Si è da pochi giorni concluso il 2019, per il Milan l'ennesimo anno indecente, costernato di esclusivamente di cocenti delusioni.

L'anno appena conclusosi per il nobile decaduto Milan non poteva che aprirsi con una faccenda scottante ed assai negativa: l'unico vero top-player all'ora in squadra decise di andarsene dal Milan, parlo di Gonzalo Higuain. Un fuoriclasse come lui vuole sempre giocare ai massimi livelli e competere per i trofei più prestigiosi, e dall'aria che tirava e tira delle parti di Milano sponda rossonera già lo scorso gennaio pareva che, a meno di radicali cambi di guida e leader tecnici, sarebbero passati ancora molti anni prima che il Milan fosse tornato un club degno di concorrere per certi allori. Il Pipita all'età di 31 anni non aveva tempo di aspettare un futuro che nemmeno oggi sembra sarà buono, e la sua partenza fu l'ovvia conseguenza.

A quel punto bisognava necessariamente trovare un sostituto ad Higuain, la scelta ricadde sul nome del genoano Krzystof Piatek; un'operazione che andò a buon fine, ma che io sin da subito definii rischiosa e che mi lasciò perplesso. Per i primi tre mesi, venni smentito dai tanti goal del polacco, con i quali il Milan si è tenuto fino alla fine del campionato ancorato alla lotta per il quarto posto, ma tuttavia, dallo scorso Aprile, le sue prestazioni sono calate notevolmente facendolo giustamente passare dall'essere considerato un potenziale top, al trovarsi nella lista dei possibili partenti. Modestamente, la cosa non può sorprendermi. Vi invito a riflettere semplicemente sul giocatore in questione: parliamo di un centravanti che ha dimostrato di esser dotato di un ottimo senso del goal, che però pare aver da almeno una decina di mesi smarrito, ma poi? E' molto carente dal punto di vista della tecnica, non è duttile, non sa dribblare, non è veloce, non partecipa al gioco e nemmeno possiede buone doti di testa. E' chiaramente un mediocre, che è stato ampiamente sopravvalutato, ma che alla fine ha mostrato il suo vero valore.

Dopo l'acquisto di Piatek, per il Milan di Gattuso iniziò un periodo lungo oltre due mesi condito da una eccezionale dose di buona sorte, tra episodi VAR a favore, parate a non finire di Gigio e soprattutto tantissimi pali e traverse colpite dai nostri avversari. Tutti parlavano di quarto posto e di possibile aggancio al terzo, guardando solo all'Inter e non considerando le altre inseguitrici praticamente attaccate. Tutti parlavano dell'ascesa all'olimpo dei grandi allenatori di Gennaro Gattuso, infatuati dalla propaganda giornalistica, senza analizzare nell'insieme le orribili partite del suo Milan. E come già accennato tutti si vantavano di Piatek come se avessero avuto in squadre il miglior attaccante al mondo, il tutto senza considerare a fondo le sue prestazioni. E poi Paquetà... pareva fosse arrivato un giocatore che doveva essere un misto tra Kakà, Rivaldo e Ronaldinho, ma dopo un anno tutti hanno capito che di quei tre grandi campioni non vale una scarpa: la sua fase difensiva, quando c'è, è inquietante, anche se spesso è inesistente e basta, e spesso in avanti sbaglia passaggi filtranti cruciali oppure si addormenta sul pallone. In ogni caso, la cosa che la maggior parte dei tifosi non voleva ammettere era che senza un grande allenatore in panchina mai saremmo potuti tornare ai fasti d'un tempo, se non ricordate le indegne prestazioni che nulla avevano in più rispetto al Milan di quest’anno, basti vedere l'ammirazione con la quale Gattuso considerava scarpari del calibro di Suso, Calhanoglu, Calabria, Retropassaggio Rodriguez e Kessié.

