Un vecchio proverbio recita: la vittoria ha tanti padri, la sconfitta è orfana. Se la sassata di Brozovic non avesse bucato le mani di Audero, a quest'ora si sarebbero moltiplicati i peana di odio e frustrazione nei confronti di Spalletti e dei giocatori. Un pareggio a reti inviolate contro un'organizzata e volitiva Sampdoria sarebbe stato interpretato e giudicato alla stregua di una sconfitta, nonostante il dominio incontrastato dei nerazzurri nel secondo tempo. Invece l'Inter ha vinto ed ecco che tutti i difetti, quasi atavici, dei nerazzurri scompaiono magicamente, con i detrattori pronti a salire sul cosidetto "carro della vittoria".

Questa volta non mi appellerò al VAR e alla sua dubbia applicazione. Sarebbe inutile parlarne perché se n'è già discusso fin troppo. L'arbitrio Fabbri ha correttamente annullato tre gol (due ai nerazzurri e pure quello ai blucerchiati). Ma come li ha annullati? Nel primo episodio il direttore di gara non ha (giustamente) convalidato la bordata di Nainggolan per un fuorigioco millimetrico sulla punizione precedente. Perché Fabbri non sia andato a vedere di persona e si sia fidato ciecamente del "silent check" rimane un mistero. E mi chiedo perché il protocollo parli di uso del VAR in caso di episodi "chiari ed evidenti" quando un fuorigioco millimetrico non lo è. Idem con patate l'episodio di Asamoah: giusto annullare, ma con il "silent check" non vale; la prossima volta che vada direttamente l'arbitro a controllare le azioni dubbie, altrimenti queste regole francamente indecifrabili andrebbero cambiate senza perdere altro tempo.

L'Inter ha meritato i tre punti in virtù di un secondo tempo ricco di occasioni. Tuttavia Spalletti ha sbagliato due cose fondamentali in questo match: la formazione titolare, con i vari Politano e D'Ambrosio irriconoscibili (o forse non da Inter) e la sostituzione al 69' del migliore in campo fino a quel momento, ossia Antonio Candreva. L'ex Lazio, tanto criticato e bistrattato soprattutto per l'incapacità di mettere in area un cross come si deve, oggi ha stupito tutti in positivo: due occasioni ghiottissime - tra cui un palo con il piede debole (il mancino) che grida ancora vendetta - e numerosi spunti degni di nota per un giocatore che (come riserva s'intende) può starci e come in maglia nerazzurra.

Peggiore in campo Mauro Icardi, solito desaparecido nei novanta minuti. Le sue qualità da rapace dell'area di rigore e le sue capacità tecniche e balistiche (calcia benissimo in porta, ecco la sua principale dote) sono indiscutibili e polemizzare su un ragazzo che in 4 anni di nerazzurro ci ha spesso salvato la pellaccia è quantomeno opinabile; però sta diventando insopportabile. Maurito non mi è mai piaciuto e mai mi piacerà, anche se dovesse segnare la rete decisiva nella finale di Champions. È un attaccante che col calcio moderno c'entra poco o nulla: non sa dialogare con i compagni, non ha minimamente capito cosa siano i tempi del pressing (se la prima punta non sa orchestrare il recupero palla della squadra, addio...) e, di conseguenza, non contrasta e non ruba un pallone che sia uno; quando ha la palla tra i piedi appare lento e macchinoso, fatica a far salire la squadra e ha una capacità di dribbling pari a quella di un libero vecchio stampo. Avete mai visto il capitano sradicare con forza e caparbietà la sfera dai piedi di un avversario che imposta? Il sottoscritto, no. Se poi rimane a digiuno per 4 partite consecutive - situazione che non gli capitava dall'ottobre del 2016 - ecco che un giocatore come Icardi diventa inutile (se non dannoso) per i suoi compagni e per tutta l'Inter.

Non lo nascondo: all'84 minuto di Inter - Tottenham ho esultato senza freni, alla "Trevisani - Adani" per intenderci. Però converrete con me che prima dell'eurogol l'argentino avrà toccato sì e no una decina di palloni, non riuscendo mai a duettare col dirimpettaio Nainggolan (altra contraddizione spallettiana: se il Ninja è ancora fuori forma e fuori fase, perché ostinarsi col 4-2-3-1 non puntando invece su moduli più solidi, tipo il 4-3-3 o - come extrema ratio - il 4-4-2?).

Icardi deve dare di più, scrollandosi di dosso un'apatia che, essendo lui il capitano, inconsciamente trasferisce anche agli altri dieci nerazzurri in campo, capaci di partorire primi tempi osceni come quello visto stasera. E sono certo che Maurito migliorerà: parliamo comunque di un classe '93 già in tripla cifra nel nostro campionato. E, soprattutto, peggio di così non può giocare.