Dieci punti in sette giornate. Si può definire un buon bottino se sulle spalle hai il nome -e lo stemma- della S.S.Lazio? Assolutamente no. Nonostante la situazione di classifica a conti fatti non sia poi così malvagia, specialmente grazie alle altre “big” che stanno imitando il passo, come Roma, Atalanta e Fiorentina, quello della Lazio è forse, dopo il Milan, il peggior avvio di campionato per il rapporto qualità\ambizioni. E Inzaghi ha un problema gigantesco da risolvere.


A.A.A. Cercasi identità di gioco

Al di là dei risultati, che a volte possono essere beffardi -come la trasferta di Milano, per esempio- la Lazio di Simone Inzaghi ha un problema di fondo gigantesco, quasi enorme verrebbe da dire, che finora è riuscita a coprire mascherandolo con risultati tutto sommato accettabili. Un po’ come quando da bambini si sporcava il pavimento e lo si copriva con il tappeto per nasconderlo alla mamma. Solo che una bella domenica è arrivato un certo Bologna a spostarlo via, quel tappeto; e fuori sono venuti tutti i problemi.
In verità, un campanello d’allarme c’è stato già giovedì, nella sfida di Europa League contro il Rennes, che i biancocelesti hanno rimontato e vinto praticamente senza giocare. Già, perché i francesi si sono presi il lusso di comandare e dettare le loro regole fino al 56° minuto del match, a cui la Lazio era arrivata con il pensiero di una precoce eliminazione dalla competizione che iniziava a farsi sempre più realtà; poi in campo sono entrati Milinkovic-Savic e Luis Alberto, e da soli hanno riaperto e chiuso la partita. Individualità, come quelle di Immobile, che oggi hanno perlomeno salvato il risultato.
A questa squadra serviva e serve tutt’ora una svolta importante, in grado di cambiare le sorti di un campionato che si sta già avviando verso l’anonimato. Serve tornare a esprimere gioco; poi che si vinca o si perda, quello può rimanere un fattore relativo. L’importante per ora è trovare una cura: Immobile sembra essere tornato ai fasti di un tempo (capocannoniere del campionato, almeno per ora) ma dietro di lui Correa sembra afflitto da una vera e propria maledizione del goal e Milinkovic-Savic si accende e spegne a intermittenza, come le lampadine dell’albero di natale. L’unico ad aver ritrovato la condizione di quell’annata spettacolare di appena due anni fa, sembrerebbe essere Luis Alberto, ma purtroppo non basta a nulla.


Togli i goal (fatti), aggiungi i goal (subiti)

Un altro importante e grossissimo problema della Lazio versione 2019-2020 è la difesa. Sì, questo è sempre stato il punto debole di Simone Inzaghi e del suo modulo, il 3-5-2 da cui a tratti l’allenatore biancoceleste sembrerebbe quasi ossessionato, ma adesso urge intervenire, perché la chiave di volta è sempre quella: nascondere; e quando tale chiave viene a mancare, ecco che a saltare sono tutti gli ingranaggi.
Prendiamo in analisi la stagione 2017-2018, quella in cui la Champions-League è stata praticamente sfiorata: tutti ricordano i \\\ goal segnati, numero più alto del campionato, ma nessuno ha dato la giusta importanza anche ai \\\ goal subiti, mascherati alla perfezione.
Ora che però i goal sono diminuiti a vista d’occhio, ecco che la coperta si è fatta improvvisamente troppo corta. Permettere al Bologna di fare tutto ciò che gli passasse per la testa nell’area di rigore di Strakosha, non è certamente una nota positiva, per una squadra che se vuole davvero puntare in alto, deve prima ritrovare se stessa.