Prendendo in considerazione i dati del Campionato di Primavera penso sia giusto soffermarsi sulla scarsità numerica di giocatori italiani rispetto ai giocatori stranieri.
Sorge spontaneo domandarsi cosa ne sarà del futuro della nostra Nazionale e in che modo daremo veramente spazio ai nostri futuri talenti, considerando che il livello giovanile è composto in maggioranza da ragazzi nati all’estero.
Nonostante i grandi risultati ottenuti dalla nostra Nazionale nella scorsa estate, che hanno visto la splendida e travolgente vittoria degli Europei, non dobbiamo perdere di vista questo importante fattore che potrebbe nuovamente condizionare il futuro del calcio italiano.
Anche guardando le statistiche della serie A, possiamo notare come solamente il 40% dei calciatori sia di nazionalità italiana.
Tra i 5 massimi campionati Europei solamente la Premier League riesce a far peggio di noi! (38%).

Basandoci su questi dati, risulta evidente come il calcio italiano necessiti di grandi cambiamenti, sia a livello societario sia a livello del sistema calcio.
Notiamo come nel settore giovanile ci siano delle categorie per ogni fascia d’età prima del settore primavera, vedi U15 (2007), U16 (2006), U17 (2005), U18 (2004) e per quanto riguarda la primavera (2002-2003). Pertanto potrebbero ragazzi del 2004 o 2005 accedere al campionato Primavera, così come accade nella squadra del Bologna calcio, che sta adottando un ottimo progetto per la crescita dei giovani italiani. Infatti la rosa di una partita del Bologna Primavera è caratterizzata da una grande presenza di giocatori 2004 (5/7 su 11) a differenza delle squadre avversarie in cui la presenza è minore (1/2 su 11).
Il metodo del Bologna fa sì che come squadra non si ottengano grandi risultati nell’immediato (infatti oggi sono penultimi nel campionato) ma si otterrà una crescita maggiore per i singoli giocatori con la possibilità che possano venir fuori dei talenti.

Una soluzione per poter risolvere il problema potrebbe essere quello di creare in Italia, perché all’estero già sono presenti, una categoria intermedia tra la primavera e la serie A: la U23 (vedi la Juventus) o squadra B come già si chiama nel resto d’Europa.
Un'altra soluzione, di natura metodologica, andrebbe a riguardare la fase dello sviluppo di un giocatore. Il processo di maturazione completo arriva solitamente tra i 17 e 18 anni e continua fino all’età di 20/21. L’allenatore di una squadra in Primavera, generalmente, preferisce far giocare un giocatore più pronto fisicamente intorno ai 20 anni rispetto a un ragazzo di 17/18 anni in quanto il ventenne gli da più sicurezze, questo però fa si che il calciatore più giovane crescerà meno. Facendo così ha sicuramente meno rischi e più benefici a breve termine.
Se invece la società e l’allenatore considerassero l’idea di investire tempo, lavoro e allenamento su un calciatore di minore età si avrebbero più rischi, meno vittorie ma la possibilità di formare futuri giocatori italiani di serie A.
Bisognerebbe dare più fiducia ai giovanissimi giocatori italiani, lavorare e investire su di loro con la speranza di tenere sempre alto il livello del calcio italiano.