In alcuni rari casi, come quello rappresentato dalla partita di stasera, si possono trarre utili indicazioni anche da una ampia vittoria contro un avversario modesto (lo era però anche il Chievo di due settimane fa). La squadra ciociara è tecnicamente mediocre, ma è pur sempre stata capace di fare soffrire Inter e Juventus, quantomeno ben più di quanto avvenuto stasera al cospetto degli azzurri.

IL NAPOLI è FORTE- Se non è un record per la Serie A vincere con quattro gol di scarto facendo fare l'esordio assoluto a tre giocatori (due sino al triplice fischio finale), e schierando altri due che avevano nelle gambe meno di 180 minuti, davvero poco ci manca.
Questa partita conferma innanzitutto il patrimonio tecnico di grandissimo valore a disposizione del Napoli: i giocatori migliori brillano come in passato, ma ce ne sono tanti altri che stanno dimostrando di poter giocare titolari in una squadra in continua evoluzione. Ricapitolando alcuni numeri, il gruppo di Ancelotti è imbattuto in cinque turni di Champions, è stato capace di fare 35 punti dopo 15 partite (in cinque delle ultime nove campionati il Napoli sarebbe primo), è imbattuto da 12 gare, ha subito due gol nelle ultime quattro gare, vanta il miglior attacco della Serie A (assieme alla Juventus) ed ha sei punti di vantaggio sulla terza.

SFATATI LUOGHI COMUNI -Il reparto offensivo del Napoli è il grande equivoco di questa stagione: "Manca la prima punta top player " è una delle frasi più ascoltate o lette all'ombra del Vesuvio in questi mesi. Per i valori attuali di mercato è senz'altro vero, ma Arkadiusz Milik in Serie A ha la migliore media minuti giocati/gol (uno ogni 108) della Serie A tra chi ha giocato almeno 90 minuti. E, sempre leggendo i numeri aggiornati a questo sabato, solo Piatek ha un rendimento migliore nella stessa classifica di Mertens (un gol ogni 119 minuti, medesima media di Icardi).

COSA COMPORTA QUESTA DIVERSA GESTIONE DELLA ROSA- In una stagione nella quale la Juventus eguaglia il record europeo "all time" della partenza nel campionato nazionale dopo 15 giornate (14 vittorie e un pari), quel che si può fare nel frattempo è arricchire il valore della rosa, far prendere coscienza piena delle proprie qualità ai giocatori e comprendere appieno che questo è solo l'inizio di un nuovo e promettentissimo ciclo. La stagione potrà essere positiva e rappresentare un indispensabile passaggio per un'ulteriore crescita, a prescindere da come andrà la fondamentale sfida di martedì con il Liverpool.
Questo Napoli ha tre punti in meno di quello dell'anno scorso in Serie A (che in Champions perdeva quattro gare su sei), ma ha fatto giocare già almeno 90 minuti a 23 giocatori  (in tutte le 38 partite del campionato scorso erano stati 21) e minimo 180 minuti a 21 elementi (lo scorso maggio erano 19). Quanto possa aumentare il valore di una rosa (e quindi la capacità operativa sul mercato e di rinforzarsi per una società che da sempre sposa una sostanziale politica di autofinanziamento) capace di questo rendimento, è facilmente deducibile e fa ben sperare per il futuro, nonostante le potenze economiche dietro Juve e alle emergenti milanesi.

SI PUO' ANCORA FARE MEGLIO- I margini di crescita per chi ha sin qui già fatto molto bene sono davvero tanti: i risultati di questo primo terzo di stagione sono stati ottenuti in sostanza senza Ghoulam (eccellente rientro da titolare dopo più di un anno, battezzato con due assist e almeno un gol sfiorato), Meret, Younes (ottima impressione hanno destato i suoi venti minuti), Ounas (rinfrancato dal tornare a giocare a destra, dopo l'esperienza da esterno sinistro  contro il Chievo: per lui splendido gol e una serie infinita di dribbling riusciti) e lo stesso Verdi. Tutte e cinque opzioni ulteriori di primissimo livello e  giocatori con ampissimi margini di crescita (il ventisettene terzino algerino è l'unico under 25 tra quelli nominati). Un'abbondanza di esterni e di seconde punte che permetterà forse di far rifiatare anche lo stesso Insigne, a secco da cinque partite di campionato. Un fisiologico calo per un campione che ha tirato la carretta nella prima parte di stagione e che attualmente, con 1505 minuti giocati, è il terzo giocatore più impiegato (dopo Koulibay, che ha giocato tutti i minuti dellle 20 partite sinora disputate dal Napoli, e con pochi minuti in meno del solo Allan).

La serie A non è ancora finita: considerando che per vincere il campionato in ogni caso bisogna sconfiggere la Juve in casa, i punti di differenza sono cinque, a ventidue partite dal termine (non contando lo scontro diretto). 

COMUNQUE VADA MARTEDÌ, SARÀ UN SUCCESSO- Ora si va a Liverpool: i Reds ad Anfield Road sono storicamente un avversario difficilissimo per chiunque, tanto più in questa stagione che li vede vice campioni di Europa in carica e in lotta per il titolo in Premier. Lo sarà anche per il Napoli, ma, comunque vada, la novità storica è che i giocatori partenopei giocheranno senza timori reverenziali: un cambio di mentalità epocale.