Non c'è trasmissione in questi giorni dove non si assista ad un filone continuo di critiche da parte di appassionati tifosi, eminenti critici e operatori del mercato: Krunic no, Sensi inadeguato, Veretout "non da Milan". Scatta sempre un qualcosa nella testa di ognuno per cui quello che è stato è sempre meglio di ciò che potrà essere: Bakayoko un campione da riscattare, nomi sfolgoranti da prendere a prezzi folli, in questo e in parte condizionati dal mercato che stanno facendo altre squadre a paragone. Senza impiegare troppe parole, bisogna ricordare da dove si viene e quello che è successo in questi ultimi anni: dall'ultimo miracolo della Champions del 2007 con un ciclo di li' a terminare si è assistito ad un lento degradare della società e con esso della squadra, dove il dare in pasto alla piazza il/i nome/i di grandi giocatori poi rivelatisi singoli imborghesiti e/o a fine carriera bastava nella testa dei tifosi ed appassionati a rinverdire i fasti di un recente passato che purtroppo stentava a tornare in auge.

In questo senso la poderosa macchina della propaganda mediatica ha fatto egregiamente il suo lavoro nella testa e nei sentimenti dei più, brandendo gli slogan della società più vincente al mondo, delle 7 Champions League ecc. Potevano mai un paio di stagioni in chiaro scuro scalfire 20 anni di vittorie? Così è stato infatti... sono passati 13 anni da quell'ultima Champions e 8 dall'ultimo scudetto targato Ibra e l'amara realtà dei risultati italiani è stata questa: 2007 4°, 2008 5°, 2009  3°, 2010  3°, 2011 1°, 2012  2°, 2013  3°, 2014  8°, 2015 10°, 2016  7°, 2017  6°, 2018  6°, 2019  5°. Come si vede un lento degradare verso una mediocrità a cui di fronte a risultati tutt'altro che eccelsi si faceva fronte con gli slogan dei fasti passato e col richiamare in società i giocatori che avevano partecipato a quegli anni di vittorie come giocatori. Al contempo da parte societaria si è proceduto a dismettere una serie di asset che risultavano apparentemente un puro costo e non remunerativi (vedi l'area scouting, la mancanza di investimenti nelle strutture della Primavera, vera linfa per la prima squadra). Anni in cui, tuttavia, si è speso tanto e male, prendendo sì giocatori a parametro zero ma riconoscendogli stipendi fuori mercato e pagando commissioni altrettanto alte ai vari procuratori che di volta in volta proponevano i loro assistiti. Ricordo che abbiamo avuto il secondo monte ingaggi della sere A con 140 milioni di euro (secondi solo alla Juventus) , una vera follia.

Si dice che tutti i nodi alla fine vengono al pettine: ecco, lo tstunami che si è abbattuto sulla società e quindi di riflesso sulla squadra è figlio di ciò che è stato fatto e non fatto negli anni precedenti. Il tempo ha detto chiaramente che le scelte operate non hanno pagato. Bisogna per prima rivoluzionare il modo di pensare noi stessi, essere sì memori ed orgogliosi di un passato vittorioso, ma prendere finalmente coscienza che per riviverlo bisogna rimboccarsi le maniche e ripartire gradino per gradino per ricostruire. E' quasi come un terremoto che ci ha scosso dalle fondamenta e i sopravvissuti ora si occupano di dover ricostruire quasi da zero. Bisogna avere pazienza e confidare che in questo momento, non è nel singolo nome da dare in pasto all'entusiasmo momentaneo della folla che si fa una squadra. Ce lo ha detto anche la stagione dell'apparente sfolgorante mercato del 2017/18. Imbocchiamo questa strada in salita con un po' di speranza e di positività, perché è l'unica disponibile in questo momento, chiusi tra Fair Play Finanziario e una società in cerca di una stabilità e di una proprietà che sappia condurci per mano.