La mia passione per il calcio nasce nel 1987 a soli 5 anni, quando ancora non capivo che era lo sport più bello del mondo, ma indossando un paio di scarpe e calciando quella sfera rotonda capii che mi sarebbe piaciuto un giorno giocare al calcio.
Così questo ebbe inizio soltanto un anno più tardi, quando alle 8 del mattino di domenica scendevo in campo con i miei cmpagni di squadra in qualsiasi campo della Capitale.
Ma qualcosa cominciava a fare la differenza e non era il campo, ma le persone fuori dal campo, che iniziavano ad offendere questo o quel bambino in campo, tanto che pensavo "Ma questi sono genitori o stupidi ?", ma come si dice, quando sei bambino non pensi a quello che ascolti, ma la tua passione va oltre le parole di un gruppo di scemi veri e propri.
Una volta ricordo c'era un mio compagno di colore, che era molto forte a giocare, ricordo che fece una serpentina e saltò quasi tutta la difesa avversaria per poi segnare, dall'esterno sentii una parola che non riesco a scordare "Sei un negro di m.". Al quale ricordo che vedevo quelle facce come di fuoco sputare contro un bambino di soli 7 anni, ma la cosa brutta fu vedere i suoi genitori adottivi che io conoscevo, che in modo gentile rimasero in silenzio, ma si vedeva che erano dispiaciuti per l'accaduto. La cosa più brutta che quel bambino si subì per tutta la partita offese su offese e non vorrei, ma basta immaginare cosa gli potevano dire partendo da bastardo o negro, sei un negro torna in Africa ecc. Noi amici non capivamo l'entità delle offese, visto che da bambino capisci poco o niente, mettendoti sempre nel rimanere in silenzio.
Ricordo un giorno in una gara esterna venimmo bersagliati da lanci di sassi dei tifosi avversari. Ricordo fui colpito alla gamba destra da un sasso non proprio piccolo. L'impatto mi causò un taglio di circa due centimetri sulla gamba oltre che ad un livido, ma non potevo certo abbandoare il campo. Continuai a sentire offese e addirittura minacce, come quella che se non perdevamo non ci avrebbero fatto uscire dal campo, questo sempre detto da trentenni o quarantenni a bambini di 7 anni. La vergogna comincava a salire nelle mie gerarchie, come a dire "Non sapevo che un bambino potesse essere bersaglio dei genitori altrui".
Ho sempre pensato che un genitore fosse amico oltre che papà o mamma del figlio, questo lo credevo al di fuori del campo di pallone, visto che quando incontravi per strada la mamma o il papà di un compagno di scuola si fermavano a parlare del più o del meno. Così ricordo che un giorno scendemmo in campo e proprio un compagno di classe giocava nella squadra avversaria, il padre mi salutò, mi conosceva, tutto sorridente, ma poi cambiò quando iniziò la partita, il suo sorriso diventò pian piano rabbia fino a diventare odio e razzista contro tutti gli avversari che si avvicinavano al figlio, con parole "Ehi stai lontano da mi figlio altrimenti ti spezzo le gambe" oppure "Se un pezzo di m.", al quanto un paio di genitori si avvicinarono a lui e dopo alcune parole per retarguirlo cominciarono ad azzuffarsi di mazzate vere, alla fine noi che giocavamo eravamo più interessati a vedere quel che succedeva fuori che dentro il campo dalle urla di bestemmie come fosse pioggia a catinelle. Il figlio smise di giocare e tra urla e pianti uscì fuori dal campo per andare da suo padre che era disteso in terra con una faccia che sembrava essere stata colpita da un tir e andarono via. Mio padre da fuori vedendomi scosso mi sorrise e mi disse di non farci caso e di continuare a giocare, così tornai a concentrarmi per quel che potevo sulla partita. Alla fine parlando con mio padre poco dopo la partita e chiedendogli spiegazioni mi rispose "Vedi figlio mio, purtroppo ci sono delle persone che sfogano le loro rabbie contro chiunque, visto che sono persone oppresse dal lavoro o che hanno problemi in famiglia, quindi quando possono sfogano la loro rabbia che sia un bambino da insultare o un adulto da attaccare, sempre non riuscendo a ragionare e poi succedono queste cose. Sappi che ogni volta che vedi uno di loro devi sempre pensare a queste cose, una persona che sfoga la sua rabbia a parole specialmente su dei bambini ha dei seri problemi di personalità, quindi tu continua sempre a far finta di niente, lascialo sfogare, tanto come si dice prima o poi si calmerà. Dopo ogni tempesta torna il sereno o almeno lo spero per lui".
Quindi crescendo ho sempre fatto tesoro delle parole di mio padre, ho sempre pensato che aiutare il prossimo a capire che arrabbiarsi o essere violento non serve davvero a niente, mentre a parole si risolve molto meglio con un "Ma vai a quel paese o di quello che vuoi che a me entra in un orecchio ed esce dall'altro senza causarmi nessun dolore".
Io con lo stadio non vado d'accordo, non vado allo stadio perchè non mi piace sentire insultare il prossimo, non sono interessato a pagare per vedere una partita che in 90 minuti è costellata da insulti continui, da persone che diventano viola in faccia solo per insultare, però continuo sempre a sentire le parole di mio padre e ci sorrido sopra, anche se poi da sorridere non c'è niente visto che le persone così mi fanno tenerezza, mi dispiace per loro. Penso invece di sedermi in camera da pranzo accendere la radio e ascoltare quel minuto per minuto con cui sono cresciuto fin da piccolo ed ascoltare in tranquillità dal mio divano le vicende dei novanta e passa minuti in campo, almeno lì gli insulti non si sentono.