Ogni milanista è al corrente dell'intervista rilasciata due giorni fa da Paolo Maldini all'ANSA. Intervista nella quale ha attaccato pubblicamente colui che potrebbe diventare il prossimo allenatore e manager sportivo del Milan, Ralf Rangnick, definendolo irrispettoso verso l'allenatore e i dirigenti che oggi hanno un contratto in essere con il Milan ed invitandolo addirittura, con delle parole parecchio pesanti e che definirei quasi ingiuriose, ad "imparare il rispetto prima che l'italiano". 

Queste dichiarazioni sono inammissibili e Maldini nella maniera più assoluta non doveva permettersi di parlare in questo modo di Rangnick. Innnanzitutto neppure ci ha mai lavorato insieme per conoscere il vero rispetto che Rangnick ha dei suoi colleghi, ma soprattutto ciò che ha detto è fuori luogo per un motivo ben preciso: Rangnick mai e poi mai ha pronunciato parole che andassero a sminuire in qualche modo o ad invadere il lavoro degli attuali tesserati rossoneri; il manager tedesco si è soltanto limitato a rispondere ad una precisa domanda di un'emittente televisiva tedesca, esponendo le caratteristiche che una società deve necessariamente avere perché lui accetti una proposta di lavoro, e mai ha fatto anche un solo riferimento, ne concreto e neppure astratto, alle figure e ai ruoli di Pioli, Maldini o Massara. L'attuale direttore tecnico rossonero doveva risparmiarsi questa intervista nella quale ha accusato ingiustamente e diffamato il nome di Ralf Rangnick, mancandogli ancora una volta LUI di rispetto dopo che lo scorso febbraio non ha fatto altro altro che ripetere che "Rangnick non è da Milan" quando in merito erano uscite solo delle voci. Evidentemente questo è stato uno scarso tentativo di affermare una posizione di potere, che in questo anno e mezzo raramente ha mostrato, di fronte all'incombente arrivo di un nuovo collega imposto dall'alto, il quale ha dalla sua parte un curriculum dirigenziale ben più ricco rispetto al figlio di Cesare. 

La sua intervista è stata infamante a tal punto che sono arrivato a chiedermi cosa diamine voglia Maldini, dimostrando ancora grande presunzione, dal Milan?! Quest'uomo non è un professionista nel campo dirigenziale, tanto che nemmeno possiede una licenza base per svolgere questo lavoro e forse dimentica, o magari neanche se lo è mai chiesto, che ha ottenuto un ruolo dirigenziale senza nemmeno essere un vero dirigente solo grazie al suo illustre cognome.
Paolo Maldini dirigente neanche è degno di fare da vice ad uno come Ralf Rangnick e addirittura, invece che riconoscere la competenza del collega, rilascia dichiarazioni così ostacolanti al suo arrivo al Milan?! 
Se prima personalmente avevo dei dubbi, dato che avrei visto benissimo Maldini in un ruolo di rappresentazione del club nel Mondo, ora ne sono più che certo e credo che anche buona parte dei milanisti sia d'accordo: Maldini deve lasciare il Milan e dare spazio a qualcuno che abbia veramente dimostrato con i fatti di meritare il ruolo di capo dell'area sportiva. Lui mai ha dato prova di capire di management sportivo e nonostante questo è stato scelto da Gazidis per dirigere l'area sportiva, dovrebbe essere contento di poter lavorare con un manager del calibro di Ralf Rangnick e non attaccarlo! 

Io dal mio punto di vista non posso che essere contento del fatto che un manager come Rangnick sia sul punto di firmare con il Milan. Purtroppo in troppi tifosi ancora non l'hanno capito, chiaramente confusi dal peso delle figure storiche di Maldini e Boban, ma qui stiamo parlando probabilmente del migliore al mondo nel suo campo, e non sto esagerando. Sotto la sua direzione il Lipsia è passato in cinque anni dalla 3.Bundesliga, la C tedesca, a competere per la vittoria del Meisterschale, lo Scudetto tedesco, e ai quarti di ChampionsSadio Manè, Roberto Firmino, Timo Werner, Joshua Kimmich ed Erling Braut Haaland (e presto vi si aggiungerà anche un certo Dominick Szoboszlai, spero vivamente con il Milan) sono solo alcuni dei top-player che lui ha scovato quando erano degli sconosciuti e se ne è stato capace al Lipsia e al Salisburgo spendendo non più di 50 milioni, ho buone basi per credere che abbia tutte le carte in regola per portare da noi altri giovani fuoriclasse che rifaranno grande il Milan

Se dovessi scegliere a chi affidare la mia squadra in una situazione finanziaria precaria come è quella del Milan, sceglierei assolutamente Ralf Rangnick, uno che ha dimostrato ciò che vale. Non due bandiere come Maldini e Boban, improvvisati dirigenti senza alcuna esperienza, i quali con arroganza pensano di poter risollevare le sorti di una squadra da ormai quasi un decennio allo sbando. Rangnick finora, non rispondendo alle accuse infondate di Maldini, è stato fin troppo gentile, altro che irrispettoso.