Il Pescara resta nell'inferno della Serie C dopo la sconfitta ai Play off contro la Feralpi Salò per 2 a 1. L'umore della piazza è ai minimi storici. La Serie C viene vista come una ingiustizia perché non è l'habitat naturale del Pescara. Viene vista come un disagio, un qualcosa di ingiusto e fastidioso.
Faccio sempre questo paragone dicendo che vedere il Pescara in C è come vedere il Parma in B. Sono fuori contesto. Non è la loro realtà. Non è una categoria che si confà ai blasoni delle due società. L'habitat naturale del Pescara è la Serie B.

Sicuramente i problemi di questa annata sono dovuti in gran parte all'esonero tardivo di Auteri. Dopo la vittoria con la Lucchese, il tecnico ha rinsaldato la sua panchina. La cosa più giusta sarebbe stato esonerarlo prima perché sarebbe stato più facile con mezzo campionato da giocare trovare un tecnico con un pedigree importante, navigato e competitivo, e fargli accettare la panchina del delfino. A poche giornate dalla fine, gli unici tecnici che possono accettare la panchina del Pescara sono quelli inesperti, giovani, che hanno voglia di fare esperienza in una prima squadra. E accettano questa sfida ai limiti dell'impossibile o quasi.
Zauri ha ottenuto probabilmente gli stessi risultati che avrebbe ottenuto Auteri. Lui non ha le responsabilità maggiori. Quelle le ha la società, a cominciare dell'esonero tardivo di Auteri.
Sebastiani nella sua gestione non aveva mai fatto la Serie C con il Pescara. Quindi non aveva dimestichezza con questa categoria. Difatti si è affidato a Matteassi, direttore sportivo, e ad Auteri, coach, entrambi con esperienza nella categoria. E di base non è sbagliato questo ragionamento.
Il problema è che Sebastiani (è vero che da una parte gli va riconosciuto di aver portato il Pescara in A per ben due volte), è un navigare a vista e la sua gestione non ha patrimonializzato il club al meglio.
A cominciare dai calciatori continuamente presi in prestito, spesso e volentieri, che sono comunque asset in pancia al club averli di proprietà, al non avere un centro sportivo di proprietà e uno stadio di proprietà.
Patrimonializzare meglio il club significa creare valore, ovvero avere calciatori per la maggior parte di proprietà e poi avere un centro sportivo di proprietà almeno. Il Pescara ha un hotel di proprietà. Lo stadio di proprietà mi rendo conto che è più difficile, ma comunque fare in modo di patrimonializzare al meglio il club in modo da renderlo anche meno dipendente dell'immissione di denari della proprietà, che comunque non è una proprietà molto facoltosa. E quindi investe quello che può, cioè poco.

Le voci sulla cessione societaria, che a mio modo di vedere, vanno condotte con un profilo basso, perché è da anni che si vocifera di questa cessione da parte di Sebastiani del club, che ha il 77%  circa di proprietà della società biancazzurra, possono in qualche modo creare distrazione anche alla squadra. Anche perché non si parla di altro attorno all'ambiente biancazzurro, e questo può essere destabilizzante perché non è una cosa di pochi mesi.
Tempo fa si è vociferato di un interessamento per il Pescara di Stefano Pessina, ingegnere e importante imprenditore farmaceutico pescarese considerato il terzo uomo più ricco d'Italia per Forbes con un patrimonio di 10.5 mld di dollari. Qui però devono entrare in gioco le istituzioni, i comuni. Bisogna attirare imprenditori di questo calibro ad investire nel calcio dandogli la possibilità di fare business, quindi creare posti di lavoro, e in qualche modo invogliare loro a investire nel calcio.
Stefano Pessina con il minimo sforzo sicuramente come minimo garantirebbe al Pescara una stabilizzazione in Serie B dignitosa. Senza svenarsi economicamente. Lo posso paragonare a Pinault del Rennes. Pinault è un ricchissimo imprenditore francese dei brand del lusso con un patrimonio stimato in 27 mld di dollari circa, che ha la proprietà del Rennes sul quale investe poco e nulla ed è comunque una realtà rispettabile e importante della Ligue 1 che ogni tanto conquista anche qualche coppa nazionale.

Un eventuale avvento di Stefano Pessina al timone del Pescara non significa "spese arabe" stile Psg. Lo vedrei come appunto Pinault patron del Rennes, ma sarebbe un lusso per il Pescara e garantirebbe un futuro roseo al delfino magari rendendolo indipendente patrimonializzando al meglio il club. Il Pescara è tuttora interessato ad avere un centro sportivo di proprietà. C'è l'interessamento per l'area dove verrà costruito un campo da calcio proprio vicino all'Arca, a Spoltore,  vicino alla motorizzazione, ai confini con Pescara colli.
Poco dopo Stefano Pessina smentisce l'interessamento per il delfino. Sebastiani ha dichiarato che è in trattativa con due cordate, una di imprenditori italiani, e una di imprenditori stranieri, probabilmente americani, per cedere il club. Faccio questo esempio, per fare comprendere perché secondo me Sebastiani deve provare a condurre la trattativa in maniera più segreta, con un profilo più basso, perché quando ci sono così tante voci, così tanta smania da troppo tempo in città, di vedere il Pescara passare di mano, allora questo può anche essere percepito dalla squadra e diventare fonte di distrazione.

Shevchenko è venuto a Pescara. L'ex attaccante del Milan è stato a Pescara per poi andare a Chieti per motivi personali, un visita oculistica. A Pescara si era sparsa la voce che era in città in rappresentanza di imprenditori italiani per chiudere l'acquisto del Pescara calcio da Daniele Sebastiani. Non era così, però non si è parlato di altro. C'è stata quasi una ipnosi collettiva. Ecco perché affermo che è il caso di avere un profilo basso per quello che concerne la questione della cessione del Pescara.

