Quest’estate è stato oggetto del desiderio di mezza Europa.
Desideri che si sono dovuti arrendere alle richieste esose della Lazio. Il mancato passaggio ad un top team sembra aver avuto effetto negativo sul calciatore serbo, esploso nella stagione scorsa con un bottino da goleador (12 reti in campionato, 14 totali in stagione) e messosi in luce con prestazioni strepitose, da top player nel suo ruolo.
Questa stagione c’è stata invece una involuzione per il gioiello biancoceleste, sia in termini di contributo a livello realizzativo, sia per quanto riguarda l’effettivo apporto alla manovra e al gioco di Inzaghi.

Chi ha avuto modo di seguire la stagione della squadra, sa che Sergej è apparso in diverse occasioni spento, abulico, quasi un corpo estraneo.

Il ritorno al goal a San Siro è stato senz’altro un toccasana, ma la partita di Ferrara di ieri ha nuovamente fatto riapparire il tipico fantasma della stagione.
Ora, il pensiero sorge spontaneo: trattasi di una delle classiche meteore che hanno azzeccato una grande stagione o c’è qualcosa di diverso?

La risposta che sorge spontanea a chi scrive è la seconda.
Perché il talento è stato mostrato, ha dei mezzi che pochi hanno.
Quindi, cosa effettivamente può essere successo?

È chiaro che il mancato passaggio ad una squadra ambiziosa ha potuto smorzare l’entusiasmo e, se vogliamo, le aspettative per una carriera che avrebbe già da quest’anno potuto decollare in modo definitivo.

Ciò che, però, non è condivisibile, è l’atteggiamento eccessivamente indolente al quale quest’anno sembra aver abituato.
La Lazio è comunque in corsa per l’accesso alla prossima Champions League e soprattutto ha una semifinale di Coppa Italia totalmente in bilico che potrebbe portare ad un trionfo che in pochi potranno vantare nel decennio di dominio juventino. Inoltre, ha dalla sua un’età che può ancora consentirgli di spiccare il volo tanto assaporato sotto il sole di agosto e che, probabilmente, è stato solo rinviato.

Per poter stare a certi livelli, però, Milinkovic-Savic deve prima di ogni cosa far capire di avere le spalle larghe (non solo fisicamente) e anche dimostrare riconoscenza nei confronti del club che lo ha lanciato come uno dei più importanti centrocampisti del panorama europeo. Perché, nonostante la stagione sottotono che ne ha fatto calare il valore, la bottega Lotito resta carissima: chi lo vuole dovrà comunque sborsare cifre importanti.

Ma, chi lo farà, vorrà avere il giocatore ammirato l’anno scorso, quello dinamico e intraprendente che ha conquistato il plauso generale degli appassionati.