Ancora una volta Parigi, ancora una volta una terribile notizia, un nuovo attentato di matrice pseudo-religiosa a sconvolgere la capitale transalpina. Stavolta il bilancio è meno cruento di altri episodi, ammesso che si possa considerare valido un paragone "numerico" tra situazioni in cui ci sono morti e feriti, che siano 100 o solamente uno.

Al di là di come la si pensi, è innegabile il disastro sociale che nel tempo si è sedimentato fino ad esplodere, con una situazione di ghetti contrapposti tra loro che chiunque abbia vissuto Parigi ha toccato con mano. Le varie nazionalità che la City francese ha attratto e inglobato nel corso del tempo hanno composto una realtà multietnica ma male organizzata, dove l'esperimento dell'integrazione non ha funzionato.

Ora voi direte "cosa c'entra questo con un sito di calcio?"

Sorvolando sul fatto che situazioni di questo tipo andrebbero raccontate in ogni angolo della tv e del web, c'è un aspetto su cui riflettere che ad un amante di calcio che sappia osservare anche la realtà esterna non può sfuggire.

Negli ultimi anni la stessa Parigi che ha subìto vili attacchi da parte di maestri del terrore ha vissuto una rinascita sul piano calcistico che l'ha riportata tra le grandi d'Europa; e questa rinascita arriva proprio dal tanto vituperato mediooriente, nel nome dell'imprenditore qatariota Nasser Ghanim Al-Khelaïfi.

Costui ha preso la squadra principale di una delle più belle capitali europee e con investimenti mostruosi l'ha rapidamente portata a competere con le big per prestigiose vittorie; schiacciasassi in Francia, ancora senza titoli in Europa, il Psg è indubbiamente una delle squadre col più forte organico del mondo ed è forse solo questione di tempo prima che arrivi a vincere la Champions, parametri Uefa permettendo.

Il punto a cui voglio arrivare è questo: quello del calcio è un mondo dorato, una realtà a sé stante, che spesso perde totalmente il contatto con la vita quotidiana, ma una squadra di calcio è una forma di società che, nel suo piccolo, ha delle regole e dei problemi legati a fattori squisitamente umani.

Lo spogliatotio del Psg è composto di calciatori di almeno 8 nazionalità diverse, senza contare come dicevo lo staff dirigenziale fino a giungere al presidente. Persone, queste, che per far funzionare le cose hanno trovato una quadra che va al di là di ogni confine tra stati e che hanno trovato la ricchezza proprio nel connubio tra le caratteristiche di ognuna di loro.

Non ho qui la pretesa di immaginare una risoluzione del problema sociale prendendo esempio dal calcio, che spesso è anzi un "cattivo maestro"; penso però che Parigi sia una ed una solamente e che non sia così assurdo immaginarsi tutti uniti sotto la stessa bandiera, anche fuori dal Parco dei Principi.

Si sa, la guerra nei quartieri bassi è economica, è una guerra tra poveri e pensare ad un paragone tra quelle realtà e uno spogliatoio fatto d'oro sarebbe offensivo. Ma il calcio ha poteri che spesso trascendono la comprensione umana e, chi lo sa, che i successi del Psg possano riunire persone con storie e tradizioni diverse ma che condividono la stessa casa possa un giorno non essere così assurdo. 

La mescolanza si nutre del confronto, e il confronto è ricchezza. Vedere la pace tra popoli che si sentono ancora ospiti nonostante siano pienamente francesi sarebbe davvero il gol più bello mai realizzato da Neymar e compagni.Parigi merita successi in ogni forma di palcoscenico internazionale.

Che il calcio, stavolta, sia davvero d'inizio.