Credo che il ciclo Sebastiani a Pescara sia finito. Nessuno gli toglie meriti per le promozioni avute in A, anche se poi le annate nella massima serie sono state deludenti, però Pescara ha bisogno di imprenditori che economicamente siano più competitivi di Sebastiani. Le istituzioni e i comuni si impegnino ad attirare in qualche modo imprenditori importanti come Stefano Pessina ad investire nel Pescara. Putroppo in questo paese la burocrazia è un male non necessario che non facilita tutto ciò.
Per quello che concerne la stagione deludente del Pescara, si può affermare che anche i tradimenti dei senatori ad inizio anno di gente come Galano, Valdifiori, Marilungo, che sulla carta avrebbero dovuto trascinare il gruppo, è stato deleterio. È mancato il loro apporto.
Si sarebbe dovuto puntare di più sui giovani, più affamati e vogliosi di mettersi in mostra e fare bene come Sorrentino, Veroli, Diambo, Rauti, che hanno fatto vedere buone cose. I veterani non si sono calati nella realtà della Serie C. Probabilmente non avevano neanche gli stimoli giusti. Zauri è stata una scelta rischiosa che non ha portato la svolta che ci si aspettava. Auteri ha deluso. E doveva essere il vecchio lupo di mare capace di fare il suo dovere, ovvero portare il Pescara alla propria destinazione sano e salvo. Invece si resta dispersi nel mare della Serie C in attesa di ritrovare la giusta rotta che porta a destinazione, ovvero in Serie B.

La speranza è che Sebastiani possa al più presto passare il Pescara in mani sicure che possano garantire il ritorno del delfino in Serie B e un futuro più tranquillo e dignitoso del sodalizio biancazzurro. Ma come direbbe il poeta Gabriele D'Annunzio, nativo di Pescara, Sebastiani Taci! La cessione del delfino avvenga nella maniera più immediata possibile ma al tempo stesso sia anche riservata e prima che inizi la nuova stagione perché può essere fonte di distrazione per la piazza e per la squadra. E questo non fa il bene del delfino.
Per la prossima annata il Pescara deve tornare a casa in Serie B. In futuro si spera che la società sia patrimonializzata meglio. Questo garantirà un futuro più roseo al delfino biancazzurro.

 

Gabriele D'Annunzio - La pioggia nel pineto

Taci. Su le soglie del bosco non odo parole che dici umane; ma odo parole più nuove che parlano gocciole e foglie lontane.
Ascolta. Piove dalle nuvole sparse. Piove su le tamerici salmastre ed arse, piove su i pini scagliosi ed irti, piove su i mirti divini, su le ginestre fulgenti di fiori accolti, su i ginepri folti di coccole aulenti, piove su i nostri volti silvani, piove su le nostre mani ignude, su i nostri vestimenti leggieri, su i freschi pensieri che l'anima schiude novella, su la favola bella che ieri t'illuse, che oggi m'illude, o Ermione.
Odi? La pioggia cade su la solitaria verdura con un crepitío che dura e varia nell'aria secondo le fronde più rade, men rade. Ascolta. Risponde al pianto il canto delle cicale che il pianto australe non impaura, nè il ciel cinerino. E il pino ha un suono, e il mirto altro suono, e il ginepro altro ancóra, strumenti diversi sotto innumerevoli dita.
E immersi noi siam nello spirto silvestre, d'arborea vita viventi; e il tuo volto ebro è molle di pioggia come una foglia, e le tue chiome auliscono come le chiare ginestre, o creatura terrestre che hai nome Ermione. Ascolta, ascolta. L'accordo delle aeree cicale a poco a poco più sordo si fa sotto il pianto che cresce; ma un canto vi si mesce più roco che di laggiù sale, dall'umida ombra remota.
Più sordo e più fioco s'allenta, si spegne. Sola una nota ancor trema, si spegne, risorge, trema, si spegne. Non s'ode voce del mare. Or s'ode su tutta la fronda crosciare l'argentea pioggia che monda, il croscio che varia secondo la fronda più folta, men folta.
Ascolta. La figlia dell'aria è muta; ma la figlia del limo lontana, la rana, canta nell'ombra più fonda, chi sa dove, chi sa dove! E piove su le tue ciglia, Ermione. Piove su le tue ciglia nere sìche par tu pianga ma di piacere; non bianca ma quasi fatta virente, par da scorza tu esca. E tutta la vita è in noi fresca aulente, il cuor nel petto è come pesca intatta, tra le pàlpebre gli occhi son come polle tra l'erbe, i denti negli alvèoli con come mandorle acerbe.
E andiam di fratta in fratta, or congiunti or disciolti (e il verde vigor rude ci allaccia i mallèoli c'intrica i ginocchi) chi sa dove, chi sa dove! E piove su i nostri vólti silvani, piove su le nostre mani ignude, su i nostri vestimenti leggieri, su i freschi pensieri che l'anima schiude novella, su la favola bella che ieri m'illuse, che oggi t'illude, o Ermione.

 

P.s.: C'è anche la versione parodiata e breve di Renato Pozzetto di questa poesia di Gabriele D'Annunzio nel film "È arrivato mio fratello"

"Piove! Piove sui vostri cervelli da somari, piove su voi scolari imprudenti, piove su voi deficienti, sulle vostre teste da mulo, sulle vostre facce da culo. Piove sui mascalzoni."