Zlatan è atterrato con un aereo privato “low cost” all’aeroporto di Linate! Sulla pista di atterraggio ad accoglierlo c’era una lastra di ghiaccio, un piccione e, infreddolito con il nasino all'insù, l’ex centrocampista croato, Zvonimir, nonché il noto dirigente milanista con licenza di scovare ex giovani talenti in giro per il mondo.
Missione compiuta per Zvonimir, ai tempi dell’Ajax il giovane Zlatan è stato un profilo di sicuro talento.

Preferire, il croato, Zvonimir all’italiano Paolino è stato un segnale forte e, soprattutto, di cambiamento da parte della dirigenza rossonera.
Il Diktat, per quest’anno, sembra essere: basta con l’improvvisazione degli anni passati tipica di gente senza competenze! All’aeroporto, come scrivevo, c’è andato Zvonimir, e vi posso assicurare che non è stato soltanto un caso. Infatti nel nome del croato c’è la lettera zeta (solo una coincidenza?), proprio come quella del super campione svedese….
Sopraffatto dall’emozione - provato dal lungo viaggio soprattutto senza nessuno a cui raccontare un passato glorioso come militante in squadre di blasone come Juventus, Inter, “Barcellona”, Milan e  Paris Saint-Germain per poi finire nella costosissima casa di riposo americana - le prime parole di Ibra, sono state: “This is My Home” che tradotto in italiano, “Questa è la mia casa!”.


Nella storia recente dell’umanità solo E.T. l'extra-terrestre, in temine di comunicazione, aveva saputo fare di meglio dell’asso svedese. Come non ricordare la celebre frase del piccolo e deforme alieno che con la sua tenerezza, nei primi anni ottanta, aveva fatto breccia nel cuore di milioni di bambini e, al pari di Tommaso Paradiso, nei sogni erotici di milioni di casalinghe italiane: “E.T. telefono casa!”.

Sono passati ben 38 anni dal celebre film di Steven Spielberg, correva l’anno 1982; Non è, forse, l’anno di nascita di Zlatan?
Semplicemente pura coincidenza o il segno tangibile per una pronta rinascita rossonera con il nuovo anno?

Subito dopo i due i “vecchi” compagni rossoneri (Zlatan e Zvonimir) si sono diretti, in Fast and Furious, verso la pensilina degli autobus per aspettare la coincidenza per l’Air Bus che collega l’Aeroporto di Linate con la Stazione Centrale di Milano. Durante il tragitto c’erano, pressappoco, una sessantina di tifosi che in realtà, a occhio nudo, sembravano molti di più: almeno mille e trentotto. Cori e applausi per Zlatan, tifosi felici come non accadeva dai tempi di Ibrahimović al Milan: Olè, Olè, Olè Ibra, Ibra, Ibra! Olè, Olè, Olè Ibra, Ibra, Ibra!

E infine con ambizione, finalmente ritrovata degna della stagione 1981/82, i tifosi milanisti hanno lanciato un segnale chiaro e forte alle squadre di vertice del campionato italiano: Il purgatorio non lo vogliamo! Purgatorio non lo vogliamo! I tifosi di Juventus, Inter, Lazio, Roma e soprattutto, Atalanta, sono stati avvisati.

Da segnalare un episodio di cronaca, assolutamente, da censurare perché potrebbe incoraggiare il fenomeno milanese del salto del tornello, negli ultimi anni purtroppo in costante crescita perché difficile da contrastare per gli ingegneri della nota azienda di trasporti milanese…

Non ci perdiamo in polemiche, ma ritorniamo alla cronaca dei fatti: a bordo del mezzo ATM i due milanisti erano sprovvisti di biglietto – SI'! SI'! SI'! – perché, purtroppo, esso non è più rimborsabile a causa delle finanze in rosso-nero del club milanese. Boban è stato giustamente multato! Il croato si è preso subito le sue responsabilità giustificando quanto accaduto affermando: “Purtroppo, da pochi mesi, lavoro per il Milan! È la prima esperienza di lavoro come dirigente sportivo dopo essere stato, purtroppo, disoccupato per anni…”.

Al contrario, alla richiesta del biglietto, il “vecchio” Ibra ha avuto un forte attacco di panico. Lo svedese colto in fragranza di reato – nonostante i fatti – ha aggravato la sua situazione fornendo, persino, generalità false all’impassibile e incorruttibile controllore di Atm: “Mi chiamo Z L A T A N, sono nato nel 1981 e di lavoro faccio il calciatore…”.   

