Il Toro è la squadra gloriosa di Torino, con una storia sportiva incredibile, che ha tutto il mio rispetto, molto più di quanto ne nutra per la Juventus, che è sì fortissima, ma ha beneficiato negli anni di tanta troppa sudditanza psicologica a tutti i livelli. Qua voglio fermarmi perché è un discorso annoso e francamente un po’ squallido.

Il Toro è squadra nobile, fiera, ma non riesce ad emergere come un tempo, ad imporsi come candidata a vittorie importanti in Italia e in Europa. Le ragioni non le conosco, non voglio metterci becco perché le rispetto.

Il Milan sta diventando inesorabilmente il Toro di Milano, non so se l’Inter diventerà come la Juve, ma i presupposti ahinoi ci sono tutti.

Sono troppi gli anni in cui le proprietà milaniste disinvestono anche quando fingono di investire. Siamo diventati i mendicanti della Signora, prima con Bonucci ora con Higuaín: entrambi dopo qualche mese annusano l’aria di seconda categoria, capiscono che il fantomatico processo di rinascita di turno è una bufala e scappano inorriditi.

Se per Bonucci valeva il discorso di una proprietà che non esisteva e non poteva rimanere in piedi, per Higuain cominciano a materializzarsi i miasmi di chi boccia Ibra, Fabregas, Muriel, di chi si accorge del FFP a dicembre come se prima non ci fosse questa minaccia, annusa l’odore sgradevole di chi non rilascia dichiarazioni sul futuro rossonero, dicendo più di qualunque conferenza stampa in pompa magna. Higuain sente la puzza del nulla, delle vittorie che non sono in un futuro pianificato e definito nei dettagli. Vede che il lavoro da fare, quand’anche ce ne fossero le intenzioni che ad oggi sono tutt’altro che certe, è troppo grande anche per imprenditori danarosi. Il livello tecnico e competitivo del Milan è talmente basso da non lasciare spazio a molte speranze di vederlo crescere come invece ben sta facendo l’Inter.

E allora Milan come Toro: questo il nostro probabile destino per i prossimi anni. Due nobili decadute, all’ombra delle rampanti prime squadre delle rispettive città.