Signorina Germana aiuto! Sono caduto... ahi... mi ha spinto Arturo... ahi il mio ginocchio!

Era una giornata di fine settembre del 1956, mi trovavo ad Arcidosso ai piedi del monte Amiata in una colonia della Croce Rossa Italiana, la mia prima vacanza trascorsa in colonia, a quei tempi erano diffuse come oggi lo sono i villaggi turistici ed i Bed & Breakfast, durava tutta l'estate dalla chiusura alla riapertura delle scuole, così i nostri genitori si sgravavano di un bel po' di lavoro; per contro io, e questo per altri due anni dopo, è come se avessi fatto il militare da piccolo! Non vado lontano nel riferire che, al di là della bellezza paesaggistica del posto immerso tra le colline toscane ai piedi del monte Amiata circondato da castagni secolari con un'aria salubre e profumata di montagna che alleviava i polmoni dei bambini, io tra l'altro ero un sofferente di asma, e concedeva quando si era all'aperto sensazioni di piena libertà tra quei pittoreschi prati, boschi ed una infinità di colori con lo sfondo di un cielo sempre terso, azzurro, caldo ma si contrapponeva al rientro nella struttura della colonia un ambiente completamente opposto: dormitori con letti a castello con a fianco comodini in ferro tipo ospedale da campo militare, bagni orribili con un unico lavandino lunghissimo tipo abbeveratoio cavalli, water alla turca, docce con acqua tiepidina. Allora si faceva un solo bagno settimanale (a casa con il catino) e ovviamente c'era un solo sapone di marsiglia che ci passavamo in fretta, chi si era insaponato a metà, chi cominciava a sentir freddo e urlava al vicino di sbrigarsi a insaponarsi e l'ultimo della fila delle docce aspettava tranquillo controllando se sul suo pube fosse spuntata la prima peluria così si sarebbe vantato di fronte agli altri atteggiandosi ad ometto (lo stesso che poi mi ruberà i giocattoli!). Per non parlare della sala refettorio dove permaneva costantemente uno strano odore di piatti con cibo raffermo e poi c'erano dei tavoli lunghissimi senza tovaglia apparecchiati con posate in alluminio forse residuo della prima guerra mondiale. Del cibo, di buono, ricordo solo delle buone polpette che facevano al lunedì (forse con i residui domenicali) e il top era al giovedì quando per cena passavano un buon latte con pane e cioccolata (a quei tempi una specie di Nutella solida a fette) una vera leccornia, riuscivamo tutti in quella notte a dormire sonni profondi al contrario delle altre che erano tutte uguali, a letto alle 9, c'era in palestra una sola TV che vedevamo solo qualche pomeriggio, per un'oretta la rubrica "la Tv dei ragazzi" e poi al mattino sveglia alle 6.30 (tipo caserma); poi, dopo una sciacquata al viso, tutti a colazione, una brodaglia di latte con gallette e questo per tre mesi, una vera come direbbe Totò, una vera ciofeca! Seguivano attività di gruppo, disegni, compiti estivi per la scuola, e tutti i lunedì mattina scrivevamo la lettera ai nostri genitori con il resoconto della settimana precedente: mai scritte così tante bugie in vita mia! Questa era l'atmosfera che si viveva in quella colonia, ma quel giorno, quello della caduta, ero felice, l'indomani sarebbe arrivato il mio papà con una scatola piena dei miei giocattoli che avevo due mesi prima lasciato a casa e di cui avevo nostalgia. Ma Arturo nel raccogliere i ricci delle castagne cadute assieme a me forse per farmi un dispetto mi diede una spinta e caddi sbucciandomi un ginocchio. La Signorina Germana, la ricordo con tanto affetto, fu per me una seconda mamma per tutti i tre mesi e per tutti le complessive tre estati che trascorsi in colonia, se non ci fosse stata lei probabilmente sarei fuggito e ora racconterei un'altra storia. Mi accompagnò in infermeria dove un dottore mi medicò senza mettermi l'alcool tanto odiato dai bambini, ma spennellò sulla ferita della tintura di jodio, mi scapigliò dicendomi: "Massimo torna pure a giocare con i tuoi amici!"

Arriva il sabato mattina, sono da poco passate le 9 siamo tutti a giocare nel parco antistante la strada sterrata che in salita conduce alla colonia, d'improvviso avverto un rombo conosciuto: eccolo, è papà con la sua motocicletta, e arriva impettito si toglie il casco e gli occhialoni, alza il cavalletto della moto e libera dallo spago annodato una scatola di cartone imbrigliata attorno alla sella. Corro da lui, un abbraccio forte, da quanto fosse lungo ancora lo avverto, e dopo due secondi apro la scatola di cartone e rivedo i miei giocattoli, allora di latta: un aeroplano, un carro armato, un trattore, un camioncino, una motociclettina e alcuni soldatini di piombo. Tutti gli altri amichetti scrutano la scena con occhi meravigliati ma anche, soprattutto per qualcuno, gonfi d'invidia! Riposi la scatola nel mio armadietto (ovviamente privo di chiave) di fronte al letto a castello e poi fuggii con papà e facemmo una bella gita in moto sulla vetta del monte Amiata, un pranzo al sacco, una bella passeggiata e prima del tramonto, dopo un bel gelato al centro storico di Arcidosso, il rientro in colonia. Papà mi salutò, doveva tornare a casa prima della notte, il mattino seguente avrebbe dovuto alzarsi presto per andare al lavoro. Io felice dormii con il mio camioncino rosso tra le mani, sarà l'unico superstite di quella scatola che al mattino trovai vuota.

Un caro ricordo, ma quel camioncino rosso ancora ce l'ho, è quì davanti a me mentre sto scrivendo, avverto ancora il freddo della latta tra le mie mani, e così presi sonno infilandolo istintivamente nella tasca del mio pigiama. Pigiama? Ma leggo oggi la notizia che il nuovo allenatore del Milan Stefano Pioli avrebbe abolito, secondo i suoi metodi, il ritiro prepartita lasciando liberi i giocatori dopo la cena di gruppo di raggiungere le proprie case e famiglie per trascorrere la notte antecedente la partita casalinga e ripresentarsi la mattina seguente al centro Milanello per fare colazione di nuovo in gruppo. Ok, è una scelta condivisibile solo se producesse vittorie a tutti gli incontri casalinghi della squadra rossonera, altrimenti caro Stefano avremmo assistitito ad una ennesima debacle dell'A.C. Milan, sì, ma con una sostanziale differenza, la si vedrebbe consumata nell'intimità di un letto coniugale o magari nel clima festaiolo di un improvvisato "Pigiama Party"!

Un abbraccio

Massimo 48