Il controllore: “il calciatore? Tel chi el telun! Biglietto, prego!”.

A parte l’episodio - con questo pezzo farò saltare VXL - nell’ambiente rossonero filtra un certo ottimismo soprattutto grazie a una coincidenza che definibile bizzarra è, a dir poco, riduttivo.
Ebbene, incredibile ma è tutto vero, il 2 Gennaio sono nati personaggi famosi del calibro di Hanno Balitsch, Nicola Bresciani, Wanna Buakaew, Natascha Börger, Christian Elkin, Kirk Hinrich, María Isabel Moreno, Fabián Robledo Calleja, Maxi Rodríguez, Roberto Selva e, infine, Zhang Juanjuan quest’ultima arciera cinese. Vi rendete conto? Zhang Juanjuan!
Semplicemente pura coincidenza o il segno tangibile per una pronta rinascita rossonera con il nuovo anno?


Argomentato con successo che, per il nuovo anno, gli astri sono “tutti” a favore del popolo rossonero (I), passo ora alle vicende del campo.
Il compito più arduo, spetta a Stefano Pioli nonché attuale tecnico del Milan con un passato “glorioso” alle spalle con l’altra società di Milano…
Il buon Pioli dovrà rimodellare, per l’ennesima volta, la squadra rossonera, ma questa volta, a immagine e somiglianza di un calciatore ormai a fine carriera. Magari pure sacrificando un calciatore di ventiquattro anni e di buona prospettiva come il pistolero Krzysztof Piątek, pagato appena due stagioni fa la miseria di 40 milioni di euro. Il buon Stefano è un uomo umile e modesto, infatti, voci di corridoio raccontano che, alla notizia di Zlatan al Milan, Pioli abbia subito chiesto un consiglio a Massimiliano Allegri. Quest’ultimo guidò, nella stagione 2011-2012, con successo Ibra e compagni alla conquista meritata del diciottesimo e ultimo scudetto per i rossoneri. Da uomo pragmatico, Max Allegri gli ha “semplicemente” ricordato che al gioco del calcio si gioca in undici. Poi con un pizzico di nostalgia, il tecnico livornese ha aggiunto che con Zlatan (appena ventottenne) giocavano calciatori del calibro di Thiago Silva, Nesta, Gattuso, Pirlo, Seedorf, Robinho, Pato e Cassano.

Si racconta che alla domanda tecnica: “Stefano tu chi faresti giocare al centrocampo?”. Pioli gli abbia subito attaccato il telefono in faccia solo per la vergona di rispondergli con Kessiè, Biglia, Bennacer...


Conclusione

Un articolo di Franco Recanatesi, recentemente letto su www.calciomercato.com, mi ha fatto riflettere non solo sulla condizione attuale di degrado della capitale, bensì sullo stato della società in generale.   

Il pezzo si intitola: 2020, Roma: il calcio può ridare lustro a una città in ginocchio!

Nello specifico, a parere dello scrivente, deve fare riflettere un’osservazione critica del giornalista che, fedelmente, riporto:

Ecco: un imprenditore, un medico e un’avvocatessa, gli ultimi due con un tirocinio breve nella politica. Perché mai avrebbero dovuto emergere come amministratori di una delle capitali più complicate del mondo? Con quali titoli? Attraverso quali esperienze? Perché una competenza specifica non viene mai richiesta?”.

Non voglio aggiungere altro a quanto scritto in modo esaustivo dal “coraggioso” giornalista, ma vorrei solo insinuare nel lettore un dubbio attraverso una domanda lecita: “Con quali titoli? Attraverso quali esperienze? Perché una competenza specifica non viene mai richiesta?”.  

Voglio concludere l’articolo con una frase di Andrée Maillet, scrittrice del Quebec.

Ai nostri giorni la competenza non basta, e il talento ancora meno; bisogna sapersi vendere!”.

 


Per il sottoscritto tutti i protagonisti di questa storia si sono saputi vendere senza competenze specifiche! Sperando che il prezzo da pagare, per gli amici milanisti, non sia  un meritato, a questo punto, ritorno in purgatorio…

 

 

 

Arsenico17