Le dichiarazioni di Pioli al raduno della squadra sono state illuminanti per chiunque le abbia ascoltate o lette con attenzione. Ci dicono che il tecnico è consapevole di quanto sia debole la propria posizione, di quanto poco entusiasmo ci sia nei suoi confronti da parte della dirigenza, ma anche di quanto, in fondo, sia pentito di non aver aiutato il duo Maldini-Massara a blindare la propria posizione nei confronti di una proprietà USA, mai stata loro molto favorevole.

Chi al raduno della squadra vi dice che non ha timore di essere esonerato, perché chi ha questa paura è come se lo fosse, non sta parlando a voi. Voi siete la classica nuora cui ci si rivolge perché suocera intenda. Il messaggio è rivolto al datore di lavoro cui si sta comunicando che, in caso di strane idee, il sciùr parùn dalli beli braghi stars 'n stripes, dovrebbe continuare a pagare le prebende previste da un contratto, che scadrà oltre questa stagione. Pioli reggerà il gioco senza smentire di non essere un coach alla Ferguson ok, magari si presterà a fare qualche telefonata grottesca a giocatori cui non fa caldo né freddo. Dirigenza e proprietà devono, tuttavia, sapere che Stefano Pioli da Parma non cercherà altre squadre e che si sente cementato alla panchina dal contratto. Non avrebbe senso andarsene quando ci si può divertire in Champions sulla panca che fu di Rocco, Liedholm, Sacchi, Capello, Zaccheroni e Ancelotti (mi fermo qui, non posso elencare tutti).

Ricordate il film "C'eravamo tanto amati", quando Aldo Fabrizi, anziano suocero, sfida il rampante genero Gassman ricordandogli che non ha intenzione di passare a migliot vita? Tenetelo a mente.

Ma anche nel ricordare Maldini e Massara, Pioli è andato oltre le frasi di circostanza. Se Pioli vi dice che deve quella panchina ai due ex-dirigenti, senza nominare Boban che era a sua volta in società, la frase non può essere banale. E se poi il tecnico aggiunge che con i vecchi dirigenti ci sono stati certo degli screzi, ma sempre franchezza... ah be' altro che circostanza! Perché gli screzi li avevamo dedotti dalle dichiarazioni a distanza, ma la vulgata dell'epoca era che Pioli, Maldini e Massara si parlavano a Milanello.

Qui Pioli sta vuotando apertamente il sacco, quasi si rendesse conto che la sua vecchia posizione di allenatore tradizionale, uno che parlava coi dirigenti e poi allenava chi gli davano, era comunque preferibile a quella di un coach che poi così coach non è. Non deve essere bello fare l'operatore di call-center in outbound per vendere il prodotto Milan a chi è già d'accordo con altre squadre. Ogni tanto occorre essere logici.

E forse c'è anche la paura di passare per chi ha preso in 30 denari contro i vecchi amici. Non vogliamo pensare e non pensiamo che sia accaduto, ma l'ostracismo a oltranza verso la campagna acquisti di Maldini e Massara è apparso eccessivo e ingiustificato per un campionato intero. E la gestione di De Ketalaere è apparsa nevrotica e dispersiva, attenta più che  che altro a valorizzare un Diaz buono per una decine di partite al massimo e che era capitale del Real, non del Milan. Poi De Ketalaere è apparso fragile e ci ha messo del suo nel fallire, però Pioli non lo ha coccolato quanto ha datto con Diaz.

Pensateci. Quanto conti Pioli nelle scelte del Milan, lo testimonia il fatto che Diaz non è stato più acquistato neanche dopo le dichiarazioni post-partita di un Milan-Sampdoria privo di contenuti agonistici, Pioli dichiarò che avrebbe voluto continuare ad allenare il giocatore, ma la prima cosa che ne è seguita è stato il ritorno del suo Brahim a Madrid. Quel giorno Pioli alzò la voce, perché parlava a Maldini e Massare. Ora non la alza più.

Dipendesse da alcuni caru amici della stampa, il cui zelo nel supportarlo meriterebbe una causa più nobile, Pioli avrebbe un contratto a vita, ma già quello che ha ora non è male.

Eppure, se Pioli è forte del suo bravo contratto, il Milan è prigioniero del contratti. Lo è di quelli che la altre squadre hanno coi propri (Chukwuemeze, Reijnders e compagna bella), ma anche di coloro che al momento sono tesserati in rossonero.

Non parliamo di De Ketalaere che, se avesse offerte dalla Premier correrebbe a farsi allenare da chi non sa valorizzare soltanto Diaz. Parliamo invece di Origi, che si è incatenato a Milanello con l'intenzione di non andarsene o di andarsene solo alle sue condizioni. Parliamo di Ante Rebic, ovviamente.

Su Ballo-Touré, poi, piombano le squadre dalla Francia, ma è ancora lì.

E non può che essere una barzelletta  quella secondo cui il Milan vorrebbe scambiare Messias con Singo del Torino, quasi alla pari o con piccolo conguaglio a favore del granata. Singo ha un anno di contratto ok, ma è un fior di esterno ed è un 2000. Quel solo anno di contratto vale molto di più di tutti gli anni di contratto di Messias, anzi il Messias di 32 anni ha un valore inversamente proporzionale agli anni del proprio contratto. 

Messias è bravo e lo ritengo sottovalutato, ma la nomea che si è fatto è quella di un sopportato dai suoi stessi supporter. Ora, secondo voi, Cairo dovrebbe darvi un Singo che può sempre essere convinto a rinnovare, in cambio di un Messias che gli stessi milanisti non amano? Siamo uomini o caporali? 

E se leggo che Messias è fuori dei progetti di Pioli, mi chiedo cosa abbia fatto cambiare idea al tecnico rispetto a qualche settimana fa, quando lo schierava sempre. Mah, forse avrà sposato l'opinione di qualche dirigente che ora è sulla cresta dell'onda., ma se così fosse, non sarebbe da coach.