Ma il vero spartiacque della scorsa stagione, la partita nella quale la pochezza del Milan di Gattuso, che giornalisti e opinionisti cercarono costantemente di nascondere, fu messa sotto gli occhi di chiunque, persino dei tifosi più irrazionali, fu il derby di ritorno. Quella sera avemmo l'ennesima conferma non solo che il Milan con Gattuso mai avrebbe raggiunto i propri obiettivi, ma ne abbiamo ottenemmo pure le prove. Fu l'ennesima sfida importante fallita dal suo Milan, in un anno e qualche mese che sedeva sulla panchina rossonera ancora non era stato in grado di portare il Milan a vincere e convincere in una partita di cartello: questo denotò gravissime mancanze non solo a livello caratteriale in tutta la squadra, ma anche sul profilo tattico. Spalletti portò Gattuso alla scuola calcio. L'Inter asfaltò il Milan da tutti i punti di vista interpretando la partita in maniera diversa da solito, Gattuso in tutta la sua deficienza calcistica andò totalmente in confusione proprio nel momento più importante stravolgendo la squadra, con centrocampisti che andarono a fare i difensori e questi che avanzarono in regia; in tutto ciò l'Inter mai fece una piega e continuò nella sua opera di umiliazione sportiva del Milan.

Ovviamente, neanche fossi andato avanti a dirlo per tutto l’anno (...), il Milan guidato da Gattuso ha fallito tutti gli obiettivi stagionali. Il fatto che sedesse sulla nostra prestigiosa panchina fu grottesco fin dal primo istante. Il suo percorso da allenatore rossonero è stato pessimo e fallimentare, così come tutta la sua carriera da tecnico. Ha collezionato un esonero, o sue dimissioni, dopo l'altro, e dopo diciotto lunghissimi mesi di agonia sportiva per i tifosi come me che di calcio un po' ci capiscono, finalmente tutto è finito e il Milan, se verranno prese scelte ragionevoli, tornerà ad essere nel giro di pochi anni la grandissima squadra che è sempre stata.

Con Gattuso alla guida abbiamo assistito al Milan più brutto degli ultimi trentacinque anni (almeno fino ad allora…), un fallimento dopo l'altro e una serie di risultati davvero umilianti. Mai fu in grado di dare alla squadra un gioco degno di di essere chiamato così, impiegammo sempre un interminabile corso di passaggi prima di arrivare al tiro, il tutto a ritmi indolenti ed apatici, gli attaccanti giocarono a centrocampo e le ali vennero trasformate in terzini, uccise sportivamente Higuain e Bonucci, gli unici fuoriclasse affermati che avevamo in rosa, facendoli scappare a gambe levate con il suo stile da perdente, ogni partita è stata interpretata come se fossimo stati gli ultimi in classifica che andavano ad affrontare la prima, con una mentalità che definire da perdenti è poco, in generale i giocatori sono sempre stati spaesati e neanche sapevano come muoversi in campo.

Il Milan di Gattuso è sempre stata una squadra senza idee di calcio e totalmente priva di mentalità vincente poiché è lui, anche se l’apparenza inganna i più, il primo perdente, timoroso e rinunciatario, che trasmette questa visione errata del calcio ai suoi giocatori. E la conferma di tutto ciò che ho scritto finora ci ha pensato il campo a darla: il Milan con Gattuso ha fallito ogni obiettivo che era stato prefissato.

