando era ragazza odiava rifare il letto, un'avversione che si era palesata fin da giovanissima.

Ricordava le rumorose reti di metallo, con molle assassine che graffiavano le manine cicciottelle di un tempo. Rimboccare un orrido copriletto arancione a rombi blu e bianchi, in tipico stile anni settanta, sotto un pesantissimo materasso a molle, rappresentava un'impresa erculea da replicare giorno dopo giorno. Litigava quasi quotidianamente con una mamma troppo inquadrata per una figlia tanto selvatica.

Se il nume tutelare non era passato a rassettare, entrando nella sua camera di adolescente si aveva la sensazione di varcare un quadro di Dalì! Maglie e calzini assumevano un'innaturale posizione, rimanendo inspiegabilmente aggrappati alle superfici del letto, della scrivania, della sedia, fino ad adagiarsi sul pavimento. Per non parlare dei jeans che, riposando tra pile di libri, rimanevano accartocciati, accoccolati quasi a sorvegliare fogli sparsi con meticoloso disordine.

La dimensione onirica permeava quella stanza anche in pieno giorno. La soglia della sua camera dava libero accesso ad una dimensione in cui l'ordine della fisica non riusciva a trovare spazio. I contorni degli oggetti si fondevano e confondevano in sagome indefinite. Una commistione di colore, creatività, indipendenza, originalità comunemente definita casino. A pensarci oggi prova un confuso senso di malinconia e ribrezzo.

Alla ragazza di allora, il senso di rifare e disfare il letto nell'arco delle 24 ore non era per niente comprensibile. Nella stravagante, irruenta, affamata mente di adolescente, il tempo era troppo prezioso per essere dedicato ad un'operazione tanto inutile.

Altre cose ben più importanti meritavano attenzione. Tanto valeva risparmiare una fatica fine a se stessa, che peraltro nessuno avrebbe apprezzato, tranne la presenza onnisciente della madre. La mamma aveva tutt'altro punto di vista e si dannava affinché quella giovane donna, in qualche anfratto di una mente distratta e irriverente, trovasse un briciolo di buon senso.

Ahimè, in quegli anni, irreversibilmente vivi, di buon senso, ne aveva dimostrato sempre troppo poco. Intorno ai vent'anni, pur di non farsi pressare ogni giorno, spese uno dei primi stipendi per comprare un letto rialzato. Nessuno sarebbe più salito a controllare le condizioni della "cuccia", aveva pensato, sottovalutando l'occhio vigile della padrona di casa.

Fu un autogol clamoroso. Da quel momento la madre si rifiutò di sostituire le lenzuola e il cambio settimanale diventò una sua competenza, esclusiva e inderogabile. La dimestichezza con cui riusciva ad inserire un piumone da una piazza e mezza nel copripiumone, a due metri d'altezza, o la facilità con cui rimboccava gli angoli del lenzuolo, stando con tutto il peso sopra il materasso da sollevare, costituivano una danza grottesca e imbarazzante che si ripeteva con cadenza settimanale.

Ogni cambio lenzuola si trasformava in una sauna, in estate... non ne parliamo. Al solo pensiero di quelle domeniche estive, ancora oggi, le manca l'aria. Come spesso ripetuto dalla saggezza materna: "nell'acqua che non si vuol bere si affoga." In molte occasioni si era scoperta a scegliere, desiderare, apprezzare ciò che fino a qualche tempo prima avrebbe tenuto alla larga.

Così oggi, la sua giornata inizia sempre con due letti da rifare. Ogni giorno che il Signore manda sulla terra, apre gli occhi e sa già che i letti sono lì ad aspettare. Non avrà scampo. Nessuno riordinerà le lenzuola al suo posto. Oggi però,  quei giacigli,  rappresentano l'anima della casa, custodi di momenti sereni, risate, solletico, spettatori di istanti complicati.

Su quelle lenzuola si sono amati, abbracciati, coccolati, addormentati. Fra quelle lenzuola hanno affrontato febbri, malattie, drammi. Quanta vita passa, scivola e si impiglia tra i ricami del lino della nonna. Quante emozioni si appoggiano ai tramonti sbiaditi, ai cuccioli stampati, ai colori che animano e trasformano il materasso, illuminano la stanza.

Quanto è diventato importante oggi che i letti siano puliti, profumati, confortevoli, affinché i sogni siano sereni, le notti dolci, i risvegli meno stropicciati. Il letto è una promessa che si rinnova ogni giorno. Dolcezza che avvolge, coccola, porta al riparo da giornate troppo impegnative, fa rivivere istanti indelebili di momenti speciali, protegge segreti sogni inconfessabili, alimenta fantasie di improbabili gesti eroici.

Riordinare il letto vuol dire innanzitutto difendere la propria serenità. Questo la mamma desiderava insegnarle: imparare a prendersi cura di sé stessi per poi provare il piacere di prendersi cura degli altri. Ogni sera, con in braccio la sua piccola, tira indietro il piumone con la mano sinistra, appoggia sul materasso il suo tesoro e lo avvolge nella coperta ricamata.

Le bacia la guancia, spegne la luce e si augura che quella carezza protegga la sua creatura nella separazione più lunga della giornata. Un abbraccio che condurrà la sua splendida bambina nell'impalpabile mondo dei sogni, dove nient'altro la potrà raggiungere se non il profumato fruscio del cotone inamidato.

L'odore intenso del caffè caldo la riporta alla realtà, é molto tardi. Manda giù la colazione senza quasi respirare. Apre la scarpiera, calza le scarpe con il tacco più alto, consapevole che presto se ne pentirà.  La stanchezza è svanita come il ricordo dei sogni notturni. In mente solo gli impegni quotidiani. Infila la giacca, afferra le chiavi e, rispondendo alla figlia che l'aspetta sul portone, si tira la porta dietro alle spalle....