Camminando per le vie di una cittadina del profondo nord est mi sono imbattuto in una scritta non recente, ma neanche tanto vecchia. Risale ai tempi di Higuain al Napoli.
Così si legge in italiano: Lotta come Higuain o fratello mio ingiustamente incarcerato. Scritta in dialetto campano. Sappiamo bene come è finita con Higuain quando ha cambiato casacca. Indossando quella che non avrebbe mai dovuto indossare per molti tifosi napoletani. Quella della Juve. Fu il trasferimento più costoso nella storia della Serie A in quel momento. La stessa cosa qualche anno dopo la farà in modo infelice Sarri. E ne pagheranno entrambi le conseguenze: Sarri esonerato, Higuain relegato ad un ruolo di secondo piano, quando a Napoli erano quasi delle divinità.
Non mi interessa qui sapere se l'incarcerato sia o non sia innocente, non sappiamo di chi stiamo parlando. Non importa. Siamo in una cittadina del profondo nord est, Ronchi dei Legionari, a pochi passi da Monfalcone, la città dei cantieri navali. È grazie ai cantieri che qui si è registrata una presenza enorme di campani. Tanto che nei negozi del posto si trovano oltre agli oggetti delle canoniche tre grandi italiane, Inter, Juve e Milan anche quelli del Napoli. Musica napoletana la ascolti per le strade, il dialetto di quella terra lo senti parlare un po' ovunque, gli odori delle cucine meridionali si estendono in ogni angolo soprattutto quando il vento ci mette un po' del suo. Gente del sud trapiantata al nord che usa un muro di una periferia del nord est per immortalare un proprio modello di vita su quel cemento.

Il calcio è anche questo. Cosa che spesso ci dimentichiamo, che sottovalutiamo. Spesso ci perdiamo nelle solite tristezze del business, dei soldi, di calciopoli, veleni, che continuano a contaminare lo sport più bello di questo nostro Pianeta per miliardi di persone. Forse Higuain per quel tifoso, dopo il cambio di casacca, non sarà stato più un modello come quando era al Napoli, chissà. Ma la forza di Higuain con la quale attaccava il pallone, colpiva il pallone, la sua determinazione, ha sicuramente lasciato il segno anche oltre quei confini che non conosciamo, che ti portano dentro quelle realtà carcerarie difficili, dimenticate spesso anche da Dio e dove solo una volta l'anno ci ricordiamo della disumanità che lì si consuma. Il pallone, un calciatore, una maglia, alla fine può rendere liberi ed essere d'ispirazione per migliorarsi nella vita.
Il calcio è anche questo, lo ripeto. Quella scritta è ancora lì, è andata oltre l'Higuain al Napoli, e spalanca la porta al goal più bello e difficile, quella della vita reale con tutti i suoi paradossi.