“Il Milan, se verranno prese scelte ragionevoli, tornerà ad essere nel giro di pochi anni la grandissima squadra che è sempre stata”. Peccato che di scelte ragionevoli lo scorso giugno non ne è stata presa nemmeno una. Gazidis, considerato dagli speculatori di Elliot il Messia dell’economia calcistica, invece che affidare l’area tecnica ad un Direttore Sportivo di comprovate capacità che già avesse dimostrato altrove di avere grandi capacità sportivo-manageriali, cosa ha preferito fare? Assumere Paolo Maldini, che in dieci anni dal suo ritiro mai neppure si era sognato di fare il DS; difatti un DS non lo è poiché neppure possiede la licenza e per permettergli di eseguire tale ruolo è stato necessario assumere un uomo che tale patentino le detiene, tale Freddie Massara, il quale è a tutti gli effetti il prestanome di Paolo Maldini.
Nel frattempo, come se già non vi fossero abbastanza dirigenti, Maldini decise di affiancarsi un altro uomo, un vero DS di esperienza? No, Zvone Boban. Certo, saranno certamente stati limitati dalle inette politiche economiche di Gesù Cris.. eh no… Gazidis, ma un vero DS avrebbe saputo tirar fuori il meglio da questa brutta situazione, magari iniziando a vendere in saldo tutti gli inguardabili esuberi della nostra rosa attuale, loro invece non hanno fatto altro che peggiorare tutto, perché? Perché non sono dei DS, ma due ex calciatori con un grande passato alle spalle, senza alcuna esperienza e competenza dimostrata nel ruolo cruciale del Direttore Sportivo.
La difficile (dipende dai punti di vista…) verità della quale tutti i milanisti dovrebbero convincersi è che sono tutte cavolate queste cose del simbolismo rossonero e via dicendo; servono persone competenti che sappiano come si gestisce una società e che già abbiano dimostrato altrove di avere grandi capacità sportivo-manageriali, non due inesperti nel settore che si trovano dove si trovano solo grazie al loro illustre nome, e a dimostrarlo ci sono i risultati: vedasi Roma e Inter in confronto a noi, a giugno stavano nel nostro stesso stato se non peggio nel caso dei giallorossi, ma loro hanno deciso di affidarsi a dei dirigenti tra i migliori nel campo, noi invece a due cinquantenni dilettanti raccomandati dal loro passato da calciatori; ora l'Inter è prima in classifica e ci stacca di 21 punti a metà campionato, la Roma ci stacca di 14 e si trova in zona Champions. Differenti vedute, mi pare chiaro quale sia quella giusta.

A loro poi è stata affidata la scelta del nuovo allenatore. Hanno preso ovviamente un top, uno di alto livello che sarebbe stato garanzia di buoni risultati. Macché! Marco Giampaolo: quattordici anni di carriera, una decina di squadre allenate, quasi sempre esonerato e 9° posto in Serie A come miglior risultato assoluto. Neanche a farlo apposta, il suo Milan è stato un disastro colossale ed il suo esonero è avvenuto dopo sole sette giornate. Tralasciando uno stipendio di oltre 4 mln lordi l’anno per uno che di fatto col Milan nulla ha più a che fare, al suo posto hanno preso un top tra quelli disponibili? Ci potevate scommettere la casa che… no! Stefano Pioli, una carriera un po’ migliore rispetto a Giampaolo, ma pur sempre un allenatore da squadra di centro classifica e, non so nelle teste di Boban e Maldini, ma per come la vedo io il Milan dovrebbe puntare a qualcosa in più.

Alla fine dell’anno e del girone di andata, il Milan di Pioli, che fu di Giampaolo e costruito dall’asse Maldini-Boban, si trova 11° in classifica e non partecipa alle coppe europee poiché l’UEFA ci ha esclusi per via del nostro spaventoso bilancio in passivo di 146 milioni, grazie Gazidis. Ma per fortuna in questo indecente anno per i colori rossoneri, qualcosa di positivo, proprio agli sgoccioli, è accaduto: Zlatan Ibrahimovic ha, probabilmente per amore dei nostri colori, forse per pietà, accettato di tornare a giocare per il Milan.

Ah dimenticavo, nel titolo ho scritto che il 2020 dovrà essere un anno diverso e inizialmente volevo scrivere un articolo proprio su ciò, ma non vi è molto da dire e pertanto l’articolo sarebbe stato così corto da essere più simile ad un post su un social network più che ad un pezzo giornalistico, per cui la redazione non lo avrebbe considerato pubblicabile. L’unica cosa che spero per il Milan per il 2020 è semplice: il fondo Elliot deve vendere la squadra a qualcuno di veramente interessato ai nostri risultati e con esso deve andarsene anche ogni singolo componente della dirigenza vigente!