Che il Milan abbia ben giocato contro la Juventus - fino al punto da ritenere immeritata la sconfitta, quando persino il pareggio sarebbe stato ritenuto andare stretto, alla luce della ottima prestazione esibita - entro pochi giorni lo avranno dimenticato tutti.

Invece - come persino detto dall'allenatore Pioli, che addirittura vuole appendere cartelli stile HH anni 60" per motivare i calciatori (speriamo non al posto delle tante foto celebrative dei trionfi rossoneri, che oggi ornano le pareti di Milanello e i cui stimoli ai calciatori sembrano aver esaurito benefici effetti) - la classifica non si è mossa ed il bel Milan di domenica sera si ritrova impastoiato tra le sabbie mobili della bassa classifica.

E' incredibile, addirittura paradossale, che alla vigilia di questo disastroso campionato era stato ingaggiato Giampaolo perchè il progetto era "vincere attraverso il bel gioco" e dopo 12 partite - di cui 7 perse e 13 punti in classifica, a soli 4 dalla Sampdoria (da cui Giampaolo era stato prelevato, ndr) che apre la zona retrocessione - come dichiarato da Pioli, "la bella prestazione conta zero, conta solo vincere".

Troppo facile aggrapparsi a questo "segnale", perchè l'allenatore del Milan ben sa che è molto più facile giocare bene contro la Juve, che le partite le vince con l'organico; inutile fare l'elenco delle due rose, ma la risposta alla sconfitta di ieri sta in questa analisi; analisi propedeutica alle giocate poi decisive in campo dei suoi campioni.

Nel momento clow della partita, Pioli dice a Bonaventura, Leao e Rebic di alzarsi dalla panchina, mentre, a pochi metri da lui, Sarri sceglie Dybala, Douglas Costa e Rabiot. Qui si decide la partita, quando Bonaventura non riesce a servire un assist a Leao, che lo metterebbe a tu per tu con Szczesny e il portiere serve il primo di 10 passaggi consecutivi, puliti, di prima, che trasferiscono in un attimo da un'area all'altra il pallone e dove Dybala salta Romagnoli e segna irriverente col suo piede debole, il destro.

Già Dybala, un fuoriclasse che ha marcato al Milan la sesta rete in 6 partite giocate contro, quando avrebbe potuto vestire il rossonero per soli 40 milioni, allorchè il Presidente del Palermo ne parlò con Galliani; sembrò una richiesta spropositata a quel Milan di Berlusconi, il quale peraltro non disdegnò di buttarne e tanti, per altri acquisti rivelatisi autentici flop.

E Douglas Costa un'autentica ala funambolo, imprendibile, capace di fare gol che sono autentiche perle, come tre giorni fa in coppa. Anche lui avrebbe potuto vestire rossonero, quando a Villa San Martino in un summit con Galliani e il neo allenatore Filippo Inzaghi si esamininò la richiesta di 25 milioni dello Shakhtar. Era la vigilia di Ferragosto del 2014. Non se ne fece nulla, 25 milioni sembrarono troppi a quella Triade, ormai avviata al massimo contenimento delle spese, salvo poi buttare via altri soldi tra cartellino e/o ingaggio dei vari Agazzi, Alex, Menez, Diego Lopez, Torres, Albertazzi, Armero, Van Ginkel e Bonaventura, tutti arrivati quella estate.

Vogliamo dire di Rabiot? Non che per il Milan questo francese, che anche alla Juventus ancora non sembra aver trovato la sua giusta dimensione, sia un rimpianto; ma anche lui prima riserva nel centrocampo di Sarri fu vicinissimo al Milan di Leonardo, in virtù del legame esistente con l'ex calciatore, allenatore e dirigente del Milan.

Insomma quando ci sono giocatori importanti in vendita, il Milan sta sempre in prima fila, salvo poi non concludere l'acquisto, che farebbe fare alla squadra quel salto di qualità, che aiuterebbe a trasformare "una bella prestazione" in una "storica impresa", perchè tale sarà, se sarà, quando sarà, violare lo stadio della Juventus.
Mi pare inutile quindi strombazzare e aggrapparci a una partita che vedeva il Milan sfavorito nel risultato, che puntualmente  si è verificato. 

Dopo la sosta il Milan affronterà il Napoli a San Siro e sarà un'altra partita molto difficile; il Napoli deve reagire a una crisi societaria che nasce dalle incomprensioni tra il suo Presidente e il suo allenatore, il quale due anni orsono non aveva capito che era stato cercato per fare il "parafulmine" viste le contestazioni che affliggevano ADL. 

Oggi Ancelotti ha ben compreso quale fosse il suo compito e violentando la propria indole, si è apertamente opposto alle decisioni della Società in occasione del ritiro forzato imposto alla squadra; l'allenatore - cui le mancate strategie di mercato concordate con ADL hanno finito per dare il più solido degli alibi circa l'insufficiente rendimento della squadra - ha però avuto la scaltrezza di "obbedire" all'imposizione del ritiro e quindi risultando irreprensibile sul piano disciplinare.

Tuttavia la posizione dell'allenatore non risulta inattaccabile sul piano dei risultati e non ci stupirebbe il suo esonero, perdurando questo andamento; il Milan rappresenta quindi una buona opportunità per respirare una boccata di ossigeno. Poi sarà quel che sarà, perchè questo Napoli, mercato di gennaio a parte, non ci pare all'altezza della Juventus, dell'Inter e neppure della Lazio.

Sarà quindi una bella partita che tutte e due le squadre "devono" vincere e il Napoli risulta certamente favorito; speriamo di non dover nuovamente fare ai rossoneri i complimenti per la bella prestazione, ma lasciare i tre punti ai partenopei.
Dopo sarà quel che sarà, sia per gli azzurri che per i rossoneri, con il forte sospetto che il prossimo anno Ancelotti potrebbe tornare a sedere sulla sua mai dimenticata panchina di San Siro, sponda Milan.