Dalle autorevolissime colonne di Vanity Fair l'indimenticata Ambra Angiolini ci informa che il suo Max Allegri è stato sollevato dalla SUA (di Max) panchina. All'epoca in cui arrivò alla Juventus, il buon Max era, al pari di Zaccheroni, reduce da un sorprendente scudetto al Milan alla prima stagione rossonera. Nulla di più, né prima, né dopo, a parte qualche promozione. Sicuramente meglio di Antonio Conte, che prima della Juve, aveva allenato Atalanta, Bari e Siena. Viene in mente il commento di un giornalista che, quando il Barcellona di Luis Enrique conquistò il triplete nel 2015, si chiese se il segreto del Barça di Guardiola fosse proprio il Barcellona.

Per questo, preso atto del contributo decisivo di Antonio Conte nel primo scudetto dell'era Andrea Agnelli, e l'epopea inaspettata di Max Allegri nella prima stagione europea, il dubbio è che nei successi di questi otto anni ci sia, anche e soprattutto, il marchio della Società. Di fronte alla ridda di voci intorno al prossimo mister bianconero, abbiamo pensato di chiedere lumi all'Ingegnere, figura mitologica della prima Repubblica romana, nel cui circolo sportivo, in incognito, si incontravano ai bei tempi tennisti di grido e ministri democristiani. "Caro amico, nella conferenza stampa di Allegri ridevano tutti. Clima troppo disteso. È già tutto deciso".

Fiducioso, mi appresto a vivere questi ultimi giorni in cui, secondo i rumors, dovrebbe essere sciolta la riserva. Non dovrebbe essere Sarri, nonostante il rispetto che si è guadagnato il tecnico fiorentino napoletano con lo strepitoso successo europeo. O meglio: l'accordo con Guardiola c'è, troppi segnali credibili. Forse non quest'anno, però, e dunque dipende da come Pep si lascerà col City: se ci vorrà un anno, alla Juve arriva Mihajlovic, se saranno due, più probabile Sarri. Altrimenti, è già pronto il colpo a sorpresa: Mark Caltagirone. Che, probabilmente, vincerebbe anche lui lo Scudetto.