Ma perchè la Serie A è piena di stranieri?
Questa domanda quante volte ce la siamo fatta? Tante, troppe volte, riportando ai vecchi fasti dove c'erano più più italiani che stranieri, dove il calcio italiano contava e lanciava giovani primavera all'ordine del giorno. Spesso si pensa che comprare lo straniero favorisca un club, basti pensare a Juventus e Inter che negli ultimi 10 anni hanno vinto grazie a loro ben 10 scudetti. Ma la cosa che porta fastidio, almeno per chi è italiano è quello di vedere anche le Primavere piene zeppe di stranieri, quindi alla fine molti Primavera esordiscono, ma sono comunque stranieri. Allora dove sono finite le cantere italiane? Se molte società puntano anche ai giovani sotto i diciotto anni, senza portare avanti progetti nostrani, è perchè l'internalizzazione è così, quindi se prendiamo due nomi; Andrea Pinamonti 22 anni e Rafael Leao stessa età, si punta allo straniero e non all'italiano. Perchè? Perchè negli altri campionati i giovani giocano, mentre in Italia li si spedisce a società di bassa classifica se non, come spesso capita, nelle serie minori.
Ma perchè le società italiane non lanciano i loro giovani e li tengono in pianta stabile nei loro club?
Facile... Non gli danno il tempo di crescere, li spediscono ad altre società, ma se prima era un prestito secco, oggi anche le società che se li portano in rosa per farli crescere, non dormono più da piedi, anzi, non prendono più il giocatore in prestito ma in una specie di comproprietà, che oggi non esiste più, ma lo acquista e da la priorità al club che glie lo ha ceduto per una possibile cessione, che porta il club ex proprietario a dover pagare salatamente il suo giocatore ceduto per farlo crescere. Ma conviene davvero? Credo proprio di no, perchè alla fine è meglio mettere il giovane in rosa e farlo crescere alle spalle dei giocatori presenti, facendogli ritagliare quella decina di presenze tra Campionato e Coppa Italia, soprattutto in quelle gare che sembrano già in cassaforte. Forse quella che mi rimase più impressa fu quella di Sebastian Giovinco, prodotto della Juventus che nel 2010 all'età di 23 anni, viene ceduto al Parma per un prestito oneroso di 1 milione con riscatto a favore dei gialloblù per 3 milioni. La sua stagione si conclude con 30 presenze e 7 gol. Il Parma lo riscatta per metà, versando 1,5 milioni di Euro alla Juventus. Titolarissimo nel club ducale, contribuisce con 36 presenze e 15 gol alla salvezza del cub gialloblù. La bella? Che la Juventus a fine stagione 2011-2012 lo riporta alla base, versando al Parma ben 11 milioni di Euro. Ora la domanda è questa; Ma se in quella Juve, niente di che, Giovinco fosse stato tenuto in rosa con gente come Del Piero su tutti, non sarebbe cresciuto in modo esponenziale lo stesso? In quel caso, la fretta di tornare della Juventus portarono a cedere un giocatore che fu portato in  prima squadra nel 2007 a soli 20 anni, al quale non gli è stato dato il tempo di giocare, ma gli si è buttato subito l'appellativo di 'Giocatore discontinuo', senza contare che doveva avere più aiuto dai tecnici che lo allenarono che del peso della maglia. 

l'Atalanta è un miraggio per i grandi club
Credo che nessuno in A, il Milan si è difesa parecchio con Donnarumma e Calabria su tutti, abbia capito che lo 'Stile Atalanta' è quello da seguire, di togliere di mezzo quel peso, che poi sono i tifosi, di dover dimostrare per forza per il nome che si porta, e parlo di Juventus, Inter, Napoli, Roma e Lazio, guarda caso le grandi città, che sembra debbano accontentare i tifosi che altrimenti li contesterebbero. Un club ha pressioni, ma perchè le vogliono loro, perchè se pensiamo che una società dovrebbe fregarsene altamente di quel che vuole il tifoso, ma vedere nelle sue casse la possibilità di fare il proprio mercato, ma aggiungo che spesso il tifoso alla parola 'Primavera' fa il grugno, sperando che venga comprato un giocatore già pronto. Ma si domanda che quel giocatore pronto di 20 anni, è così grazie al club che lo ha lanciato in tenera età? In Italia non si da tempo, e sembra che solo l'Atalanta, che ricordo sono 4 anni che sta nelle parti altissime della Serie A, ogni anno fa uscire dalla Primavera quei due o tre giocatori, che utilizza nella rosa, quindi le ossa se le cominciano a fare nel club stesso e non altrove, come Pierluigi Gollini, Marco Sportiello e Matteo Ruggeri ma investe anche in giovani italiani, basti pensare a Matteo Pessina, si è vero anche la squadra bergamasca ha tanti stranieri, ma gli italiani più interessanti ci pensa due volte a cederli in prestito alle piccole di A o nelle serie minori, e se questi riescono ad esplodere in maglia orobica, se li fanno pagare a peso d'oro, basti pensare che Gollini, passato al Tottenham in questa sessione di mercato, passerà ai bianchi di Londra per 17 milioni di Euro, 2 di prestito oneroso per un anno, più 15 al diritto di riscatto, che entrerebbero puliti nelle tasche del club bergamasco. L'Atalanta quindi sarebbe il club mentore che dovrebbe far pensare i club più titolati oltre a quelle tre o quattro che invece di aiutare i giovani a crescere li cedono altrove.